Secondo una ricerca della Uil sono circa 1 milione e 300 mila le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica.
Due agguerriti ascoltatori di Radio anch’io hanno quasi annichilito il bravo conduttore Ruggero Po quando gli hanno detto: “Politici in Italia? Hanno fallito tutto e tutti. Ci vorrebbe un commissario, un supermanager”. Il collega ha fatto notare che in realtà il commissario a tempo c’è già. E loro di botta. “Sì, ma ci vorrebbe per molto più tempo”. Che l’insoddisfazione per la classe politica italiana stia aumentando di giorno in giorno, anche grazie agli scandali dei soldi usati per scopi non sempre così politici, è un fatto che dovrebbe far preoccupare più di quanto non accada. Si marcia a passi spediti verso una scadenza elettorale che tanti temono e vedono come un grande ribaltamento di asse e questo anno, il famoso intervallo Monti, non è stato usato dai partiti, come avrebbero dovuto, per ripensarsi, per rilanciasi. Arrivano, i cosiddetti grandi partiti tradizionali, alla scadenza elettorale più o meno con tutti i problemi e le contraddizioni di un anno fa. Hanno l’immagine di club in cui, come dice il collega direttore de Il Tempo, l’arguto Mario Sechi, si cooptano tra loro, si nominano e si indicano a vicenda, e non si aprono alla società. E’ vero che non bisogna generalizzare e che da qualche parte qualche esempio di rinnovamento c’è ma l’ immagine generale resta desolante. I soli numeri di scandali locali e nazionali, i casi di capigruppo che usano i soldi assegnati in maniera disinvolta o fraudolenta dei gruppi, i numeri dei consiglieri e assessori indagati tra nord centro e sud stanno lì a dimostrare che i fenomeni sono generalizzati e non ci sono barriere geografiche. Quel che dovrebbe allarmare da tempo è che i numeri della politica italiana sono esosi e che la politica italiana è troppo cara. La Uil ha fatto una ricerca accurata sui numeri della politica, calcolando sulla base della quantità di addetti alla politica locale e nazionale quanto ci costa il sistema ogni anno: quasi 25 miliardi. Trascrivo: 25 miliardi di euro, 48 mila miliardi di vecchie lire. Ed ha anche calcolato che si potrebbero risparmiare sette miliardi, cioè il corrispettivo di tutte le addizionali regionali e comunali che paghiamo. Un lavoro di ricerca certosino che potrebbe davvero servire a selezionare una riforma delle istituzioni efficace e non solo di facciata. Secondo la ricerca della Uil sono circa 1 milione e 300 mila le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica. Come gli abitanti di una regione media. Come i residenti in Abruzzo, più dei residenti del Friuli Venezia Giulia. Un esercito composto da oltre 145 mila tra parlamentari, ministri, amministratori locali di cui 1.032 parlamentari nazionali ed europei, ministri e sottosegretari; 1.366 presidenti, assessori e consiglieri regionali; 4.258 presidenti, assessori e consiglieri provinciali; 138.619 sindaci, assessori e consiglieri comunali. A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali (8.845 nelle sole città capoluogo); 24 mila persone nei consigli di amministrazione delle 7 mila società, enti, consorzi, autorità di ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei ministri, sottosegretari, presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli ATER e degli Enti Pubblici. Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Una somma che equivale al 12,6% del gettito Irpef (comprese le addizionali locali), pari a 646 euro medi annui per contribuente. La Uil ha fatto un esempio lampante: con quei risparmi sulla politica si potrebbe detassare tredicesima per tutti dipendenti e pensionati con un vantaggio di 400 euro a busta. Mica poco. A volte i numeri dicono più delle parole.

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