Se vivessimo in un altro paese, ma fossimo sufficientemente informati delle vicende italiane e volessimo tenercene aggiornati, probabilmente la lettura del blog di Luigi De Magistris, magistrato, eurodeputato per l’Idv, ci farebbe l’effetto di un tardivo petardo di Capodanno, una boutade piccola piccola e tutto sommato buontempona, quasi un anticipo di Carnevale per adulti poco cresciuti. Invece viviamo in Italia, e siamo costretti a dichiararci storditi, persino basiti, dalle parole di De Magistris, perché neanche noi, nel nostro sguardo del tutto disincantato e realista sulle cose del nostro paese, eravamo giunti a presentire una simile inquietante dichiarazione: “La proposta del mio Lodo è questa: garantiamo al premier di lasciare l’Italia. Non c’è trucco e non c’è inganno: solo il bisogno di ritornare ad essere una Nazione democratica e civile”. In queste poche parole è racchiusa tutta la tragica, devastante sintesi, della totale perdita del senso dello stato, delle istituzioni, del significato stesso di democrazia, nonché il totale stravolgimento di ogni e qualsiasi fondamento giuridico a cominciare da quello che abbiamo chiamato garantismo, ovvero la presunzione di innocenza, diventata qui promessa di salvacondotto generosamente concessa da un’autorità superiore e giudicante in nome di un imprecisato Diritto che ci sfugge completamente. Dunque, il magistrato De Magistris, che attualmente rappresenta il nostro paese al parlamento europeo – che solo per questo motivo dovrebbe chiudere i battenti per una lunga e meditata pausa di riflessione sull’effettiva utilità della propria esistenza – si è espresso secondo il suo concetto di giustizia che ha evidentemente appreso in quella casta chiusa ed ormai al di fuori di ogni controllo che è oggi la Magistratura italiana, ed ha poi elaborato in quell’eccelso Tribunale del popolo che ogni settimana viene presieduto da Michele Santoro, con Marco Travaglio a recitar la parte dell’eroe solitario che si batte contro ogni nefandezza, purchè riguardi una sola parte politica, of course, chè le scelte di parte vanno fatte saggiamente per non giocarsi il lusso di certe prebende a spese del popolo bue. Dalle parole di De Magistris si evince che al premier è stato comminato l’esilio, evidentemente a nostra insaputa ma ad opera di quella compagnia di eletti di cui sopra, e gli viene generosamente riconosciuta la vita salva, purchè lontano da qui. Si evince pure che non è più necessario sottoporsi ai tre gradi di giudizio previsti dal nostro sistema giudiziario, possibilmente con una adeguata e dovuta assistenza legale, quando la piazza furente ha già scritto la sentenza e si è affidata ad uomini come De Magistris per farla eseguire, uomini deputati per nascita a decidere per gli altri, come una volta accadeva ai re, che tali si dichiaravano per diritto divino. Ma quello che più ci sconvolge del Lodo De Magistris, è l’affermazione finale, ovvero la consapevolezza, anzi l’assoluta certezza, che l’Italia, per tornare ad essere una nazione democratica e civile, abbia bisogno di una sola cosa: esiliare Berlusconi e diventare finalmente quella repubblica dei magistrati che Mani Pulite fece intravedere – con la complicità collusa di fini intellettuali ed ancor più fini e sinistri politici forcaioli – così che gente come Di Pietro e De Magistris possa finalmente assumere un potere assoluto sulle nostre vite, abolendo seccature e perdite di tempo quali giusti processi e libere elezioni. Ora, ci risparmieremo la domanda retorica su cosa sarebbe accaduto se una simile dichiarazione fosse stata rilasciata in paesi di certa natura democratica, sul genere di quelli anglosassoni, poiché purtroppo ci è ormai chiaro da troppo tempo che invece viviamo in un paese dove di certo non c’è assolutamente nulla se non il populismo settario che continua ad intossicare le menti e le coscienze, però una domanda secca e precisa possiamo e dobbiamo porcela: è questo il paese che vogliamo?! E’questa la forma democratica in cui crediamo?! E’questa la funzione che volgiamo veder svolgere alla Magistratura?! Sono questi gli uomini deputati a rappresentarci nelle sedi europee?! Intanto che cerchiamo risposte a queste domande, chiediamoci però anche chi sono tutti costoro che, grazie ai loro voti, hanno eletto De Magistris al parlamento europeo, con la ferma convinzione che la garanzia della nostra vita democratica la si ottenga affidandoci ad uomini siffatti. Perché se è vero che il sonno della ragione genera mostri, bè, qui abbiamo veramente esagerato, e sarà bene svegliarsi prima di trovarci travolti e schiacciati dal regime giacobino degli intoccabili magistrati.
ChiBo

A proposito di garantismo e democrazia non possiamo dimenticare che il magistrato in oggetto è cresciuto (si fa per dire) all’ombra di colui che metteva in carcere per far confessare e durante gli interrogatori faceva tintinnare le manette. Vogliamo aggiungere che un altro degli eletti nella lista IDV ha promesso una statuetta in faccia a Berlusconi per ogni operaio licenziato?
A volte credo di essere su Scherzi a parte, invece siamo proprio in Italia.
Argomentazione come sempre divertentissima nella forma ,per la arguta ironia ,ma molto penosa (per tutti noi ) nella sostanza . E mi richiama alla mente ,in questa atmosfera di slanci riformisti e di rinnovamento costituzionale , la precisazione che sarebbe da fare in meritoo all’articolo 1 : riconoscere ( per chiarire le regole del gioco) che la nostra Repubblica non è democratica ma oligarchica ,e pesantemente oligarchica.
A meno che non venga precisato che il “lavoro” che ne doveva essere il fondamento è da intendere nel senso che gli dava Giuseppe Mazzini nei suoi appunti politici ,e cioè “forma di partecipazione alla vita collettiva ” più che di antagonismo di classe . Con l’aggiunta ,tra le fondamenta , della “responsabilità personale ” per tutti i partecipanti alle attività (magistrati compresi) , applicando nella legge la “certezza del diritto” (che le numerose esenzioni istituzionali e non temporanee,ed i marchingegni tipo “buona condotta” rendono assolutamente eterea).
Ma la strada è lunga ,evidentemente.