Certo, una delle più antipatiche caratteristiche dei comunisti comunque denominati è un complesso di superiorità tetragono a qualunque verifica di quanto hanno in effetti combinato i comunisti quando sono al governo. E non parlo delle “democrazie” di polizia di Cina, Russia e satelliti e della loro evoluzione verso regimi sostanzialmente fascisti anche nella politica estera: parliamo del nostro paese, dove i comunisti hanno rinnegato non solo il loro nome, non solo il riferimento al socialismo, ma anche la democrazia interna e il controllo di quanto fanno i loro cacicchi locali. In compenso si avvicinano all’inevitabile contatto coi 5 stelle, pieni del complesso di superiorità caratteristico dell’insegnante con l’allievo semianalfabeta.
Chi dirige oggi il PD, prima di salire in cattedra per insegnare ai potenziali alleati come devono comportarsi e quali programmi devono adottare, dovrebbe fare un bagno di umiltà e riflettere su alcune realtà storiche targate PD:
1) la svendita delle partecipazioni statali agli avventurieri di ogni genere. non ci sono solo i Benetton, che han comprato le autostrade per una miseria, ma anche i “capitani coraggiosi” (così definiti da quel fesso-o complice- di D’Alema) che si sono impadroniti del sistema telefonico facendoselo pagare dagli azionisti di minoranza con un trucchetto della Consob dell’epoca;
2)il matrimonio con la Margherita che ha portato le mafie a impadronirsi delle ASL del Sud e non solo
3)porta la targa del PD massonico (quello tanto caro a Renzi) il massiccio ingresso della corruzione nel CSM
4) invece porta la targa del vecchio PCI la devastazione della più antica banca italiana, il Monte Paschi, e quella del sistema cooperativo con troppe aziende vicine al fallimento. A Torino ne abbiamo la rappresentazione visiva con il grattacielo incompiuto della Regione, che resterà tale per anni, come un manifesto di confronto con quello da tempo operativo del San Paolo, iniziato più o meno insieme
5) infine la sparizione della democrazia nel partito che si autodefinisce democratico, dove gli iscritti non hanno praticamente nessun potere: non si sa mai…qualcuno potrebbe essere capace di far politica
6) i ripetuti tentativi di modificare in senso maggioritario il sistema elettorale e la stessa costituzione: per fortuna gli Italiani, a differenza dei capi del PD, non vogliono che si tocchi la loro costituzione.
Forti di questo curriculum, degno delle “democrazie” dell’Est europeo, il PD pretendo di insegnare a comportarsi ai 5 stelle, il movimento che prende la maggioranza dei voti dei giovani italiani, e che , certo, tende a chiedere la luna insieme ad alcune cazzate di moda che si traducono in tanti no (alle opere pubbliche, ai termovalorizzatori, ai vaccini ecc) e a pochissimi progetti in genere velleitari. Però questi giovani hanno delle regole per impedire la formazione al loro interno delle caste politiche, e un sistema di voto degli iscritti che forse può essere manipolato, ma di cui gli attuali dirigenti hanno una notevole paura.
I giovani hanno fiducia e stima verso gli insegnanti bravi, mentre disprezzano quelli che “tirano a campare”: e tali sembrano appunto i dirigenti locali e nazionali del PD, che per di più sono tanto vanesi della loro discutibile storia quanto incapaci di affrontare il presente.
Claudio Bellavita

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