Con la vittoria di Renzi finirebbe il sistema che è stato l’ossatura del vecchio partito comunista e che è sopravvissuto alla fine della grande illusione

Già comunista e eretico ante litteram, è l’ unico assessore alla cultura di Firenze di cui si serbi un ricordo. Era la seconda metà degli anni ’70 nei quali seppe colmare, per una stagione troppo breve, il vuoto culturale che già si era cominciato a determinare e che poi avrebbe preso a galoppare inarrestabile. Esponente dell’ “effimero” si diceva di lui all’epoca. Titolo che condivideva con l’altro dioscuro della politica culturale delle amministrazioni di sinistra, il romano Renato Nicolini. Sarà pure stato “effimero”. Ma del suo finale col botto, la grandiosa mostra sui Medici che si tenne a Firenze nel 1980 e che richiamò folle da tutto il mondo, si parla ancora oggi.
La fine del PCI. Ecco una chiave di lettura non banale su quanto sta avvenendo all’interno del PD. Chi vive in una di quelle che furono le “regioni rosse”, capisce subito cosa intende Camarlinghi. Non il comunismo come ideologia o forma di governo. Con la vittoria di Renzi finirebbe il sistema che è stato l’ossatura del vecchio partito comunista e che è sopravvissuto alla fine della grande illusione consentendo altri venti anni di vita e di potere ad una nomenclatura transitata pari pari dal PCI a tutte le mutazioni che ne sono seguite, fino all’attuale PD. Le grandi organizzazioni di massa che hanno continuato a garantire una diffusa presenza in tutti i gangli della società: cultura, sport, economia, sindacato, cooperative, etc. Organizzazioni che facevano dire che il PCI era uno stato dentro lo stato, che garantiva agli adepti, autonomamente, il soddisfacimento di ogni bisogno materiale e no: lavoro, svago, turismo. Per molti financo relazioni di amicizia e di amore, tanto che non si contano le famiglie che si sono formate grazie alle frequentazioni nelle sezioni e nei circoli.
Renzi con questa storia non ha niente a vedere. E per il solo fatto di vincere, e senza nemmeno volerlo, la spazzerebbe via. Camarlinghi ed io abbiamo giudicato Renzi non per quello che è, dice o fa. Probabilmente per le sue reminiscenze marxiste lui, e per il mio retroterra laico io, ci interessa di Renzi ciò che la sua presenza determina. Abbiamo seguito con favore la sua corsa a sindaco di Firenze, certi che avrebbe sbaraccato il groviglio che condizionava da troppo tempo la vita e l’economia cittadina, mettendo nel conto che avrebbe potuto sostituirlo con uno nuovo, altrettanto chiuso, di suo riferimento. Non ci ha smentito sul primo punto e, per quanto riguarda il secondo, ha tradotto in realtà quella che era solo una ipotesi. Ora che corre per le primarie, non sappiamo (almeno io non lo so) con quali obbiettivi vorrebbe governare il Paese: per l’economia, per il lavoro, per i più deboli, per la scuola e per la ricerca, per l’organizzazione dello Stato, etc, non credo di sapere esattamente cosa aspettarmi. Ma mi aspetto, come Camarlinghi, che con lui possa definitivamente e realmente andare in soffitta tutto il vecchio apparato ex PCI sopravvissuto alla fine del partito con i riti, una certa mentalità ed i pregiudizi di una stagione superata.
E’ l’effetto principale, e l’unico certo, della eventuale vittoria di Matteo Renzi. La cui influenza sulla risoluzione dei problemi italiani deve, invece, essere giudicata da contenuti programmatici ancora tutti da precisare. Come quelli degli altri candidati alle primarie del PD e dei leaders degli altri partiti.

Caro Nicola, non ho mai pensato che tu e Franco Camarlinghi siate stati folgorati sulla via di Damasco ma solo che Renzi alla Presidenza del Consiglio sarebbe un prezzo enorme per regolare i conti a sinistra dopo mezzo secolo e in solo tre regioni italiane. Poi dubito molto che i conti con una sinistra sbagliata storicamente e culturalmente possano essere regolati a sinistra. Ma qua lo dico e qua concludo, l’argomento Renzi per me sta assumendo un tono provinciale dove si insiste a parlare di mediocrità per mascherarle. Mi piacerebbe che i detrattori di Renzi lasciassero i sostenitori in pace col loro autodafé inspiegabile, a cui del resto mi sembra che tu Nicola resista con sanissimi dubbi. Da parte mia, in quanto detrattore, da questo momento non parlerò più del sindaco di Firenze venditore di fumo e perché il salutare fondo sia raggiunto auspico piuttosto che quel fumo presto ci affumichi tutti.
Silvio Gigli la definirebbe “una domandina semplice semplice”.
Ma, alla fin fine, cosa abbiamo da perdere?
Siamo a raschiare il tegame e chi ci da anche un minimo di speranza?
Intendiamoci, nemmeno Renzi ce la dà, ma almeno dà l’impressione di volerci provare.
Se poi, invece di segnare la fine dell’effetto PCI a livello nazionale,
segnasse anche solo l’inizio della fine dell’effetto PCI a livello regionale, penso che sarebbe già un risultato.
Mah ………..
Cari amici,
l’analisi dell’articolo è la seguente: con Renzi muore, definitivamente, il vecchio PCI. E’ un bene? E’ un male? La discussione, vedo, è aperta. C’è chi teme che non ci sia mai fine al peggio, tanto che le truppe renziane risultano affollate di riciclati. Bene, si discuta.
Ma, per favore, non si confondano dati di fatto e aspettative. Mi riferisco in particolare a Marzio: rilevare che Renzi, vincendo, spazzerebbe via quanto resta della complessa macchina del vecchio PCI non significa essere folgorati sulla via di Damasco. Nè Camarlinghi nè io, se non altro per l’età che ce ne ha fatte vedere troppe, potremmo cadere in questa tentazione.
C’è una differenza fra PCI (morto e sepolto) e ganga PD (più viva che mai) perché non ne individua il collante senza qualità fatto di pollici opponibili e furberia. E’ una tradizionale cecità narcisistica dei laici, che non riuscirono mai a farsi forza di massa. Se vince Renzi l’ “asfissia familistica ex rossa” si trasformerà in asfissia ciellina, niente altro. Un passo avanti verso un nuovo totalitarismo all’italiana. Non è mica la prima volta. Tutti gli attuali tirannelli locali stanno diventando renziani, pd o pdl non importa, anzi qualche berlusconiano più sveglio degli altri viene vantato come successo elettorale. Dovranno pagare una tassa di conferma a Comunione e Liberazione, che avrà solo l’imbarazzo della scelta di dove raschiare denaro pubblico. Marcucci e c. stanno dando l’esempio a Lucca.
Se Renzi giungerà alla Presidenza del Consiglio, sarà il trionfo della fantasia! A noi Renzi piace, piaceva di più qualche tempo fa, prima che certi figuri in odore di ‘riciclaggio’, gli si affollassero intorno, facendosi fotografare con il braccio sulla spalla, quasi da ‘ compagni di merende ‘. Ne hanno un pò sciupato l’immagine, ma ci auguriamo che il giovin Matteo, sappia dire a costoro “..no tu no !| “. Il problema è che per le’primarie’, deve pescare soprattutto nel popolo PD, per cui questi ‘volpacchiotti’, avranno un peso non indifferente. Vedremo che succede! Per il momento, lo aspettiamo con il suo camper, per sentire la buona novella’. Per favore, non ci deludere !! Ultimissima: qua in Maremma, dopo la prova a Capalbio Libri, il 30 ottobre giungerà a Grosseto. Tra i ‘furetti PD’ c’è già fibrillazione. Qualcuno deve ancora sciogliere il nodo se mettersi la giacca od un maglioncino di cotone alla Marchionne. Che Dio ci scampi e…totani!
Renzi alla Presidenza del Consiglio mi sembra un prezzo spropositato e pericoloso per liberare Toscana, Umbria e Emilia dall’asfissia familistica ex rossa, tanto più che le tre regioni rappresentano poco meno del venti per cento dell’elettorato nazionale, e non si capisce come la sinistra calabrese o friulana possa essere interessata a liberarsi da un’asfissia mai subita. Restringersi alla sola prospettiva tosco umbra emiliana fa vedere in Renzi una specie di liberatore a cui il resto della sinistra italiana non è interessata, a meno che non sia succube dell’imperante toscanismo televisivo. Non si può far passare per nuovo ciò che è nato da un contesto attardato e ritardato. Ma al di là di queste considerazioni fa davvero malinconia una generazione ex FGCI e ex spiritosa, così senza figli e pentita da aggrapparsi in senilità a un Renzi senza riconoscerne la vecchiaia ideologica sotto la gioventù anagrafica.