
Andiamo, piuttosto, direttamente al nocciolo e vedremo che il ragionamento no fa una grinza.
Ogni giorno è un bollettino di guerra: qualsiasi giornale si sfogli, i titoli che trattano la nostra politica interna ci offrono il quadro desolante di una maggioranza nella quale ogni segretario di partito alza la voce e la spara sempre più grossa alla conquista di un minimo di visibilità.
Non ci sentiamo nemmeno di criticarli: sono obbligati a questo, perché ognuno ha motivo di essere scontento dell’azione del governo. Si veda la vicenda dei DICO: non contentano i cattolici della Margherita e scontentano i laici DS, SDI, Radicali, di Rifondazione, etc. O si veda la politica estera: strilla la sinistra comunista e bofonchiano per opposti motivi Lamberto Dini, lo SDI, la parte più moderna dei DS e della Margherita. E’ il bipolarismo all’italiana, bellezza: le coalizioni si contraddicono nei propositi dei partiti che ne fanno parte, per cui, passata la festa, cioè le elezioni, ognuno esaspera le proprie posizioni perché è l’unico modo per comunicare ai propri elettori la irrinunciabilità dei propositi.
Da questo punto di vista anche il centro-destra ormai, con il fatale declino di Berlusconi, è una torre di Babele. Ma occorre ammettere che per quasi tre lustri il creatore di Forza Italia ha rappresentato per la sua coalizione un vero leader, capace di guidare l’intero schieramento di centro-destra, imponendo a tutti le sue scelte.
E’ proprio ciò che manca oggi al centro-sinistra. Prodi è il punto di mediazione necessario e possibile, non il leader. Senza una Segolene Royal, un Sarkozy, una Maerkel, un Tony Blair che si impongano innovando, cambiando uomini, metodi e obbiettivi, tutte le componenti del centro-sinistra saranno condannate all’eterno gioco delle parti scambiate fra i medesimi protagonisti.
Lo stallo e i contorcimenti dei vertici DS e della Margherita sul costituendo Partito Democratico sono al riguardo significativi. Si coltiva l’illusione di separare i tempi della scelta della leadership rispetto a quelli dell’opzione politica e programmatica e si perpetua l’equivoco. In realtà leader e programmi sono indissolubilmente collegati: non si crea un leader se non attorno ad un programma, e nessun programma può essere credibile se non è incarnato dal leader giusto.
Questa stessa considerazione ci sentiamo di farla anche a proposito del progetto di dare vita ad un nuovo soggetto laico, liberale e socialista. Sarebbe un errore pensare ad una sommatoria di vecchie nomenclature e a leadership misurate col bilancino.
Per quanto ci riguarda, se il progetto sarà chiaramente definito come auspichiamo, ci adopreremo per una leadership forte, senza badare alle provenienze.
SCANDALOSO: AL CENTRO-SINISTRA MANCA UN BERLUSCONI !
Si coltiva l’illusione di separare i tempi della scelta della leadership rispetto a quelli dell’opzione politica e programmatica e si perpetua l’equivoco. In realtà leader e programmi sono indissolubilmente collegati.

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