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Berlusconi, Renzi e il disprezzo della politica

di Angelo Giubileo | 16 Febbraio 2014

“… Il termine Tiranno indicava colui che si impossessava illegalmente del potere. Nell’antica Grecia non aveva il significato spregiativo attuale ma indicava solamente l'”illegalità” del potere”.

renzi-e-berlusconiQual è il tratto distintivo che porterà con ogni probabilità Matteo Renzi al governo del paese? Perché, se è certo che sarà un semplice tratto – di penna pennello matita o altro genere di strumento atto all’uso – a sancire le dimissioni di Enrico Letta e a determinare l’attribuzione del nuovo incarico al piè veloce fiorentino; quanto alle motivazioni della svolta, non solo non ci riesce di capire ma cosa ancor più grave alcuno prova a darne una spiegazione, una che potremmo dire sia plausibile. Quanto poi ai numeri di una possibile nuova maggioranza, neanche a parlarne …

Leggendo il Corriere della Sera di venerdì, il bilancio del governo dimissionario è sintetizzato nell’espressione: “Partito con una squadra apparsa nuova, Letta è stato tradito dalla lentezza”. E quindi, in base a questo elementare valore di giudizio, dovrebbe poter sembrare accettabile la sostituzione sia della squadra che innanzitutto del capo. Del nuovo capo – da non confondere con la figura del kapò evocata da Silvio Berlusconi anni addietro -, sempre sul maggiore quotidiano nazionale si legge invece: “è così sicuro di sé da rivendicare come virtù ciò che gli viene rinfacciato come vizio: l’ambizione”. Si dice anche che sia smisurata, l’ambizione; e ci auguriamo pertanto che non sia solo fine a se stessa. Perché al riguardo, in verità, più di un dubbio è sopraggiunto. Ma, in ordine ad una plausibile motivazione, perfino lo storico giornale, nel fondo di prima pagina, sembra concludere: “L’impressione, tuttavia, è che ormai non serva a molto scandalizzarsi: il problema non è solo Renzi”.

E quindi sarebbe, ed è aggiungiamo noi, di volta in volta, Berlusconi, Monti, Renzi e quanti, in barba alle leggi ed alle procedure vigenti, sacrificano, di volta in volta, un pezzo di democrazia. Fino a quando per la vitalità della stessa non serve più neanche lo scandalo … e di scandali in questi anni ne abbiamo visti fin troppi tra comuni, province, regioni e governi nazionali. Anche mio malgrado, insisto; ma tutto è iniziato con l’introduzione della vigente normativa che fa riferimento sia alla cosiddetta legge dei sindaci che alla riforma del titolo V della Costituzione, misure che di fatto hanno ridotto la democrazia ad “enclavi” di potere.

Oggi, nell’era della comunicazione tecnologica avanzata, l’enciclopedia libera di wikipedia al termine enclave reca: “In geografia politica, un’enclave è una regione interamente compresa all’interno di uno stato, che però appartiene ed è governata da un altro Paese”. E comunque, riprendendo e proseguendo nella nostra riflessione, il termine anglosassone maggiormente in uso di lobby può in effetti servire ancora meglio a rappresentare l’azione politica di un gruppo di pressione esercitata su un lembo periferico di territorio quasi sempre in autonomia rispetto a quanto accade in altri lembi periferici di territorio o al centro geografico del paese.

Negli ultimi anni, la magistratura sembra abbia svolto nel nostro paese anche un ruolo di supplenza della politica. Non è bastato cioè solo reprimere gli scandali, ultimamente si è reso di fatto anche necessario intervenire per il ripristino delle condizioni minime di legalità democratica: legge elettorale, situazione delle carceri, stati d’insolvenza di enti e imprese, doppi incarichi e quant’altro di simile.

Se lo scandalo non è più utile alla democrazia, gli antichi greci insegnano che forse esiste ancora una possibilità: il disprezzo! A tale proposito, direi che vale la pena leggere ancora una volta cosa riporta wikipedia, in un passaggio dell’intero testo, alla voce “Politica”: “… Il termine Tiranno indicava colui che si impossessava illegalmente del potere. Nell’antica Grecia non aveva il significato spregiativo attuale ma indicava solamente l'”illegalità” del potere”.

E se così stessero oggi le cose nel nostro paese, allora credo proprio si debba andare a votare. Con il proporzionale.

Pubblicato in : Editoriale, Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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