In mezzo alle telefonate al Quirinale, a Alfano, a Verdini, a ministri, futuri ministri, ex ministri, ex futuri ministri e futuri ex ministri, Renzi ha trovato il modo di dedicare un paio di minuti per designare il nuovo sindaco di Firenze.

A Firenze, da dove a suon di primarie è partita la marcia trionfale del Sindaco, per il primo cittadino che sarà eletto in primavera le primarie del PD (e dintorni) non si faranno. Fra i tanti impegni del fine settimana, in mezzo alle telefonate al Quirinale, a Alfano, a Verdini, a ministri, futuri ministri, ex ministri, ex futuri ministri e futuri ex ministri, Renzi ha trovato il modo di dedicare un paio di minuti per designare il nuovo sindaco della città. Sarà Dario Nardella, già suo vicesindaco, poi deputato e “braccio destro” (uno dei tanti, come quelli della dea Kalì) nella capitale, ed ora di nuovo vicesindaco reggente. La designazione è stata ovviamente accolta: in primo luogo perché l’ha detto lui; in secondo luogo perché, se si tenessero le primarie, rischierebbe di vincerle Eugenio Giani, attualmente presidente del consiglio comunale, consigliere regionale, una sorta di macchina da guerra per le preferenze e, infine, ex socialista. Capito quanti difetti? Il partito l’ha presa piuttosto bene. Nessuno ha fiatato, tutti zitti.
E tutti zitti, anche sul secondo tormentone rottamato più o meno nello stesso momento. Il “caimano”, il “pregiudicato” l’incarnazione dell’insopportabile “conflitto di interessi”, l’uomo “impresentabile”, insomma “quello che ci rende ridicoli nel mondo” è pur sempre “il leader di un importante partito con il quale si devono fare i conti tutti i giorni”. Ottimo, finalmente. Per noi è assolutamente normale che un partito si scelga il suo leader e prenderne atto. Ci mancherebbe altro che lo decidessero altri che non i partiti stessi con le loro (ancorchè discutibili) regole interne. Ma noi non abbiamo mai sostenuto il contrario!

Non capisco come si possano buttare in sarcasmo e ironia motivazioni così gravi che denunciano il subdolo colpo di stato in atto, alle spalle oltretutto di un popolo di vecchi inermi. Non sarebbe tempo di ripulirsi dal letame del “politically correct”?