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Se anche Renzi soffia sul fuoco

di Roberto Riviello | 16 Settembre 2013

La battaglia, quella vera, non è più contro il leader del Pdl  ma è tutta interna alla sinistra: trattasi della gara a chi si deve aggiudicare la vittoria, lo scalpo, la testa di Silvio che rotola. 

renzi_leopolda1--400x300Venti di guerra alzano minacciose lingue di fuoco all’ orizzonte di questa legislatura, ma viene da chiedersi se la battaglia che si sta giocando nella giunta del Senato intorno a cavilli giuridici e linguistici sul concetto  un po’ fin de siecle di decadenza sia in verità soltanto un war game, cioè uno scenario virtuale che maldestramente vorrebbe celare il vero teatro del conflitto. Sì, perché cos’ altro potrebbe significare tutto questo affannarsi per giungere il prima possibile al traguardo di un verdetto preannunciato e che ben poco lascerà al caso e all’ imponderabile?

Perché ai barocchi tentativi della difesa berlusconiana giocati in punta di diritto e sul filo dell’equilibrista, nel Pd si risponde all’ unisono, da Epifani a Renzi, come se si trattasse di un  coro di giustizialisti giacobini italioti che agiscono nello spirito del 1993 ma non del 1789?

Perché persino Matteino, che come un Pierino bastian contrario aveva sempre denunciato l’ antiberlusconismo militante ed imperante a sinistra e sostenuto che il Cav. si doveva battere in modo politically correct, ovvero non a suon di sentenze e di Cassazioni, adesso anche lui s’ infuria e sbraita in nome della giustizia uguale per tutti e, dunque, giù la ghigliottina alle prime luci dell’alba e che la decadenza faccia il suo corso?

Non è che bisogna essere scienziati della politica per capirlo: la battaglia, quella vera, non è più contro il leader del Pdl (la cui sorte legale, mese prima mese dopo, è bella e segnata, amen) ma è tutta interna alla sinistra: trattasi della gara a chi si deve aggiudicare la vittoria, lo scalpo, la testa di Silvio che rotola.  Lì, infatti, si sta giocando la vera partita, che in verità è un incontro di thai boxe all’ultimo sangue: perché il premio in gettoni d’oro e poltrone, che si riscuoterà alle prossime e sempre più vicine  elezioni, se lo porta a casa chi assesta il colpo di grazia.

Guai se qualcuno all’ interno del Pd si dovesse mostrare titubante o peggio ancora accomondante. Avete visto cosa è successo al povero Violante? Insulti, sputi, lanci di bottigliette d’acqua, come a dire: stai zitto o le prossime saranno moltov vecchio stile.

Guai se la corazzata Potempkin del Pci-Ds-Pd non partecipasse al verdetto finale esprimendosi all’ unanimità per la decapitazione del Cavaliere.

Cosa farebbe la famosa base degli elettori, quelli che ancora affollano i festival sudoriferi di fine estate e che un tempo si riunivano in gioiose macchine da guerra ed allegri girotondi gridando sempre gli stessi slogan, cioè uno solo: a morte Silvio?

E’ ovvio, c’est facile: se ne andrebbero in massa ancora più a sinistra, in braccio a colui, Grillo, che il tiranno l’ha combattuto fino all’ ultimo e senza mai concedergli tregua, anche quando era già stato condannato da sentenze multiple e, probabilmente, persino dall’ unica corte veramente imparziale che si chiama Storia.

In conclusione, la pacificazione ( e con essa la stabilità) è andata a farsi friggere, nonostante i continui richiami di Napolitano il sognatore, il rialzarsi repentino dello spread e le previsioni funeree di crescita per l’ anno a venire. Ha ragione Pansa quando scrive, nel suo ultimo libro, che la guerra civile in Italia è iniziata nel ’48 e non è ancora finita.

Sicuramente non finirà nelle prossime settimane: c’è il congresso del Pd alle porte, il centrodestra presto sarà allo sbando come l’ esercito italiano il giorno dopo l’armistizio dell’ 8 settembre, Renzi da  rottamatore liberaldemocratico è tornato vero uomo di sinistra e riciclatore, Letta prima o poi cadrà come Cesare sotto i fendenti degli amici e compagni di partito, in molti saliranno sul carro del vincitore e, finalmente, tutti insieme ci getteremo nel lavacro di nuove e libere elezioni. Praticamente, siamo già entrati in guerra: contro noi stessi.

Pubblicato in : Editoriale

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    18 Settembre 2013 alle 00:09

    Se Chiara, è ovvio che le elezioni non ci saranno nell’immediato! Quanto alle mie informazioni le trovo quotidianamente su diverse trasmissioni tv, l’ultima stasera a “Ballaro'”, La maggioranza degli italiani(mi pare il 59%) auspica che il governo resti in carica per almeno piu’ di un anno, e ancora, in caso di duello secco tra Letta e Renzi, il primo è accreditato del 41% contro il 39% a Renzi.

    Rispondi
  2. Chiara

    17 Settembre 2013 alle 08:44

    Paolo, se ci fossero elezioni oggi il cdx perderebbe, per questo Berlusconi ha rinunciato a far cadere il governo.

    Rispondi
    • Roberto

      17 Settembre 2013 alle 10:28

      Evidentemente Paola ha informazioni riservate (e certezze) a cui noi comuni cittadini non abbiamo accesso

      Rispondi
      • Roberto

        17 Settembre 2013 alle 10:29

        Evidentemente Chiara…

        Rispondi
  3. Paolo Francia

    17 Settembre 2013 alle 00:05

    Chiara, sondaggi in diretta su Rai 3, il governo è voluto dalla stragrande maggioranza degli italiani, i due schieramenti sono alla pari, al 33%, con un guadagno del PDL del 4,5%.
    Renzi è in testa come preferenze, ma non è presidente del consiglio, ne capo di una Partito. Se ci fossero le elezioni oggi, il governo possibile sarebbe lo stesso, ci vorrebbe un cambio di rotta come fu in Germania, per fare le cose che i due schieramenti da soli non possono fare,e non per bloccarsi gli uni con gli altri. Renzi non cambierà la situazione, anzi, è pure possibile che se ci fossero nuove elezioni il centro destra potrebbe avanzare il centro sinistra.
    Con queste cifre, bisognerebbe continuare senza elezioni, ma come ho detto, cambiare la mentalità, da coalizione forzata, a coalizione virtuosa.

    Rispondi
  4. Chiara

    16 Settembre 2013 alle 13:56

    Errata corrige: in tutti i sondaggi

    Rispondi
  5. Chiara

    16 Settembre 2013 alle 13:55

    Permettimi di farti notare due cose, per amore di cronaca: 1) In tutti isindagfi, compresi quelli in mano al Pdl, come puoi leggere nelle cronache politiche di oggi che li indicano come il principale motivo della marcia indietro di Berlusconi, Renzi è talmente avanti al caro Slvio (pressappoco 52 a 18) da non avere alcuna necessità di volerlo abbattere per via giudiziaria, anzi, potrebbe stravincere e sre più bella figura. 2) si è garantisti per tutti e tre i gradi di giudizio. Io lo sono, Renzi lo è coerentemente stato. Poi, una condanna definitiva, è una condanna definitiva. Se vuoi chiamarla Andrea, fallo, ma il sensi resta quello. E il garantismo non c’entra nulla. La legge Severino l’hanno votata ed anche con gradi lodi quelli del Pdl, se non capiscono quello che votano è un problema loro. E qui l’antiberlusconismo non c’entra nulla, vediamo di uscirne invece di entrare a piè pari nell’antirenzismo.

    Rispondi

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