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Se l’immaginazione andasse al potere …

di Gianfranco Sabattini | 8 Settembre 2013

I guasti provocati dalla conservazione che prevale sull’innovazione, in economia come in politica.

cervello-immaginazioneIn un numero recente de “la Repubblica”, il filosofo Maurizio Ferraris sostiene che l’immaginazione è la modificazione della memoria, nel senso che essa “pesca nel mondo, combina, e solo attraverso queste combinazioni crea”; si tratta di una facoltà della mente che tutti possiedono.
Nel passato, era ritenuta una capacità di pochi, esclusiva di chi, si pensava, fosse dotato di genio o talento, come artisti, poeti, musicisti e scrittori; oggi si pensa che l’immaginazione sia un tratto della personalità di tutti, seppure in misura diversa e con stimoli diversi. Una diversità non discriminante, ma che conforma tutti all’impegno a riproporre di contino la visione del mondo reale che li circonda.
Nella tradizione occidentale, l’immaginazione è intesa come creatività, legata al nuovo e distaccata dalla tradizione; è una capacità che permette di costruire relazioni fra le immagini della mente e fra queste e il mondo circostante. L’immaginazione non è astratta, in quanto è concreta perché riflessa in tutte le cose ideate e create dall’uomo. Credere possibile di tradurre in realtà, sempre, tutte le immagini della mente si sarebbe vittime di una pericolosa ideologia, sebbene esse possano a volte configurarsi come sogni nella nostra attività mentale, senza trovare però alcuna realizzazione. I motivi possono essere vari: perché non si hanno conoscenze e competenze adeguate, i mezzi necessari per realizzare quello che si immagina; perché si è troppo sognatori o addirittura troppo anticipatori rispetto all’epoca in cui si vive. L’immaginazione può essere, dunque, creatività o patologia: è creatività quando si immaginano cose che non esistono nella realtà, ma che possono essere realizzate; è patologia quando si è convinti di poter realizzare ciò che è fuori dalle umane possibilità del presente. In questo caso, pretendere di tradurre in reale ciò che è solo fantasia non sarebbe creatività, ma conseguenza di un qualche disagio esistenziale.
Nel mondo reale contemporaneo non si potrebbe definire uno dei suoi protagonisti, l’imprenditore, senza pensarlo dotato di un’immaginazione tale per cui sia possibile affermare che imprenditorialità e immaginazione coincidono. Per Joseph Schumpeter o Ludwig Von Mises, il circostante in cui l’imprenditore-innovatore opera, il mercato, non è una realtà statica dove egli agisce considerandolo come fosse un dato a lui esterno, per distruggere creativamente un ordine costituito e sostituirlo con uno nuovo. Il mercato, il mondo dell’imprenditore-innovatore, non è uno “stato”, ma un “processo” relativo ad una realtà dinamica in continuo divenire, all’interno della quale l’imprenditore agisce come una sua parte integrante, cogliendo le opportunità ancora non avvertite e attivando un processo tendente a mettere capo al “nuovo”. In questa prospettiva, l’imprenditore con la sua immaginazione è il motore del suo mondo, colui che, in un certo senso, dà l’avvio al processo che rende possibile di cogliere opportunità non ancora vissute.
Ma c’è di più, con l’uso dell’immaginazione, non è solo l’imprenditorialità a rivelarsi nelle azioni, in quanto anche le azioni rivelano la loro intrinseca natura imprenditoriale. L’uso dell’immaginazione rende imprenditoriale ogni azione, in quanto atto di scelta creativo, rivolto al futuro, tra i diversi mezzi alternativi percepiti disponibili. In tutti i sistemi sociali moderni, nelle azioni e nei comportamenti di ogni attore pubblico e privato dovrebbe essere presente una dimensione imprenditoriale-innovativa.
Se tutte le azioni ed i comportamenti umani fossero improntati in questo senso, allora tutti, sorretti dalla loro immaginazione, dovrebbero concorrere, come recita un antico aforisma di Albert Einstein, a “svuotare la diga della conoscenza”, affinché le sue acque possano irrigare i terreni dove si coltivano nuove realtà. Le acque, però, non dovrebbero essere disperse; a tal fine, occorre che l’immaginazione funga da condotta per incanalare le acque in modo tale che ciascun seme della creatività, frutto dell’immaginazione umana, possa crescere e anche innestarsi su un’altra specie. Con gli innesti così realizzati, l’insieme delle soluzioni imprenditoriali innovative si estenderebbe ben oltre la linea di confine del mondo di ognuno. L’immaginazione, dunque, non essendo una riserva per specialisti, dovrebbe riuscire a coinvolgere tutti, indipendentemente dalla posizione di ognuno nel mondo del reale.
A conclusione di questo discorso, viene spontaneo chiedersi: il mondo attuale è vissuto con effettivo spirito imprenditoriale e innovativo? Non è facile rispondere, se si pensa che in gran parte dei Paesi gli imprenditori in senso tecnico per risolvere i drammatici problemi della crisi in atto fanno largo uso di una memoria che si limita a riproporre il peggio del “già vissuto”. Soprattutto in Italia, dove gli imprenditori fanno largo uso delle memoria, e non dell’immaginazione, solo per trarre profitto con la conservazione dei risultati di scelte sbagliate del passato; con gli operatori politici che, anch’essi privi di immaginazione, li annusano e li seguono come “cani in calore”, per porre in essere comportamenti conformi ai loro interessi, solo per ragioni elettorali e per la conservazione dello status acquisito.

Pubblicato in : Primo piano

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