
Liliana Segre si trincera dietro i pesi della memoria e ci ammonisce: “Genocidio è parola troppo carica di odio, usata per vendetta”. Paradossale, detta da chi ha vissuto l’inferno in terra: oggi quella memoria si è fatta scudo e pretesto per evitare di vedere l’orrore che scorre in diretta. È l’alibi dei sopravvissuti divenuti custodi di un passato da museo, incapaci di riconoscere la carneficina in corso. La verità è che la storia non assolve, e non esistono copyright sul dolore.
Netanyahu, dal canto suo, abbandona ogni maschera: annuncia la piena occupazione di Gaza come si dichiara una pulizia a fondo, una rimozione totale. Niente di nuovo: è solo l’apice di una logica predatoria che avvelena quella terra da decenni. La guerra? Un pretesto. L’autodifesa? Propaganda. La realtà: macerie, bambini arsi vivi, vite falciate senza esitazione, mentre il comando dall’alto chiude il cerchio su un popolo da cancellare.
E poi l’Italia: vigliacca, pavida, severa solo coi deboli. Accarezza i potenti, invia aiuti per la telecamera, mentre le sue bombe – ben più reali dei panini portati in aereo – rimbalzano fra i vicoli insanguinati di Gaza. Umanitarismo di facciata, codardia come struttura portante del sistema. Da Roma nessun grido, solo la monotona recita della complicità. La dignità si perde tra le stanze ovattate, calcolando la prossima posizione di chi conquistare o a chi prostrarsi.
E l’Occidente? Tragicamente coerente: ipocrita, pavido, irrimediabilmente complice. Piange a comando sugli ostaggi, ma si volta dall’altra parte davanti ai neonati sventrati dalle bombe. Esplode di retorica a favore dei diritti umani, ma trova pace solo tra una dichiarazione di “profondo turbamento” e il silenzio complice che la segue.
A Gaza non c’è effetto collaterale: c’è solo metodo, volontà, ferocia. Il progetto – perché di progetto si tratta – è l’annientamento, un genocidio perpetuato davanti agli occhi di un mondo sazio di menzogne e indifferenza.
Memoria, potere, indifferenza: le tre maschere che oggi permettono di parlare, far finta di non vedere, e continuare a costruire macerie e vite spezzate. Non resterà altro che vergogna per chi, come Segre, preferisce custodire parole invece di gridare la verità; per chi, come Netanyahu, sancisce la distruzione come destino; per chi, come l’Italia, scambia la coscienza con il calcolo.
Non ci sarà pietà per chi ha scelto di girarsi dall’altra parte. Non c’è più tempo per piangere domani: il sangue sporca oggi le nostre mani e questa colpa nessuna memoria la può lavare.
Daniela Piesco

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