Io non ho celebrato l’8 Marzo , difficilmente lo faccio mi sembra veramente una gran baggianata, la schiera di donne tutte pettinate e truccate a nuovo, che invadono i ristoranti, le discoteche al suono di qualche improbabile orchestra e dulcis in fundo aspettano trepidanti lo spogliarello maschile.
Non è che a me facciano schifo gli uomini specialmente se belli e depilati ( chissà mai perché!!) ma penso che sia giunto il momento di smetterla di fare le imitazioni, noi donne in quel giorno dovremmo fare outing, termine così di moda.
Ma farlo sul serio, considerare con un minimo di autocritica quanto cerchiamo di mettere in gioco le nostre vite facendo in un giorno 5 cose insieme , le madri, le compagne di vita , le imprenditrici o dipendenti, le amiche, le amanti , e le donne di servizio; ma questa è la nostra festa, ora pretendiamo sempre di più , di essere sempre al passo , di fare carriere, di fare figli , di saper cucinare , di saper fare decoupage, di donare ovuli ,di fare volontariato … ed ad un certo punto della nostra giornata avere anche il pensiero banale e oserei dire qualunquista di cosa fare per cena stasera?
Certo facciamo molto, ma sia viviamo in una società che ci favorisce, ci aiuta …nei nostri sogni ?!
Viviamo in mezzo alla completa improvvisazione , e cerchiamo di galleggiare come tante foglie sull’acqua.
Giustamente pare sia impossibile che noi donne siamo relegate al margine della politica, ma se si considerano bene le situazioni siamo al margine di molto della nostra società.
Sono stata a Bertinoro ed ho incontrato e ascoltato molti esponenti di varie forze politiche italiane, ma anche in quella sede si è parlato poco e male della questione femminile, alcuni di loro hanno tirato in ballo la fecondazione, l’aborto, la donazione degli ovuli ecc. tutti temi importanti che sono
deputati alla nostra fisicità, mica alla loro!
Si è parlato inoltre marginalmente delle donne in politica e delle reali esigenze , hanno auspicato di trovare una nuova centralità , di mettere in atto politiche che vadano nella direzione di poter individuare gli elettorati non rappresentati e qualcuno ha considerato che il 56% dell’elettorato italiano è fatto di donne dai 18 anni in sù …
Sale la rabbia , quando penso che siamo una percentuale così alta dell’elettorato nazionale, ma se ne sono accorti davvero?
Piccolo inciso:
da quel dato togli quelle che non votano … ci siamo chiesti il perché?
Da quel dato togliamo quelle che votano quello che vota il marito o il padre … anche qui mi chiedo il perchè?
Da quel dato togliamo quelle donne anziane e sole e nessuno le può o vuole accompagnare a votare … perchè?
Da quel dato togliamo le ragazze che hanno compiuto 18 anni e non vanno a votare e non hanno nessun concetto di politica e di sociale … perchè? E’ colpa nostra?
Potrei andare avanti all’infinito, resta il fatto che nonostante noi … Siamo sempre in tante a votare con la loro testa facendo una scelta ben precisa , e forse dovremmo renderci tutti conto che questa fetta di elettorato è la parte pulsante dell’Italia ed andrebbe presa in considerazione in modo diverso.
Io spero in quel famoso 50 % promesso dai partiti venga attuato, cosa , per ora nella fantasia remota di molti e dagli stessi compagni di partito nazionali e locali ( a volte la sensazione di essere strumentalizzate anche da loro è notevole). Le donne nei posti decisionali non ci sono e non ci saranno ancora per molto tempo.
Dobbiamo fare un grande lavoro di rivalutazione prima cosa verso noi stesse e cercare come dice , giustamente in questi giorni, Ségolène Royal , di attuare tre principi:
“libertà, uguaglianza e sorellanza”
Noi donne dobbiamo riscoprire e attuare la sorellanza, che significa nel termine più ampio, solidarietà verso se stesse e le altre, comprensione, disponibilità.
Siamo in una società ferocemente maschilista, vero, ma mi sono fatta spesso una domanda , chi educa al maschilismo i nostri figli?
Perché un pochino maschilisti si nasce (avete letto il bel libro “Dalla parte delle bambine?” di Gianini Belotti) , ma molto fa l’educazione delle madri durante i primi anni.
Carla Peruta

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