
Al funerale del Papa, il presidente argentino Javier Milei sembra intenzionato a fare pubblica ammenda. Un atto che, a voler essere generosi, potrebbe persino apparire sincero. Eppure fa impressione pensare che proprio lui, che aveva definito Francesco “figlio di una buona donna che predica il comunismo”, “gesuita vicino a comunisti assassini”, “rappresentante del Maligno”, “imbecille” autore di “politiche ecclesiali di merda”, ora si presenti in Vaticano a omaggiarlo. Magari quelle parole le ha gridate davvero, o forse se le è ripetute a denti stretti davanti allo specchio, più per rabbia verso sé stesso che verso il Papa. E magari, tra un insulto e l’altro, si diceva anche: “tu sei un grande”, fissandosi negli occhi. In questo teatro dell’ipocrisia, dove i potenti del mondo sfileranno con volti contriti e parole misurate, ci sono anche quelli come lui. Gente che ha costruito la propria fortuna politica calpestando chi non si allineava, e che oggi si presenta a Roma come se nulla fosse, per difendere interessi, stringere mani, sostenere cardinali che promettono un ritorno all’ordine. Perché, diciamolo: Francesco dava fastidio. E non per ciò che diceva, ma per ciò che faceva. Dava fastidio perché non si è mai prestato al gioco delle convenienze, perché ha avuto il coraggio di essere scomodo in un tempo in cui anche la fede spesso si piega alla diplomazia. Ha lavorato senza sosta, senza mai chiedere tregua. Nemmeno quando era ricoverato al Gemelli. Quella sua immagine – la tonaca stropicciata, la borsa consumata, le scarpe comuni – ha dato forza a chi della vita conosce solo i margini. Francesco non calzava pantofole rosse, non indossava ori, non mostrava simboli vuoti. Li ha rifiutati, coerente fino all’ultimo con chi ha scelto di essere: un gesuita che non cercava potere, ma servizio. Eppure adesso, che non c’è più, fioccano i giudizi. Lo analizzano, lo pesano, lo sezionano. Gli dicono cosa avrebbe dovuto fare, come avrebbe dovuto comportarsi. Ma chi sono questi critici dell’ultima ora? Hanno mai portato il peso di una Chiesa universale? Hanno mai partecipato ad un conclave, o hanno solo assistito alle partite dal bar degli intellettuali della domenica? Ora che Francesco non può più rispondere, passano sopra la sua storia come un rullo compressore. E allora sì, se hanno fatto tutto questo con lui…figuriamoci cosa faranno di te. Ma forse, nel silenzio che seguirà, quando le luci si spegneranno e le parole si faranno meno sicure, resterà qualcosa. Il passo discreto, la tenacia mite, quella fede ostinata che ha scelto gli ultimi. E sarà all’ora, forse, che capiremo davvero chi è stato Francesco.
Angelo Santoro

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