Sorprendente, anche per noi, è stato il numero dei commenti suscitati tra i lettori dall’ultimo editoriale di Pensalibero, “Se Prodi fosse un vero statista…”.
Conteneva –ricordiamo- un invito a guardare a quanto fece De Gasperi all’indomani delle elezioni del 1953: rinunciò al premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale che avrebbe potuto facilmente far scattare chiedendo di ricontrollare la gran massa di schede non conteggiate perché sistematicamente e non di rado pretestuosamente contestate dagli scrutatori e rappresentanti di lista di sinistra.
Tale rinuncia segnò la fine della carriera politica dello statista trentino, anche perché provocò il risentimento dei partiti alleati di De Gasperi (PSDI, PRI, PLI) che avevano pagato il prezzo più alto della martellante propaganda PCI-PSI contro una legge elettorale moderatamente maggioritaria alla quale era stata affibbiata l’arbitraria ma efficace definizione di legge-truffa.
L’invito, implicito, a Prodi era di ispirarsi a quell’esempio, dimostrando lo stesso senso dello stato.
Molti di coloro che hanno commentato hanno condiviso; molti altri (forse più numerosi) hanno manifestato dissenso.
La quantità delle lettere e i toni appassionati ci convincono ancor più di aver messo il dito sulla piaga di questo risultato elettorale e ci inducono a tornare sull’argomento: senza la pretesa di avere ragione, ma per capire e farci capire meglio approfondendo il confronto fra tesi diverse.
Intanto: l’invito era rivolto a Prodi e non a Berlusconi perché è il professore che si appresta a governare in una situazione critica, con una coalizione composita, e con una maggioranza risicata e incerta. Insomma, è Prodi che reclama i diritti di una vittoria per meno di venticinquemila voti, di fronte ad uno schieramento equivalente che si appella alla ragguardevole cifra di schede annullate (un milione e centomila).
La logica del bipolarismo, che l’attuale legge elettorale proporzionale ha mantenuto, grazie al premio di maggioranza, da il diritto di governare anche con un solo voto di maggioranza: nessun dubbio.
Ma tale logica tende a garantire efficacia e stabilità al governo del Paese. Non può essere interpretata (secondo un sentimento diffuso in entrambi gli schieramenti) come strumento per “mazzolare” gli avversari e legalizzare il settarismo: quando si governa lo si fa per tutti, per chi ti ha votato e per chi non vede l’ora di mandarti a casa.
Non ci sembra proprio, con la sua risicata maggioranza e le divisioni interne all’Unione, che Prodi sia in grado di affrontare efficacemente l’attuale situazione.
Il responso delle urne riflette l’esatta equivalenza elettorale dei due schieramenti e non dipende dalla legge elettorale. Lo stallo in una o in entrambe le Camere lo si sarebbe potuto avere anche con il sistema precedente.
Si è avuta una campagna elettorale lunga e dura, tutta personalizzata su Prodi e Berlusconi. Gli elettori non hanno assegnato la vittoria ad alcuno dei due.
L’interesse di tutti (non quello di parte) vuole che se ne prenda atto e si trovi un’altra soluzione. Dunque, se preferite, modifichiamo il titolo del precedente articolo ed esplicitiamo ciò che era sottinteso: “Se Prodi e Berlusconi fossero dei veri statisti…”.
Perché una domanda vorremmo farla ad alcuni che hanno criticato l’editoriale precedente nel nome di un antiberlusconismo incrollabile.
Dice niente il fatto che Berlusconi sia stato il primo a proporre larghe intese per formare il governo?
Pensate proprio che non se lo immaginasse che così rendeva molto più difficile la cosa?
SE PRODI E BERLUSCONI FOSSERO DEI VERI STATISTI
La quantità delle lettere e i toni appassionati ci inducono a tornare sull’argomento. La logica del bipolarismo non può essere interpretata (secondo un sentimento diffuso in entrambi gli schieramenti) come strumento per “mazzolare” gli avversari e legalizzare il settarismo. Berlusconi è stato il primo a proporre larghe intese: pensate proprio che non se lo immaginasse che così rendeva più difficile la cosa?

Eccomi ,eccomi…..scusa ,amico , ma in questi giorni sono distratto dalle vicende “moggiane” , e dalla “tangentopoli” del calcio ! E’ da tempo che ripeto che il gioco del calcio ,come la politica ,è stato rovinato dal denaro ,dagli interessi personali ,dalle prebende esagerate che gli attori di tutti i livelli reclamano ( alla faccia anche del volontariato,e della spontaneità!) . Ma qui speriamo che non avvenga come in politica ,dove le preesistenti strutture – federazioni ,partiti ,sezioni -sono state distrutte e sono crollate , mentre gli uomini ,i manovratori ,sono rimasti ,salvo qualche rimpianta eccezione . E’ questo il guaio : il nostro Paese ha bisogno di strutture formali ,controllabili , altrimenti resta in balìa delle strutture segrete ,pardon, più discrete,tipo cupole,logge,lobbies e schiere personalistiche….Non le organizzazioni vanno cambiate(nate da esigenze verificate) ,ma gli uomini (da interdire conseguentemente da ulteriori incarichi ) ,magari dettando anche regole corrette ed aggiornate …e destinando i denari eccessivi a migliori utilizzazioni !E questo non é successo in politica ,purtroppo!
In ogni caso , e per chiarire : io resto sempre e comunque( si potrebbe dire “more solito” ) in una unica collocazione ,cioè dietro un nome e cognome …….io!
Tra tutti questi commenti, manca qualcosa. O meglio, manca qualcuno.
Inutile dire che mi riferisco ai sempre puntuali interventi di Puccio Cartoni.
Ubi est Puccius?
Avanti così, muro contro muro: come se veramente esistesse una maggioranza netta e non ci fosse bisogno di moderazione da entrambe le parti.
Già quello che sta succedendo alla Camera e sopratutto al Senato per le presidenze ci fa capire cosa ci attende.
E i laici, quei pochi che sono stati eletti, stanno a guardare.
Quando l’elezione è dovuta a troppi compromessi e contorsioni….
El senor Brizzante “vi legge sempre volentieri” ma dovrebbe anche sforzaesi di tener conto di ciò che legge. Afferma infatti le vostre stesse cose. Dice che Berlusconi non può essere creduto quando propone la grande coalizione, proprio in coda al vostro articolo che lascia capire come Berlusconi abbia fatto quella proposta per “bruciarla”.
Perchè non proponete al senor Brizzante di far parte della redazione di Pensalibero?
Berlusconi ha avuto cinque anni per tendere la mano e proporre un dialogo, ma non ha mai voluto interloquire con alcuno. Davvero tra le file delle minoranze riformatrici non c’era nessuno con cui aprire un colloquio? Perchè andare avanti sempre a colpi di maggioranza? Peggio, a voti di fiducia, che neppure consentono di aprire la discussione? La verità è che lui ha una visione plebiscitaria della politica e il suo rapporto con il paese lo tiene attraverso i sondaggi e il suo carisma personale. E’ un atteggiamento che non dovrebbe piacere neppure a voi, che vi sforzate di tenere aperto un canale di dialogo. Quella propsta di intesa avanzata in un clima di misconoscimento dei risultati delle elezioni e di denuncia di brogli, è apparso unaprovocazione. Se Berlusconi voleva veramente porgere la mano, doveva farlo per interposta persona: tramite Letta o Tremonti, che ha dimostrato di possedere capacità manovriere, che sono -secondo me- indispensabili nella democrazia conflittuale.
Scrivetemi, vi leggo volentieri
Giancarlo Brizzante
Pietro Caruso, come sempre, è bravo e profondo nelle analisi storico-politiche. Tuttavia mi sento di drgli un bel 4 in aritmetica. Berlusconi non è andato ne avanti nè indietro rispetto a cinque anni fa. Forse un po’ più avanti che indietro. Non aveva il 50% nel 2001; e se vinse fu perchè a Rutelli mancarono i voti di Rifondazione e di Di Pietro che si presentarono da soli. Dunque non si può dire che cinque anni di governo abbiano fatto perdere consensi allo schieramento del Cavaliere e che tale calo, che non c’è stato, costituisca una ragione valida per indurre Prodi a non compiere quel gesto da vero statista cui viene richiamato dai due ultimi editoriali di Pensalibero.
Ciò niente toglie alla validità delle argomentazioni di Caruso, sopratutto per quanto riguarda il ruolo dei laici.
Non mi sembra che gli argomenti portati di nuovo alla ribalta rovescino alcuni dei giudizi scettici sull’equiparazione del “bel gesto” che Prodi dovrebbe fare come De Gasperi, rinunciando a governare se non riconoscendo a un “governo di larghe intese”, per altro da lui nel caso non presieduto, il dovere di governare l’Italia. Il paragone storico, tra l’altro non ha alcun fondamento. Il governo centrista presieduto da Alcide De Gasperi non era la sua prima esperienza di governo, ma proprio la validità e tenuta di quel centrismo, inaugurato dopo le elezioni politiche del 1948 spingeva il presidente del Consiglio espresso dal primo partito italiano: la Dc a giocare la carta del consolidamento del suo governo con un premio di maggioranza (comunque più legittimo di quanto poi i maggioritari successivi dagli anni Novanta a ieri hanno strologato). Inoltre Romano Prodi che ha conquistato una risicata maggioranza alla Camera e una traballante al Senato non viene da un quinquennio di Governo e quindi in una logica di alternanza bisogna anche pensare che qualche diritto a governare l’ha comunque la maggioranza che, al di là delle contestazioni in parte strumentali, ha vinto le elezioni politiche. L’ultima considerazione rivolta ai cosiddetti irriducibili anti-berlusconiani. Nel 2001 erano il 40% degli italiani…oggi sono il 50%+1. Se ne vuole tenere conto? O si vuole dire al contrario che in questi ultimi cinque anni il consenso del Premier uscente si è consolidato? Certo l’ideale sarebbe avere un Centrosinistra non condizionato da Bertinotti & Co. e un Centrodestra non condizione da Bossi&Co. Questo è il problema che solo un maggioritario a “doppio turno” alla francese o un proporzionale con sbarramento al 5% – alla tedesca – risolverebbe. Invece le lunghe ombre della Prima Repubblica, a cui si sono aggiunte quelle della Repubblica Prima Bis, cioè la sua versione non certo migliore, si sono addensate sul funzionamento della democrazia. Ieri non hanno capito che al di là del “complotto” mediatico-giudiziario-politico ordito dai cosiddetti comunisti la democrazia italiana era in crisi e bisognosa di cure…non di nascondere la testa sotto la sabbia della conclamazione del potere, oggi continuano a rimanere legati alla resa dei conti, in un sinistro balenare di paure e terrori che ne susciteranno di nuovi.
Se è lecito chiedere a Prodi di non respingere le larghe intese esse non possono essere imposte, fosse pur vero che il senatore Andreotti riuscisse nell’impresa a cui stanno lavorando nella luce e nell’oscurità di non fare raggiungere al Senato una maggioranza sul nome del nuovo presidente di Palazzo Madama. Quando per una intera campagna elettorale si è evocato il rischio del colpo di stato comunista, con toni che avevano un senso quando davvero l’Urss era in grado di imporre le proprie scelte al Pci e in parte anche al Psi prima del suo congresso del 1957 di Venezia, aveva un pieno e legittimo senso innalzare queste paure. Adesso è un segno desolante, anzi inquietante. Inquietante come pensare che una democrazia matura non abbia altro condottiero che il cavalier Silvio Berlusconi a rappresentare gli interesse di tutti i moderati e debba affidarsi al professor Romano Prodi, economista post-democristiano…poichè nessuno dei leader della sinistra, potrebbe vincere da solo le elezioni politiche. Verrà un giorno, però, che tutto questo finirà. Per cui i “paladini” dell’ultima era Berlusconi sono avvertiti: non potranno comportarsi in questo modo di fronte ad un Partito socialista europeo-italiano e neppure di fronte ad un eventuale Partito democratico mondiale-italiano. Sono avvertiti anche gli “antiberlusconiani” di professione: quando finalmente questo Premier finirà il suo ciclo politico, non potranno più utilizzarlo come alibi e dovranno fare i conti con le dure leggi di chi governa l’Italia.
Quando avverrà tutto questo? Per questo è davvero difficile credere che abbia un valore auspicare quello che Berlusconi ha proposto…quando ha avvertito la difficoltà di governare. Lo ha fatto per il bene dell’Italia? Solo perchè ha rilanciato lo slogan Italia, Forza? I conservatori pensino al “dopo Berlusconi”, i progressisti pensino al “dopo Prodi”. I laici facciano il loro mestiere, che è quello di seminare dubbi, non riconoscersi fra coloro che l’unico valore laico che conoscono è quello della difesa delle proprie proprietà.
Le larghe intese verranno solo dal mancato decollo del Governo Prodi o dalla sua sconfitta in Parlamento. Può darsi che avvenga, ma dovrà iniziare in modo più limpido che fra il 1993 e il 1995: governi Amato-Ciampi-Dini, la stabilizzazione della democrazia italiana o il suo scivolamento nelle democrazie minori dell’Europa o l’innalzamento, si fa per dire, in quelle scoppiettanti, nel senso letterale della parola, dell’America Latina e Centrale (di venti o di trenta anni fa). Pessimismo? No, Scetticismo, fondato.
Continuo ad essere perplesso anche dopo queste nuove argomentazioni sulla tesi di fondo. Le contestazioni della CdL alla vittoria di Prodi sono pretestuose. Se passasse il principio, tutte le vittorie potrebbero sempre essere messe in discussione. E ne risentirebbe proprio la tanto evocata efficacia dei governi.
Insieme stanno ritti e insieme cadranno. E’ il destino di Prodi e Berlusconi: hanno bisogno l’uno dell’altro. Sopratutto Prodi ha bisogno del “nemico” Berlusconi per tenere assieme il suo carro dei Tespi.
Chiedere all’uno e all’altro un gesto generoso, da statista? Via, non facciamo gli ingenui
L’argomento non può che interessare e coinvolgere dopo un campagna elettorale così fortemente di parte ed aggressiva.
D’altro canto chi era all’opposizione non ha fatto altro che disconoscere, anche di fronte all’evidenza e per tutta la legislatura, i risultati positivi del governo e la maggioranza non ha saputo rispondere alle critiche ne comunicare efficacemente i propri risultati positivi.
Solo le questioni negativi non state anche troppo evidenziate.
Ora è finalmente chiaro che la politica in italia deve essere pensata ed esercitata come se ci fossero solo due schieramenti e per di più entrambi sordi e, come si suol dire, non c’è perggior sordo di quello che non vuol sentire!!!
Ci sono quindi solo due fronti?
A mio avviso no, anzi continuano ad esserci una miriade di fronti e di interessi particolari molto frastagliati che costringono i singoli leader ad essere più contabili che statisti, a fare più attenzione ad accontentare tutti che a prendere decisioni che risolvano il “vero problema” di tutti.
Per Prodi sarà quindi molto più difficile governare che per Berlusconi non fosse altro che per la quantità degli alleati e senza entrare nel merito della qualità.
Spero solo che entrambi si rendano conto dell’urgenza della necessità di completare il passaggio alla 2° Repubblica visto che le modifiche della Costituzione fino ad ora approvate sono state solo scelte di parte non condivise nemmeno dagli stessi componenti dello schieramento.
Ci serve quindi una decisione molto forte da “statisti” per dare un futuro più sereno e meno di parte all’Italia, per questo sarebbe utile che Prodi e Berlusconi si incontrassero ed insieme prendessero la decisione sul da fare se una Bicamerale od una Costituente: penso che sia meglio essere uno statista al 50% che non esserlo al 100% !!!!!
Luis Micheli Clavier