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Separazione delle carriere, fine della totale incertezza del diritto

Giudice e PM nel Belpaese sino ad oggi sono, a tutti gli effetti, colleghi. Condividono carriera, uffici e organo di disciplina. Addirittura possono passare dall’uno all’altro ruolo. Negare che ciò costituisca la negazione alla radice di qualsiasi terzietà è come negare che il sole sorga all’alba. Ne era consapevole l’autore del nuovo codice (il grande giurista Giuliano Vassalli) che rimproverava la mancata riforma dell’ordine giudiziario in coerenza con lo spirito della sua creatura. Ne era consapevole Giovanni Falcone che pronunciò, sul punto, parole inequivocabili.

di Stefano Pillitteri | 18 Gennaio 2025

In Italia vige il processo penale di tipo “accusatorio” da oltre 35 anni.

Accusatorio significa che difesa e accusa si confrontano ad armi pari di fronte a un giudice equidistante.

Il perno di questo modello è, pertanto, la terzietà del Giudicante rispetto a PM e difensore.

E’, dunque, connaturato al rito accusatorio che chi accusa e chi decide non debbano avere alcun tipo di cointeressenza. Una cosa del tutto lampante, logica e inconfutabile.

Da noi, invece, Giudice e PM sono, a tutti gli effetti, colleghi. Condividono carriera, uffici e organo di disciplina. Addirittura possono passare dall’uno all’altro ruolo.

Negare che ciò costituisca la negazione alla radice di qualsiasi terzietà è come negare che il sole sorga all’alba. Ne era consapevole l’autore del nuovo codice (il grande giurista Giuliano Vassalli) che rimproverava la mancata riforma dell’ordine giudiziario in coerenza con lo spirito della sua creatura. Ne era consapevole Giovanni Falcone che pronunciò, sul punto, parole inequivocabili.

Ieri si è giunti all’approvazione, in prima lettura, di una riforma che sana un vulnus trentennale i cui guasti sono sotto gli occhi di tutti.

Puntualmente ecco gli alti lamenti e le stucchevoli argomentazioni mistificatorie della magistratura organizzata e di tante nuove e vecchie glorie del circuito mediatico-giudiziario.

Gli arzigogoli per negare che si tratta di una riforma ineludibile sono sempre gli stessi.

Così finisce che il PM è sottoposto all’esecutivo: sonora cazzata priva di qualsiasi fondamento, sarebbe necessaria un’ulteriore modifica della costituzione.

Così si perde la “cultura della giurisdizione”: e la cosa fa semplicemente ridere se solo si pensa al caso di De Pasquale (Procuratore Aggiunto di Milano, carica apicale) condannato per aver deliberatamente occultato delle prove favorevoli agli imputati.

Così il PM diventa un pericoloso “superpoliziotto”: altra cazzata, sarebbe comunque sottoposto alla legge oltre che al controllo dei giudicanti.

E, infine, l’ultima trovata; ma, in fondo, i passaggi tra Giudici e PM sono una percentuale esigua.

Il che sarà anche vero. Ma è del tutto irrilevante, come è noto agli ipocriti propalatori di questa facezia.

La questione dirimente è che i PM sono fortemente presenti all’attuale CSM.

E decidono delle carriere anche dei magistrati giudicanti. Su cui, pertanto, sono in grado di esercitare forte influenza se non, addirittura, un autentico metus. Quale mai GIP darà torto a un noto PM , ancor di più in un procedimento sotto i riflettori, sapendo che un di lui collega potrebbe, un giorno, pregiudicargli la carriera?

L’attuale sistema ha prodotto quello che ha prodotto. Una magistratura succube delle sue correnti. La totale incertezza del diritto. E la totale sfiducia dei cittadini.

E sta roba limacciosa non andrebbe depurata e sanata una volta per tutte?!

Stefano Pillitteri

Pubblicato in : AperturaTag: anni, costituzione, italia, magistratura, milano, processo, separazione

Info Stefano Pillitteri

Stefano Pillitteri, avvocato e politico milanese. Figlio dell’ex sindaco di Milano e parlamentare Paolo Pillitteri e nipote di Bettino Craxi ha respirato la politica attiva sin da bambino. Consigliere comunale di Milano con sindaco Gabriele Albertini è stato Assessore ai Servizi demografici e all’Innovazione Tecnologica nella giunta del sindaco Letizia Moratti. Grande esperto di musica classica e rock, oltre la professione forense è un attento osservatore della politica italiana ed internazionale.

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