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Serve una rivoluzione di metodi e di idee

di Paolo Vannini | 22 Maggio 2012

Il risultato delle elezioni amministrative conclusesi con i ballottaggi di domenica e lunedì ci dice molte cose. Ma ce ne dice una su tutte: quel sistema che già Maranini, molti decenni fa, definì partitocrazia, è giunto forse al suo stato terminale (speriamo). I partiti sono indispensabili per la normale vita democratica di un Paese ma sono un mezzo, uno strumento per mettere in atto le regole base di una democrazia, non il fine: non si vive di vita democratica per tenere in piedi costose burocrazie partitiche, caste inamovibili, un sistema chiuso in se stesso, insensibile ad ogni e qualsiasi spinta innovativa esterna. Quindi, il primo dato, espresso con un’astensione impressionante e con un voto antipartitocratico in alcuni casi clamoroso (Parma su tutti), è questo: non si può pensare che, unico Paese in Europa, in Italia cambino continuamente le sigle delle formazioni politiche e restino sempre in sella gli stessi leader e la stessa classe politica. Serve una vera e propria “rivoluzione” – liberale se possibile – di metodi e di idee. Niente arruffapopoli e nuovi demagoghi, ne abbiamo avuti sin troppo ultimamente, ma un ricambio “gentile” della classe politica, attraverso nuovi strumenti, primarie in primis. Non possiamo continuare a vedere la stessa classe dirigente dettare le regole del gioco: i D’Alema e i Bersani, i Rutelli e i Fini, per non dire del centrodestra, che è un fenomeno a sé e merita trattazione a parte.

Abbiamo sentito Alfano dire che il voto “moderato” (che brutta parola!) non va a sinistra e che presto ci stupirà per gli effetti speciali che il Pdl metterà in atto. Ma il vero effetto speciale sarebbe che si chiudesse, una volta e per sempre, una stagione politica: via Berlusconi, e ovviamente Alfano, ma via Gasparri e La Russa, Cicchitto e Santanché fino agli impresentabili (dei quali dovrebbero occuparsi i tribunali e non la politica) modello Verdini. Il centrodestra targato Pdl è morto e sepolto perché è ormai un partito impresentabile, che ha fallito ogni obiettivo, che deve semplicemente morire per eutanasia e lasciare il posto a qualcos’altro. Perché un Paese normale ha bisogno almeno di due schieramenti e, adesso, uno di questi in Italia non c’è più. Non lo potrà ricreare Alfano né i tanti cortigiani rimasti tutti questi anni alla corte di Berlusconi. Non è un caso che un sindaco del Pdl che si è affermato ieri, intervistato su Sky. ha detto di aver vinto le primarie indette dal suo partito (mi scuso non ricordo di quale comune si tratti).

Insomma, destra, centro e sinistra, un’intera classe politica deve farsi semplicemente da parte. C’è bisogno di un ricambio totale di energie: nuove generazioni ma soprattutto nuove idee e nuovi metodi. Lungi da me avere simpatie per Grillo, un comico che fra alcune idee condivisibili dice un sacco di sciocchezze (ma credo che i suo adepti siano comunque meglio di lui), ma la messe di voti che si è riversata sul suo movimento – gente normale, sconosciuta ai più, senza carriera politica alle spalle. – vorrà pure dire qualcosa. A proposito: il neo sindaco di Parma ha speso 6000 euro per l’intera campagna elettorale, ballottaggio incluso. Allora, dov’è la necessità che rivendicano tuti i partiti, dico tutti (Radicali esclusi!) del finanziamento pubblico ai partiti? Il finanziamento per far cosa, per tenere in vita le inutili burocrazie, per spese superflue di ogni genere, per non dire delle ruberie che vieppiù emergono?

Ora, o i partiti si danno una sveglia, e farebbe meglio a pensarci anche Bersani invece di cantare vittoria “senza se e senza ma” (ma l’ha visto quanti voti hanno preso i suoi sindaci vincenti? Le ha viste le percentuali dei votanti?), o si rischia il peggio .Che non è detto poi sia davvero il peggio, perché peggio di così è davvero difficile immaginare il nostro sciagurato Paese. Nella cosiddetta seconda Repubblica, o meglio nel secondo tempo della prima, abbiamo sperimentato centrodestra in stile berlusconiano e centrosinistra in stile sostanzialmente prodiano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sono stati costretti a chiamare un “tecnico” di alto valore, di indiscussa stima internazionale (che per inciso ci sta facendo un culo così) per non finire in bancarotta. Ora, se fra un anno si andrà a votare senza centrodestra, o con le invenzioni dei giocolieri Berlusconi-Alfano, vincerà l’alleanza di Vasto. Vi immaginate Di Pietro e Vendola al governo? Il poliziotto giustizialista di destra alleato con la sinistra, e il narratore cattocomunista (pensasse di più alla sua povera Puglia)nell’esecutivo? Da inorridire. E se Berlusconi tirasse fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro (mamma mia che terrore) e riuscisse a vincere ancora (?!?), magari con una nuova corte di mignotte, corrotti e incapaci ai vari dicasteri? Di male in peggio.

Un dramma, l’orizzonte è buio. Non si intravedono personaggi di spessore, la gente migliore se ne sta lontana dalla politica, un Alcide De Gasperi del primo dopoguerra (anche questa, mutatis mutandis è una sorta di guerra) non si vede proprio. Gli inglesi in anni recenti hanno avuto i Blair e i Cameron, la Germania la Merkel, gli Usa Obama (guardate, fra l’altro, la loro età), noi abbiamo Bersani e Alfano, Vendola e Di Pietro…. Non mi viene altro da dire: questi vanno spazzati via. Senza violenze alcuna, per carità, ma con il voto. La nomenclatura chiama Grillo antipolitica per demonizzarlo e per difendere se stessa e le sue posizioni di privilegio. Io dico non lasciamo ai Grillo di turno l’eredità di questo sciagurato Paese ma diamoci da fare per creare una nuova classe dirigente: capace, preparata, onesta, pronta a farsi da parte e tornare alla propria professione, appena sarà venuto il suo tempo. Questa è la vera rivoluzione. Che si stia in una formazione conservatrice, liberale o socialista. Destra, centro e sinistra, così come si presentano oggi, sono finiti. Una parte marginale di questa classe politica può ancora servire il Paese ma è, appunto, marginale. E dovrà saper svolgere un ruolo secondario. Tocca ad altri portare fuori dalle sacche il nostro amato Paese. E sarà un bel casino!

Pubblicato in : Editoriale

Info Paolo Vannini

Laurea in scienze politiche, giornalista professionista dal 1998, ha lavorato nei quotidiani La Nazione e Il Giornale della Toscana (edizione toscana de Il Giornale), è stato responsabile dell’Ufficio comunicazione del Comune di Firenze, caporedattore dell’agenzia di stampa Toscana daily news, cofondatore e vice direttore del settimanale di informazione locale Metropoli. Ha lavorato presso l’Ufficio stampa di Confindustria Toscana, ha collaborato e collabora per diverse testate giornalistiche cartacee e on line – fra queste il Sole 24 ore centronord, Il Corriere Fiorentino (edizione toscana del Corriere della Sera), Radio Radicale – si occupa di uffici stampa e ghost writing.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Renato Traquandi

    23 Maggio 2012 alle 09:15

    Non finirò mai di ribadire il concetto, per me basilare, della riforma costituzionale in senso presidenziale. Considerarlo un metodo autoritzrio è una bufala, messa in giro di chi ha paura di restare tagliato fuori.
    Le motivazioni dei Cinque Stelle sono valide e giuste. Peccato che ci sia di
    mezzo un leader invasato, rancoroso e giullare.
    Non è detto da nessuna parte che pesare il voto sia la natura giusta. Anche uno solo può dire cose buone.
    Eleggere a suffragio universale il capo dello stato, con funzioni di gestione dell’esecutivo, ed eleggere i giudici che devono esprimere condanne, lasciare al popolo, quello in grado di farlo, il destino di guidare il paese, nominando non cialtroni, ma uomini liberi e giusti…. questa è la soluzione.
    Abbiamo radici solide, la repubblica romana del 1849, ad esempio e un minimo comune multiplo, basato su espressioni di vultura mazziniana, che in economia significa “capitale e lavoro nelle stesse mani”.
    Il clero si faccia da parte, preghi e lodi il signore che il nostro lavoro sia valido.
    E i mestieranti lascino il tempio del fare. Il mestiere è cosa di bottega, pensare, agire, e decidere è una delicata missione.
    Rispondete in un leale confronto, amici laici, democratici, liberali e socialisti.
    Agiamo. Intanto procuratevi, per iniziare, il libro di Melchiorre Gioia, del 1797:
    “Quale die governi liberi meglio convenga alla felicità degli italiani”.
    Leggetelo. troverete delle “attuali” sorprese!
    http://www.sentierirepubblicani.it
    Renato Traquandi PRI Firenze

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