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Sego e Sarkò: occhi azzurri sulla Francia

Forse sono rimasto colpito dal fatto che i due candidati parlassero di politica, di problemi sociali reali , formulassero ipotesi e soluzioni , sollecitassero il sostegno elettorale dei telespettatori su una scelta e non sullo scintillio degli occhi azzurri.

di Franco D'Alfonso | 3 Maggio 2007

Perché sono affascinato da due ore e mezza di dibattito tra Sego e Sarko , per di più in francese , lingua per me non particolarmente facile ?
Prima spiegazione : l’alternativa è assistere alla demolizione del Manchester da parte del Milan , spettacolo decisamente indigesto per un interista .
Seconda spiegazione : stabilito che esistevano altre alternative potabili , sono rimasto a guardare i candidati alla leadership di un grande Paese europeo e latino per via dell’immagine dei due contendenti che si sovrapponeva nella mia mente a quella di Prodi e Berlusconi , provocandomi una fatale attrazione subliminale generata per differenza.
Terza spiegazione : preso atto del fatto che esistono alternative d’immagine italiana migliori ( che so, Melandri-Casini) , probabilmente sono rimasto colpito dal fatto che i suoni emessi dai due non erano né barriti né squittii infarciti di intercalari “come dire” , ma assomigliavano ad un ordinato , pacato e chiaro discorso.
Quarta spiegazione : ricordandomi che gente in grado di parlare bene e stare a tavola con educazione tutto sommato non manca nemmeno da noi , forse sono rimasto colpito dal fatto che i due candidati parlassero di politica, di problemi sociali reali , formulassero ipotesi e soluzioni , sollecitassero il sostegno elettorale dei telespettatori su una scelta e non sullo scintillio degli occhi azzurri ( di cui sono entrambi dotati, peraltro ) o sull’impatto della folta capigliatura (naturale , per entrambi) .
Quinta spiegazione : stabilito che Tremonti e la Finocchiaro , se vogliono, sono egualmente in grado di dibattere con competenza e precisione , ho pensato che a trattenermi al video fosse la curiosità di vedere come sono fatti dei leader veri , che hanno conquistato la guida dei rispettivi schieramenti certamente conoscendo e probabilmente maneggiando bene i “ machiavellismi “ della politica francese , che a tutto somiglia tranne che ad un pranzo di gala , ma non se ne sono fatti condizionare oltre misura , mantenendo le proprie convinzioni , imponendo il proprio marchio ed il proprio stile ai rispettivi schieramenti.
Segolene Royal ha affrontato a viso aperto i tromboni dell’orchestra mitterandiana , come Lang e Fabius, mostrando a tutti come il suono solista di questo strumento fosse inutile senza il direttore d’orchestra ; ed i trombati dell’era geologica socialista precedente , come Jospin e Rocard , relegandoli senza troppo garbo nell’armadio degli abiti dismessi . Li ha battuti in elezioni primarie , sul piano delle relazioni accademiche e politiche, dell’immagine stampa , ritrovando la gente , quella vera , quella che cerca soluzioni semplici a problemi difficili , come il risanamento delle banllieu , che si rivolge a Le Pen se la sinistra fa finta che il problema non esista o da risposte in ritardo dei almeno dieci anni.
Sarkozy ha evitato la fine dei figli di Kronos , districandosi tra le trappole di Chirac che, nel corso della sua lunga vita politica, ha mantenuto la prenotazione sulla candidatura della destra all’Eliseo “per sé o per persona da nominare” da almeno trent’anni , ed era , e forse è , tuttaltro che convinto che la stessa non fosse ancora in vigore.
E Sarkozy ha vinto la guerra del centrodestra , pole position per la Presidenza , senza nascondersi , ma girando per la Francia profonda come per la cintura di Parigi , prendendo posizione e scegliendo interlocutori sociali precisi.
Sì , è proprio il “Quinto elemento” , il coraggio della sfida , la voglia del rischio politico che mi ha affascinato .
E’ quello che manca alla nostra Emma Bonino , che non riesce nemmeno a liberarsi dell’ombra di “2 (percento) fisso” Pannella , altro che candidarsi alla leadership ! E che manca a Fini o a Veltroni , che forse non hanno studiato bene la storia francese , ed invecchiano incarnando il ruolo del Delfino , predestinati ad un trono sul quale non si siederanno mai.

Franco D’Alfonso

Pubblicato in : Primo piano

Info Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E’ stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler.
E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l’incarico di Assessore al Bilancio.

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