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Se perde la nazionale italiana di calcio non è fallita l’Italia !

di Sergio Casprini | 29 Giugno 2014

Un’autorevole politica estera, una valida politica economica con la difesa del Made in Italy, la qualità della scuola, una buona amministrazione della cosa pubblica sono le vere medaglie , di cui si deve fregiare una nazione.

Il calcio in Italia è lo sport nazionale, è molto seguito a livello di Club ed ancor di più quando gioca la nazionale: ne fa fede l’audience televisiva alla prima partita del campionato del mondo in Brasile con l’Inghilterra ( quasi 16 milioni di telespettatori a mezzanotte lo scorso 16 giugno !).

In queste occasioni i tifosi sentono fortemente la loro identità di italiani con i tanti tricolori appesi alle finestre delle case, pronti in caso di vittoria finale come in Germania nel 2006 a fare cortei festosi per strade e piazze.

Con la recente eliminazione dell’Italia dal torneo brasiliano e la pessima figura fatta a livello internazionale per la pochezza del gioco mostrata sono subito cominciati sui media i processi ai giocatori, allo staff tecnico, alle istituzioni ed alle società del calcio e qualche opinionista ha messo anche in relazione la crisi della nazionale con la crisi della società italiana e tout court della Nazione.

Come l’Italia sono state eliminate al primo turno squadre titolate come l’Inghilterra e la Spagna, ma nessuno in quelle grandi nazioni ha fatto drammi, né il popolo inglese e spagnolo, né tantomeno la regina Elisabetta ed il re Carlo, anche se ovviamente la sconfitta non ha fatto ovviamente a loro piacere.

Altrimenti a rigore di logica la vittoria italiana ai campionati mondiali di calcio nel 1934 e nel 1938 sarebbe da ascrivere anche al valore dell’Italia e del governo di allora e cioè a Mussolini!

Un’autorevole politica estera, una valida politica economica con la difesa del Made in Italy, la qualità della scuola, una buona amministrazione della cosa pubblica sono le vere medaglie , di cui si deve fregiare una nazione nel confronto con il mondo complesso e globalizzato, come quello in cui viviamo oggi.

Pure nello sport ci sono tanti valori che vanno perseguiti e trasmessi alle nuove generazioni e tra questi valori ci stanno sia la vittoria e la festa, che la sconfitta ed il lutto; un lutto però che serva a capire le ragioni di un fallimento sportivo e non diventi invece uno psicodramma collettivo e la colpevolizzazione di un’intera Nazione!

Pubblicato in : Primo piano

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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