La cronaca giudiziaria di Napoli ci ha abituato ad un continuo bollettino, per lo più di omicidi e azioni criminali. Alcune volte però protagonisti sono gli arresti eccellenti di boss o di insospettabili collusi, come imprenditori, professionisti, politici, ed in tali occasioni ci si ricorda di quanto la criminalità sia capace di infettare tessuti della società nei quali spesso dovrebbe trovare invece ostacoli e limiti. Gli arresti eseguiti lo scorso 26 novembre ci disegnano ancora meglio il quadro della sfacciata arroganza del potere criminale, infatti coinvolgono un consigliere comunale di Napoli – Achille De Simone – a cui gli inquirenti attribuiscono il ruolo di fiduciario degli interessi dei Sarno, clan attivissimo nelle estorsioni a danno di commercianti ed imprenditori, e che avrebbe un ruolo di spicco come sponda politica dell’organizzazione.
Ciò che lascia davvero increduli è quello che risulta dall’accusa: per “sconsigliare” a suo nipote, giovane politico del comune di Cercola, l’apertura di uno sportello antiracket, lo avrebbe accompagnato a casa di Patrizia Ippolito, moglie del boss e tenutaria del clan, la quale gli avrebbe imposto la condizione per aprire l’attività antiracket nella zona: fornire al clan i nomi di quanti avrebbero fatto denunce anonime. Sembra incredibile ma questo sarebbe successo: la camorra si impadronisce dell’anti-camorra.
Lo sgomento è stato forte, anche perché il consigliere in questione appoggia la maggioranza della Iervolino che per la lotta al racket dedica impegno e supporto alle associazioni che in Tano Grasso trovano la guida politica. Che la politica locale e non solo fosse indebolita dalla confusione caotica della composizione degli schieramenti lo si sapeva, solo che ora sembrerebbe emergere quanto tale debolezza consenta l’infiltrazione nelle istituzioni in modo davvero sfacciato e semplice. Il consigliere in questione d’altronde era stato eletto nelle liste del Pdci come indipendente, passato in Forza Italia e poi al gruppo misto sosteneva la maggioranza di centrosinistra al comune di Napoli seppur per un periodo contemporaneamente aveva fatto parte della giunta di centrodestra nel comune di Cercola.
Fa rabbia sapere che la camorra sia oramai tanto sfacciata da cercare di impadronirsi della politica per controllare meglio i propri territori, fa rabbia che alla fine a Cercola non si sia aperto alcuno sportello antiracket.
Ma d’altronde, questo è il territorio dove il Presidente della provincia di Napoli è sospettato di collusioni con i clan, dove il possibile candidato del centrodestra per la guida della Regione Campania nonché sottosegretario all’economia, Nicola Cosentino, è accusato da alcuni pentiti di essere uomo dei Casalesi; è il territorio dove un killer dei clan di Castellammare di Stabia avrebbe fatto regolare attività nel Pd, candidandosi anche alle primarie.
Questo è il territorio dove lo Stato è sempre vulnerabile al virus della camorra, ma è anche il territorio di tanti che non hanno nessuna intenzione di arrendersi.
Michele Petriccione ( da www.leragioni.it )

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