Il “giro del mondo della tassazione in cinquemila anni”. Così si potrebbe definire For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams, un’ampia, inedita e perciò ancor più affascinante rassegna storica che analizza l’enorme e talora impensabile influenza della tassazione sull’economia, sulla politica e sull’evoluzione civile. Ripercorrendo le vicende più significative della politica tributaria dei governi, a partire dalle grandi civiltà del mondo antico come Egitto, Grecia classica e Roma fino ai nostri giorni, il libro tratta contemporaneamente di storia, diritto, economia, politica, etica, diritti umani e scienze sociali.
In piena campagna elettorale, in una fase storica cruciale del nostro Paese in cui i due nuovi grandi partiti di Berlusconi e di Veltroni si combattono voti e si giocano credibilità e fiducia degli italiani su questioni urgenti e scottanti, prima fra tutte quella delle tasse, For Good and Evil, tradotto e pubblicato in prima edizione italiana, si rivela di stringente attualità.
Adams, avvocato tributarista, nonché docente e storico americano, ha dato alle stampe nel 2001 (versione riveduta e ampliata di una prima edizione uscita agli inizi degli anni ’90) questa lucida e circostanziata ricostruzione storica, una lettura capace di innescare riflessioni profonde e di trasmettere, attraverso l’osservazione e gli esempi del passato, numerosi, illuminanti insegnamenti. Affrontando il “problema tasse” da un’angolazione del tutto nuova, l’autore lancia diverse provocazioni e apre numerosi spunti di riflessione nel dibattito politico-economico in corso, mettendo in guardia il lettore-cittadino dalla “rapina fiscale” messa in atto dallo Stato, definito padrone e predone, che grazie ad una facoltà di spesa illimitata (lo sperpero di “denaro pubblico” o meglio, di denaro dei privati-sudditi) a vantaggio suo o delle sue clientele, si concede una facoltà di prelievo dalle tasche dei cittadini altrettanto illimitata. Una rapina legalizzata che conduce inevitabilmente all’evasione fiscale e spesso alla rivolta.
Le tasse, come dimostra Adams, sono il motore primo della storia, danno forma e indirizzo alla civiltà e alla società, ed è singolare che, malgrado ciò, prima di lui quasi nessuno si sia mai preso la briga di esplorare questo universo così complesso. Eppure le imposte sono sempre esistite nella storia dell’umanità e hanno esercitato una influenza determinante sulla vita delle persone, hanno causato la prosperità o il declino delle nazioni, rivolte, guerre e rivoluzioni, libertà e schiavitù.
L’esattore può esigere e arrivare ad appropriarsi persino della libertà dell’individuo. L’imposizione fiscale ottusa, ciò che gli antichi romani già chiamavano “fardello oltraggioso”, ciò che John Adams definì “imposizione fiscale rovinosa” e John Stuart Mill “rapina legalizzata”, ha avuto come prima vittima sempre la libertà e, come vittime successive, il benessere e la forza di una nazione, fino a minarne l’ordine sociale.
SINOSSI
Partendo dall’analisi di cosa sono e dove hanno avuto origine le tasse, si racconta dell’antico Egitto e del ruolo importantissimo dei suoi scribi, si passa per l’antico Israele e per l’antica Cina, ricca di saggezza in materia fiscale, dove l’imperatore mantiene la sua politica tributaria in linea con gli insegnamenti del Confucianesimo e del Taoismo per conservare la propria legittimità.
Dal mondo e dal genio greco si arriva all’età romana, dalla Repubblica all’Impero, esaminando i sistemi fiscali adottati da Augusto e da Diocleziano. E si evince come le tre radici della civiltà moderna – l’antica Grecia, Roma e Israele – siano costellate da storie piene di drammi incentrati sulle tasse.
Si analizza poi il Medioevo, il mondo dell’Islam e quello degli Ebrei: a partire da questo momento le tasse assumono un ruolo critico che mantengono fino all’età moderna, da Napoleone in avanti. Hanno un ruolo determinante in episodi decisivi quali la Guerra civile inglese, la Rivoluzione americana e la Rivoluzione francese. Persino nella Guerra civile americana, la vera causa non è la schiavitù, ma sono le tasse che l’Inghilterra vuole imporre. Tra figure tiranniche ed esempi deprecabili emergono anche figure positive, come la regina Elisabetta I, considerata dall’autore come la migliore monarca al mondo, ammirata per la sua politica fiscale.
Valutando i principali avvenimenti della storia, il libro focalizza l’attenzione su chi ha imposto e impone tasse, osserva le ribellioni dei nostri antenati e da queste trae molti insegnamenti. Il nostro sistema fiscale attuale innesca una serie di forze distruttive forse ancor più dannose di qualsiasi invasore straniero, ma oggi nessuno si ribella, perché si ha paura degli uomini del fisco. I capitoli finali, piuttosto duri, espongono i risultati di questa approfondita analisi e le idee di Adams su come eliminare le molte pecche del sistema con cui i cittadini occidentali vengono (tar)tassati. L’obiettivo è ricavarne un significato e una direzione da seguire, per conservare e trasmettere ai nostri figli la libertà che i nostri padri ci hanno faticosamente trasmesso.
Charles Adams (Salt Lake City, Utah, 1930) è avvocato tributarista, docente e storico e vive a Buffalo, N.Y. Fra i suoi lavori: Fight, Flight, Fraud: The Story of Taxation (1982); Those Dirty Rotten Taxes. The tax revolts that built America (1998); When in the Course of Human Events, Arguing the Case of Southern Secession (2000); Slavery, Secession and Civil War, the Views of Great Britain and Europe 1856-1865 (2005).
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