Il nuovo che doveva nascere non è nato nel XXI secolo. Mentre la caduta del muro rinfocolava le speranze, nuovi muri si alzavano. La globalizzazione aveva cancellato confini ideologici, economici e geografici e improvvisamente la guerra in Crimea ci riportava secoli addietro. Così pure pensavamo che le lotte di religione fossero materie di studio di un passato lontano ed invece sono drammaticamente alle porte di casa nostra.
Il Diritto Ecclesiastico che riguarda non soltanto la libertà religiosa, conquista tardiva dell’Occidente e non ancora penetrata in numerosi e vasti angoli bui del pianeta terra, ma riguarda ancora conquiste non pacificate del diritto alla vita (procreazione medicalmente assistita) e alla buona morte (accanimento terapeutico, eutanasia, testamento biologico), obiezioni di coscienza del personale sanitario, che sono parametri che si incontrano e scontrano nel territorio religioso, è ancora utile per comprendere la geopolitica odierna.
Oggi, che Giordano Bruno è lontano nel tempo, ma presente nell’ideologia moderna, la scienza, supportata dalla tecnica si autogiustificano per il possesso di un valore intrinsecamente positivo in quanto apportatrici dell’unica conoscenza possibile, quella della realtà empirica e comunque generatrice di progresso. La scienza e la sua ancella la tecnologia procedono al di là del bene e del male; la logica della scienza non è mai etica perché cerca di oltrepassare i confini della conoscenza. La gente, la democrazia, vorrebbe controllare anche lo sviluppo scientifico, imponendo il suo buon senso comune, egualitario e molto umano, allo scienziato. Ma gli scienziati sono gli ultimi grandi aristocratici di questa terra: loro unico padrone è il loro genio, che ha bisogno di tanti quattrini per far macinare le idee.
Rita Levi Montalcini al momento del riconoscimento del Nobel dichiarerà:<< …non si può mettere il chiavistello al cervello e quindi alla ricerca scientifica tesa a migliorare la qualità della vita e a debellare la malattia e con essa il dolore fisico…>> . Sempre e comunque non si possano porre dei limiti?
Io distinguerei, sempre che il cervello dello scienziato sia almeno più che mediocre nell’attività di ricerca pura, che è un valore di per sé da coltivare e preservare: libertà incondizionata; è la tecnologia,la quale assorbe e distrae risorse della collettività che andrebbe valutata in base all’eticità sua propria e secondo i fini che possono o no possedere una loro valenza etica positiva. Va quindi tenuto conto che l’eticità della ricerca scientifica va anche, per così dire, valutata sul campo, cioè sulla base delle modalità che lo scienziato sceglie per dimostrare le teorie indagate. Un esempio per tutti. Ancora nel secolo scorso non si aveva alcuna remora a sperimentare su pazzi e criminali non consenzienti per il progresso della conoscenza, mentre oggi questa procedura, indipendentemente dalle tecniche adottate, apparirebbe riprovevole a tutti.
Lo scientismo e la fede nella tecnologia che vanno sempre più identificandosi sembrano dotate d’onnipotenza. Quel conforto esistenziale che nel recente passato era rivolto dalla teologia all’uomo viene assunto ora da un’ ottimistica illusione che solo la scienza possa condurci ad un mondo più felice. Ad iniziare dalla conquista di un pugno di anni di vita in più. Come se il procrastinare il problema della morte perdesse la carica angosciante che accompagna l’uomo da sempre. Anche la scienza produce i propri dogmi a partire dall’Illuminismo che fece della ragione la sua nuova fede.
Opportunamente dobbiamo ammettere che la tecnica non aiuta minimamente alla scelta dei fini, ma può al massimo proporre delle modalità utili a perseguire dei fini già posti dall’uomo. Solo l’uomo si propone dei fini, persegue valori, esprime significati, si pone dei perché che riguardano la stessa scienza e tecnica.
Il mito che si è imposto nel Settecento – Ottocento con l’idea del progresso, di un ‘unica storia che raccoglie ed unifica tutte le altre possibili storie, conducendo l’umanità verso un’epoca senza miti e senza costumi, fatta di nuda verità ci fa riflettere. Si tratta di un mito velenoso e pericoloso come tutti i monomiti, impasto di teologia laica e tecnologia, di fede nei nuovi dogmi e di economia che ci obbliga alla schiavitù per mancanza di alternative e di pluralità di voci altre ed alte che ci scuotano e ci riconducano ad un esercizio di semplice umanità.
Carlo Maria Martini così profetizzava:
| << La Chiesa è stanca, nell’Europa e nell’ America del benessere. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? … |
| La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? >>
Ma la Chiesa è ancora una forza attiva non solo in Italia, la quale utilizzando la propria libertà d’azione detta ancora legge sulle coscienze. Infatti la religione cattolica, e non solo la cattolica, non propone soltanto una scelta individuale di fede, ma ogni religione ha il diritto in Italia, secondo la nostra Costituzione, di proporre il proprio |
modello formativo, quindi ha la facoltà ed il diritto di agire attraverso i fedeli nella società.
Si spiega così l’intervento nel 2005 sul referendum – che trattava di procreazione assistita per le coppie sterili e a quelle affette da patologie geneticamente trasmissibili, garantire la scelta delle opzioni terapeutiche più idonee ad ogni individuo, ecc., fra cui la procreazione eterologa – , in cui soltanto il 25, 9% si recò a votare rendendo nullo lo stesso. Fu il cardinale Ruini che gettò sul tavolo politico tutta l’organizzazione e forza della Chiesa. In seguito la magistratura intervenne più volte a sanare i vuoti di legge fino alla riproposizione in data più vicina a noi di un volere parlamentare che sanasse in qualche modo la problematica. E lo vedemmo anche in questioni di patti civili di solidarietà come la Chiesa si sia battuta fino all’ultimo perché tali accordi fossero qualcosa di diverso e peggiorativo dal matrimonio (l’assenza di fedeltà in coppie omosessuali). Ruini per questa battaglia scomodò Dio, il quale non apprezzava, anche in questo caso i progressi della scienza. Il cardinale Ruini lo ha limitato con questa sua battaglia parlando in nome Suo, poiché gli ha attribuito una visione umana, perciò fallace. E’ per la Chiesa sempre un Dio delle regole, della misura, del controllo.
Se Dio esiste, è per forza un Dio trascendentale, che trascende anche la scienza e qualunque cosa la scienza scopra la scopre alla luce di Dio, il che significa che non c’è nell’atteggiamento della scienza un malvagio in sé. Al massimo esistono azioni malvagie dell’uomo contro l’uomo, intendendo il male come un fatto del tutto umano.
Un problema però inquieta e ci deve inquietare quanto il pericolo di deificare la scienza. Se è vero, come le leggi impongono, che tutte le religioni hanno pari dignità ed ognuna di loro ha il diritto di formare il cittadino secondo i propri canoni, che ne sarà di noi quando una setta religiosa sarà tanto forte da essere maggioranza assoluta? Potrà imporre a tutti di pregare identitariamente alle stesse ore e allo stesso modo ? Potrà imporre a tutti di pensare collettivamente secondo quanto stabilito dall’ “autorità” ?
Forse l’idea di religiosità di Bruno, personale e intima, senza imposizioni missionarie di sorta è quella che procurerebbe meno danni all’Umanità. Per questo Bruno va riletto alla luce del suo misticismo intimo e non quale portatore di un valore libertario e scientifico.
Guglielmo Adilardi

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