La Sardegna, dunque, va in controtendenza rispetto al resto d’Italia dove lo scatto dei contagi ha dato origine all’alzata repentina delle misure con i tanti cambiamenti negli ingressi in fascia arancione o rossa.
Il ministro della Salute, purtroppo a detta di tanti, rinominato, ha firmato le ordinanze sulla base dei dati e delle indicazioni della magna Cabina di Regia.
La conferma arriva dall’assessore alla Sanità della Sardegna, Mario Nieddu, che si è consultato con Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità.
Attualmente Il tavolo di confronto tra ministero della Salute, Iss e Regione è in corso per definire le modalità attuative del passaggio.
L’assessore tiene a sottolineare che non si tratterà di un “liberi tutti”. E consiglia di non abbassare affatto la guardia. Abbastanza intuibile le motivazioni. La libertà di spostamento, infatti, prevede la riapertura di bar e ristoranti, anche di sera, così come piscine, palestre, luoghi di cultura , cinema e teatri. Resta dunque, naturalmente, l’uso obbligatorio dei DPI, della mascherina e il distanziamento nei luoghi pubblici al chiuso e all’aperto oltre all’auspicabile il più possibile lavaggio e disinfezione di mani e ambienti.
La prudenza dovrà necessariamente prevalere anche perché, proprio in Sardegna, sono attivi almeno tre focolai che hanno costretto altrettanti comuni a chiudersi in zona rossa. La Maddalena, Bono e San Teodoro, tutti in provincia di Sassari. A Cagliari il 6 e 7 marzo è inoltre in agenda uno screening di massa che coinvolgerà circa 80.000 abitanti del capoluogo.
I dati delle ultime tre settimane consecutive hanno evidentemente espresso i loro risultati: l’Rt è risultato il più basso d’Italia, 0,68. Inoltre nell’ultimo aggiornamento sono stati rilevati 70 nuovi casi e il tasso di positività sceso all’1,7 per cento. Negli ultimi 20 giorni i dati erano gli stessi e sono stati confermati. Meno di 50 casi ogni 100mila abitanti.
Nonostante che i dati sui vaccini siano negativi rispetto ad altre regioni. Infatti Solo il 58,9% delle dosi consegnate risulta somministrato, ben 11 punti percentuali in meno rispetto al resto d’Italia, dove per altro le dosi sembrano scarseggiare, anche se non è ancora abbastanza chiara la causa.
Ma la ripartenza di queste attività, esiste in Sardegna dove eventuali misure di controllo e precauzione dovranno ora essere disciplinate da un’ulteriore ordinanza che spetta al Governatore Solinas.
Una domanda nasce spontanea. Sono stati più accorti, prudenti e virtuosi negli accorgimenti gli abitanti della Sardegna rispetto agli altri?
Ho ritenuto fin dai primi mesi della pandemia, quando non sapevamo nulla, che avremmo dovuto volersi bene, l’un l’altro perchè eravamo, siamo stati, siamo e saremo legati indissolubilmente dal contagio. Di errori ne sono stati fatti tanti da chi ci ha governato e dal CTS. E tutti siamo molto provati, mentre parecchi, i più fragili, sull’orlo della depressione, quando non conclamata. Per paura del morbo o per motivi economici che non occorre illustrare. Senza contare le vittime, troppe, che abbiamo avuto, o i malati gravi attaccati all’ossigeno che raccontano sofferenze indicibili, anche se fortunatamente sopravvissuti.
Ma non per questo, per rabbia contro chi non ci ha tutelati come avrebbe dovuto, è né opportuno né utile sottovalutare, ignorare o addirittura negare la pandemia assimilandola a una banale influenza stagionale ancorchè aggravata da complicanze.
E ora, purtroppo, l’età del contagio sta scendendo e ci sono vittime anche fra i ragazzi e fra i giovani.
Facciamoci dunque delle domande e diamoci le risposte. Occorre prudenza e autodisciplina per scelta, non per imposizione. A ciascuno la propria parte. Per riconquistare la reale libertà in salute e economia.
Carla Ceretelli

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