Una volta tanto mi sarebbe piaciuto parlare e scrivere di notizie confortanti come ad esempio degli effetti benefici delle mascherine anti Covid su altre malattie. Indossando le mascherine abbiamo abbattuto di 5 volte quest’anno la diffusione dell’influenza stagionale. Non è male come notizia sulla protezione dei vivi. Ma c’è quel crollo del cimitero in mare che impone una riflessione pesante e ci dice che bisogna proteggere anche i morti.
Partiamo dalle mascherine. La protezione serve sempre, sottolineano fior di virologi. Solo un anno fa la mascherina ci sembrava uno strumento quasi alieno, roba da chirurghi e infermieri, da malati e ipocondriaci stressati e invece la diffusione capillare e l’utilizzo corretto delle mascherine, da naso a bocca, ci hanno regalato un inverno con l’influenza stagionale al minimo, riducendo giorni di malattia e costi sociali ed economici rilevanti.
Quando, ormai molti anni fa, si vedeva girare per Milano, Roma o Firenze turisti giapponesi e cinesi con la mascherina chirurgica in molti aggrottavamo le sopracciglia e chiedevamo perché. Il perché ormai è globalmente svelato. La mascherina è una protezione comunque: per i virus, per le polveri sottili, per l’igiene della respirazione in ambienti affollati e via elencando. Il professor Pierluigi Viale, responsabile della Divisione di Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, luminare e pioniere delle battaglie contro i germi resistenti e le infezioni da Hiv, adesso in prima linea contro il Covid, ha usato parole chiare l’altro giorno in varie dichiarazioni e interviste: dovremo abituarci alle mascherine anche quando il Covid sarà ridotto, l’uso della mascherina sarà un segno di rispetto vero gli altri, i nostri concittadini, verso tutti quelli che incontriamo. Proprio così.
Oltre alla riduzione dell’influenza la mascherina ha determinato riduzioni importanti di infezioni di morbillo, varicella e meningite. La mascherina di protezione bocca naso potrebbe diventare come il cappello per la protezione della testa e come gli occhiali da sole per la protezione degli occhi dai raggi? Questione di tempo, di abitudini e di cultura. Siamo tutti abituati agli occhiali ma non tutti siamo abituati a vedere come normali protesi gli apparecchi per l’udito, ad esempio.
Avrei voluto parlarvi e scrivere solo di fatti confortanti invece un’ immagine molto forte, per certi versi inconcepibile, mi induce a riflettere sullo stato disastroso in cui versano molti chilometri delle nostre coste italiane.
Vedere un cimitero crollare in mare sarebbe stata fino ad ora una scena da film catastrofico e quasi apocalittico. E invece è accaduto. A Camogli, costa ligure, un pezzo di cimitero che sorgeva a strapiombo sul mare è crollato ed è finito in acqua. Disperazione e incredulità. Dissesto idrogeologico è il referto diagnostico dei geologi. Pianto e rabbia è la reazione degli abitanti di Camogli. Vedere le bare galleggiare sull’acqua e in balia delle onde tra gli scogli è da Cassandra Crossing. Una signora diceva in tv: sono finite in mare le bare della mamma e del nonno. Qualche anno fa sempre sulla costa ligure era crollata una massicciata della ferrovia. Anche lì sembrava una scena da film: il treno a strapiombo sul mare, quasi per aria. Occorre smettere di consumare suolo e intervenire con urgenza e decisione nella manutenzione di quello già consumato, è l’avvertimento dei geologi.
Lo si dice sempre quando crollano gli argini, vanno giù le coste, esondano i fiumi e il mare arriva sul lungomare e poi poco si combina poi nella pratica. Il geologo Antonello Fiore, che è presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale, ha espresso un commento molto duro da tecnico e da cittadino: “Vedere il cimitero di Camogli spezzato in due con centinaia di bare finite in mare, per me è una delle immagini più deludenti degli ultimi anni” .
La frana che ha interessato il cimitero di Camogli è una delle manifestazioni dell’instabilità che caratterizza la costa tra Portofino e Genova in diversi tratti. Le cause sono ascrivibili alla dinamica delle falesie e all’instabilità che caratterizza i versanti: il moto ondoso erode la base delle falesie determinandone l’arretramento e particolari condizioni geologiche inducono una maggiore predisposizione al dissesto. Dobbiamo difendere i vivi e garantire normale e buona qualità della vita ma dobbiamo proteggere anche i morti. Dalle frane del mondo.
Fabrizio Binacchi

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