
Nella politica italiana, che ormai procede a un ritmo sempre più incalzante, il Campo Largo sembra aver trovato una certezza: la Destra al Governo va contestata. E, in molti casi, le ragioni non mancano. Una classe dirigente non sempre all’altezza, scelte discutibili e una gestione del Paese che, su diversi dossier, non ha prodotto i risultati promessi sono elementi sui quali l’opposizione ha tutto il diritto, e forse il dovere, di incalzare chi governa. Ma è proprio qui che emerge la criticità del ragionamento.
Contestare il Governo non basta. Un’opposizione che aspira a governare deve dire cosa farebbe al posto di chi governa. Deve proporre un progetto, indicare priorità e offrire ai cittadini una prospettiva riconoscibile. A Sinistra, invece, continua a mancare una visione unitaria del Paese. Il Campo Largo appare ancora come una somma di partiti che parlano a più voci, spesso sovrapponendosi e contraddicendosi, senza riuscire a costruire una sintesi politica credibile. Si discute di alleanze, leadership ed equilibri interni, ma molto meno di quale Italia si voglia costruire nei prossimi anni. E il tempo passa.
A ridosso delle prossime elezioni politiche questa debolezza rischia di diventare decisiva. Non è sufficiente mettere insieme forze diverse per battere la Destra. Bisogna convincere gli elettori che quelle forze, una volta al Governo, sarebbero in grado di governare insieme. Anche sulla leadership sarebbe necessario fare chiarezza. L’Italia è una Repubblica parlamentare: il Presidente del Consiglio non viene eletto direttamente dai cittadini. È il Presidente della Repubblica a conferire l’incarico sulla base degli equilibri parlamentari e il Governo deve poi ottenere la fiducia di Camera e Senato. È una scelta costituzionale, non un dettaglio.
Ma il problema più grande rimane politico. Stare all’opposizione a denunciare ogni errore del Governo, senza costruire contemporaneamente un programma alternativo, rischia di produrre un effetto paradossale: più la Sinistra attacca la Destra, più la Destra appare come l’unica parte politica ad avere una direzione precisa. È una percezione, certo. Ma in politica le percezioni contano. A forza di ripetere “siamo più bravi noi”, senza dimostrare in cosa consista questa superiorità, l’elettore tende a semplificare. E quando arriva in cabina elettorale può finire per scegliere chi sembra avere una posizione più chiara.
L’immigrazione è uno di questi temi. La Destra ha costruito una narrazione precisa, discutibile quanto si vuole, ma facilmente riconoscibile. La Sinistra invece troppo spesso sembra oscillare tra posizioni differenti, senza riuscire a trasformare una questione complessa in una proposta politica altrettanto chiara. Non significa dare ragione alla Destra. Significa riconoscere che, in democrazia, una posizione politica diventa competitiva anche quando riesce a essere compresa. E poi, diciamolo senza ipocrisie: in questi anni sarà pure andato tutto male, ma qualcosa di decente questo Governo l’avrà pur fatto. Negarlo a prescindere non aiuta l’opposizione. Al contrario, rischia di renderla meno credibile agli occhi di quei cittadini che non votano per appartenenza ideologica e giudicano, nel bene e nel male, ciò che vedono. I fanatismi, a Destra come a Sinistra, finiscono per spaventare.
Quando la politica smette di confrontarsi sui risultati e si riduce a etichette, slogan e delegittimazioni reciproche, a perdere non è soltanto un partito. È la qualità del confronto democratico. Il tema dei migranti ne è un esempio evidente. Una politica seria dovrebbe riuscire a tenere insieme sicurezza, legalità, accoglienza, integrazione e sostenibilità per il Paese. Ridurre tutto allo scontro tra “buoni” e “cattivi” serve soltanto a consolidare le rispettive tifoserie. Non a convincere chi è ancora indeciso. Lo stesso vale per la politica estera.
Se il Campo Largo vuole proporsi come alternativa di Governo, dovrà spiegare agli italiani quale ruolo immagina per l’Italia in Europa, nella NATO e nello scenario internazionale. Non possono esistere cinque posizioni diverse tenute insieme soltanto dalla necessità di battere l’avversario. Possibile che il Campo Largo non abbia ancora capito che, per essere credibile, deve parlare con una voce sufficientemente chiara? Non necessariamente una voce unica su tutto. La politica vive di differenze e il pluralismo è una ricchezza. Ma sulle grandi questioni che riguardano il Governo del Paese – economia, sicurezza, immigrazione, Europa e politica estera – una coalizione deve essere in grado di presentare una sintesi riconoscibile. Altrimenti la Destra continuerà a beneficiare non soltanto dei propri consensi, ma anche delle debolezze dell’avversario.
E forse è proprio questo il punto sul quale la Sinistra dovrebbe interrogarsi seriamente: se una parte crescente dell’Europa guarda a Destra, non è detto che sia perché improvvisamente si sia innamorata della Destra. Potrebbe anche essere perché è rimasta delusa dalla Sinistra. E se fosse così, continuare semplicemente a dire che la Destra sbaglia non sarebbe sufficiente. Perché, alla fine, rischia di valere ancora una volta quel vecchio proverbio: “non c’è due senza tre”. E questa volta il Centro-Sinistra farebbe bene a non attribuire la responsabilità soltanto agli errori degli altri.
Angelo Santoro

In Italia la sinistra è scomparsa nel 1993.
Da allora due schieramenti.
Più o meno di destra entrambi.
Forse l’unico a dire, ogni tanto, qualcosa di sinistra, Silvio Berlusconi.
Il che è tutto dire, ma tant’è.
Nel sedicente “centrosinistra” solo distruzione dei diritti sociali e dei lavoratori. Ultra atlantismo e servilismo agli USA. Sbandieramento dei diritti civili per fingersi di essere “di sinistra”.
In Italia non voterei, né ho mai votato questo sedicente centrosinistra.
E ne ho orrore.
Ha prodotto i Renzi, i Calenda, le Picierno, i Marattin.
I censori pseudo riformisti di oggi.
La gente vota a destra?
Difronte a una destra peggiore, ovvero il sedicente centrosinistra italiano, c’è da capirli.
E ciò l’ho scritto e rilevato in moltissimi miei articoli e anche nel mio ultimo saggio, Ritratti del Socialismo. Che contrappone il socialismo storico e senza equivoci al sinistrismo borghese. Ovvero alla destra padronale esaltata dal caravanserraglio “La Repubblica” e Cairo Editore.