Ci sono molti tentativi in atto per provocare la caduta del governo Prodi. Per molti Prodi è un ostaggio dei comunisti, anche se non si specifica se i comunisti continuano a mangiare i bambini.
Pur avendo votato il centrosinistra non sono un fans del Presidente del Consiglio p.t. …anzi… , ma pongo due considerazioni politiche.
La prima che la caduta del governo Prodi non deve comportare, a mio sindacabilissimo giudizio, un mutamento di maggioranza perché gli Italiani nella Loro sovranità hanno scelto, sia pure di strettissima misura, il centrosinistra per cui ad una crisi dovrà seguire ovviamente altro governo, ma sempre nell’ambito delle stesse forze del centrosinistra fino al 2011. Sostenevo lo stesso concetto quando vinse il centrodestra. Ebbi parole di fuoco contro il governo Dini ed i ribaltoni avvenuti in Campania, Calabria e Puglia nel 1998.
Se si disattende la mia prima personale considerazione, arrivo alla seconda.
Se ci sarà un governo che si poggerà su una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne essa sarà espressione di più o meno larghe intese.
Le c.d. larghe intese non porteranno nulla di buono agli Italiani perchè il personale politico disponibile – al di là dei bravi propositi che saranno sicuramente sbandierati con molte chiacchiere – non farà le riforme, e tantomeno una buona riforma elettorale, ma vivacchierà come il fu governo Dini.
Non ci sarà un governo di sana unità nazionale come nell’immediato dopoguerra perché tra il personale politico disponibile non c’è nessuno che somiglia neppure vagamente ad un De Gasperi o un Nenni né tantomeno un Togliatti o un La Malfa.
Questo governo vedrà il Partito Democratico come perno principale con le vecchie dirigenze dei DS e Margherita, forse con il contorno di cipolline e Di Pietro.
Pongo alla mia parte politica, quella Socialista, questa domanda che estendo anche a tutta l’area laica e liberal/socialista: a fronte di un governo delle larghe intese, cioè dove il perno è il c.d. Partito Democratico, ci ritroveremo tutti all’opposizione?
Resta chiaro che all’opposizione ci saranno spazi da occupare, ma saremo in “condominio” con Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi e quella parte della Sinistra che lascerà i DS per non entrare nel PD.
Gino Di Maro
P.S.: Ci sarà il solito compagno di turno che mi dirà che il “condominio” con i comunisti non lo fa dormire la notte e che comunque le larghe intese ricompongono il centro e che i socialisti sono di centro. Per favore stia zitto!

Ebbene no, non sarò io a dirlo, anche perché non è cosi, non sono i comunisti che mi tengono sveglio la notte, per essere sincero non sono nemmeno i fascisti e/o i leghisti, se mai ci fosse qualcosa che non mi fa dormire è il fatto che leggo, ormai ovunque, di intenzioni, a volte anche sincere, di ricomposizione e ricompattamento dell’area socialista laica e riformista ma poi tutto si perde in chiacchiere.
Non ultima, da quel che leggo, l’assemblea di Roma dalla quale non sento uscire una sola dichiarazione e/o una sola frase di positività.
Il governo di unità nazionale non lo prendo nemmeno in considerazione perché dall’unione di due , a quel punto ex, governi che hanno governato male, malissimo, non ci si può aspettare di certo cose eclatanti.
L’ unica cosa buona che sta accadendo nella politica italiana è e sarà sicuramente la fondazione del PD. , perché libererà tante di quelle “forze” in uscita da riuscire, speriamo, a scompigliare il centro sinistra così com’ è oggi e a liberare energie che se, finalmente, intelligentemente governate potranno portare, questa volta si, alla ricomposizione di una forza di governo, di sinistra, capace di creare un’alternativa valida al grigiume politico oggi imperante, che poi questa entità nascente la si chiami socialista, riformista o come qualcuno propone “Pensalibero”, ha poca importanza, quello che conta e deve contare sono le idee e la capacità politica di portarle avanti.
Per questo e solo per questo mi auguro che Prodi riesca ad andare avanti ancora per qualche tempo, almeno fino a quando il PD avrà prodotto i suoi frutti, diversamente sarà la classica caduta “ dalla padella (Prodi) alla brace (Berlusconi), il che non è certamente auspicabile.