Al momento è un’ipotesi. Ma le autorità sanitarie la stanno prendendo –come si dice- in seria considerazione. Ancora da provare la “considerazione ironica” e la “ ridicola considerazione”. Veniamo al dunque. La meningite (meningococco di ceppo C) che ha fatto in pochi mesi 16 morti solo in una piccola zona della Toscana, la valle dell’Arno, sarebbe sbarcata da una nave da crociera nel 2012. Viaggi e salute, turismo e sanità rapporti più che mai stretti.
Se la meningite sbarca dalla crociera non vanno messe sotto accusa le crociera ma vanno affinati i servizi di controllo e filtraggio. Non si vuole fare allarme facile, ma un pizzico d’allerta ci sta. Non lo dice il giornalista di provincia ma il direttore dell’unità operativa malattie infettive di Pisa, Franco Menichetti.
Come spesso avviene nelle indagini epidemiologiche si parte da una domanda: come mai il 50 per cento dei casi di infezione meningococcica di tipo C nel 2015 si è evidenziato in una piccola zona della Toscana, la valle dell’Arno? Non si dica che è un fatto normale, anzi è una vera anomalia. Facendo ricerche e verifiche si può prendere in considerazione l’ipotesi che questa –chiamiamola per semplicità- invasione di meningite sia sbarcata con l’arrivo di crocieristi al porto di Livorno nell’ottobre del 2012, quando di meningite risultarono colpiti 4 membri dell’equipaggio, tre stranieri e un italiano.
Una teoria, una ipotesi, un dato e un fenomeno in Toscana e altrove che non smette di preoccupare e di fare vittime. Di colpire giovani e anziani e di portare alla morte individui immunodepressi o portatori di altre patologie. Insomma, come si capirà, elementi da non prendere sottogamba.
La Regione Toscana ha promosso vaccinazioni di massa contro il meningococco, ambulatori aperti anche di sabato e domenica. Roba che, letta così, sembra annuncio da guerra. E in effetti di guerra alla meningite si può parlare. Quindi ora che – per usare una metafora agro zootecnica- i buoi sono scappati dalla stalla occorre vedere dove sono andati. Tradotto: bisogna vedere la circolazione di quel meningococco in Toscana e altrove. E’ dell’altro giorno la notizia della morte di una bambina di 10 anni a Modena, che non è ovviamente Toscana, ma è al di là dell’Appennino.
Da tre mesi, fortunatamente, in Toscana si fanno vaccini e si fanno tamponi: e si ritiene (non possiamo usare altro verbo) che ci siano 1000 portatori sani per ogni caso di meningite. Fate vobis. Allora: 31 casi nel 2015 contro i 2 del 2014. Mille per 31 fa 31 mila circa portatori sani. Un esercito.
La campagna è in corso, niente allarmismo ma sensibilità. Vaccinazioni e campagne antibiotiche come da mesi ha attivato il Ministero della Salute e la Regione Toscana dove l’assessore Saccardi sta operando giorno e notte per divulgare, organizzare e sensibilizzare.
Ma la domanda rimane. Perché quello sbarco? Perché siamo arrivati tardi? Cosa non ha funzionato? L’analisi del dottor Menichetti è impietosa: “La circolazione del meningococco è andata di gola in gola fino ad arrivare ad un livello di saturazione concentrandosi in una della zone più popolate della Toscana che è la valle dell’Arno. Ogni caso è diverso. La risposta vaccinale varia da 15 a 30 giorni. Col vaccino la forma è meno grave ma quel che è certo è che questo è un batterio più aggressivo del solito. E non rispetta stagionalità ed età”.
Appunto, tra le varie emergenze più o meno emergenti, abbiamo anche un batterio insistente e pure maleducato con cui fare i conti.

La meningite diffusa dalla crociera di turisti nel 2012 è veramente una trovata così comica e spassosa da segnalarsi nel miglior repertorio del ” politically catholic “. E questi untori in vacanza in quali altri porti del Mediterraneo portarono l’infezione?