
Come si è visto a Davos basterebbe che l’Europa si decidesse ad alzare un po’ la testa per far rientrare negli argini il dilagante Trump.
Adesso, sulla questione Groenlandia, dopo aver attaccato duramente l’Europa, ha escluso l’uso della forza e ha fatto marcia indietro sui dazi.
Per questo cambio di rotta dobbiamo dare atto alla fermezza di alcuni Stati europei, a cominciare dalla Danimarca che non fa deroghe sulla sovranità.
Onore, quindi alla Danimarca e a Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia che hanno inviato un pur simbolico contingente in Groenlandia sfidando l’ira de potente alleato. Non posso dire la stessa cosa dell’ Italia del governo Meloni (ma anche la voce dell’opposizione mi è parsa flebile).
A questo punto, però, si pone un problema: se dobbiamo difenderci dal più potente alleato, il ruolo della Nato viene messo in discussione. Ed è giunta l’ora che l’Europa si doti di un sistema di difesa unificato. Coinvolgendo anche Gran Bretagna e Canada.
Tra l’altro, il clima non è propriamente sereno perché queste improvvise giravolte di Trump , fanno temere che ce ne possano essere altre di segno opposto.
Tanto più che mi risuona ancora la stoccata del Segretario al Tesoro Scott Bessent: “Gli USA proiettano forza, l’Europa debolezza”
E va sottolineato che a Davos Trump a proposito della Groenlandfia ha detto anche : “se gli europei diranno di sì, lo apprezzeremo molto”, “se diranno di no, ce lo ricorderemo” (https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/01/21/).
Da parte del leader di un grande Stato che esporta democrazia nel mondo, avrei preferito sentir proclamare un “sacro” rispetto dell’autodeterminazione.
Inoltre, poiché, come scriveva anche Dante,”nomina sunt consequentia rerum” temo che negli atteggiamenti di Trump si celi il pensiero di quell’America profonda che ha sempre mostrato disistima (e una sorta di avversione) nei confronti dell’Europa (ma allora, per fortuna, c’erano Wilson e Roosevelt a non rendere determinante questo sentimento ostile).
Comunque l’insegnamento che emerge da tutto questo è chiaro: se l’unica legge che riconoscono in America è quella della forza, dobbiamo accelerare sull’Unione politica e militare dell’Europa. Ma l’unione non basta. Da parte dell’Europa occorre anche un alto profilo e volontà di una politica internazionale autonoma. Perché adesso, come ha notato Alessia De Luca su Pensalibero (https://www.pensalibero.it/trump-a-davos-una-mezza-svolta-molte-ambiguita/ ) a parte Macron e Carney , a Davos non si sono sentite ferme prese di posizione contro le “ambizioni imperiali” che calpestano il diritto internazionale.
Non sono certo antiamericano ma un tale atteggiamenti nei confronti degli alleati non si era visto con nessun altro Presidente, anche con quelli che proclamavano America first ma poi avevano con l’Europa uno stretto rapporto e ci “tenevano” all’Europa.
Gabriele Parenti

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