Tutti gli anni la stessa solfa. Ogni volta che si arriva vicini al festival di Sanremo si scatena il popolo “virtuoso”.
Quelli che gridano all’immoralità di spendere soldi pubblici per il festival, quelli che martorizzano il conduttore di turno per i compensi che riceverà, quelli che si indignano per quanto spazio sia riservato all’evento sui vari media.
Ma provare ad attivare il cervello ogni tanto?
Il festival di Sanremo, che premetto non seguo da quando avevo 12 anni, è una delle kermesse più longeve della televisione italiana; è diventato una sorta di resistenza della televisione generalista rispetto a tutte le offerte da satellite e da fibra; e, soprattutto, è seguito dal 50% del pubblico con medie superiori ai 10 milioni di telespettatori.
È difficile capire che rende molti più soldi di quanti se ne investe?
È difficile capire che se i conduttori e gli ospiti sono pagati tanto è perché riescono a confezionare un prodotto che funziona e che dà altissimi introiti pubblicitari?
Ed infine: è difficile capire che, se 10 milioni di italiani lo guardano, genera anche un indotto per giornali, riviste, radio ed anche tv concorrenti?
Siamo nel periodo più difficile della storia recente di questo paese. E non è “colpa” di Sanremo se i teatri sono chiusi, se non si possono fare concerti e se tutti i lavoratori del comparto intrattenimento sono in crisi profonda.
Inoltre queste sparate populiste non nascono in periodo di COVID, ma sono reiterate da anni.
Sanremo genera introiti per un’Azienda di Stato e per molte aziende private. Proprio in questo momento storico, tutto quello che fa girare l’economia dovrebbe essere accolto come manna dal cielo.
Ma l’esercito del web non ragiona!
Spara sentenze, condanna il presentatore, blatera accuse senza alcun senso.
E paradossalmente il popolo bue fa suo questo modo di “non” ragionare; seguendo teorie economiche deliranti pronunciate spesso da persone che non riescono neanche a far quadrare i conti di casa propria, ma si arrogano il diritto di saper giudicare scelte finanziarie, investimenti e introiti di aziende milionarie.
Senza pensare, tra l’altro, che magari per quei 10 milioni di italiani sia anche un momento di svago mai come ora agognato.
Che peccato che non si possa trovare un vaccino anche per questo Virus!
Giacomo Vivarelli

se non c’è l’obbligo di vederlo perchè mai biasimarlo?