Isolata, la Russia lo è. La colpa è sua, soprattutto perché incapace di diventare democratica. E’ rimasta chiusa come sempre è stata e con l’immenso desiderio di conquista militare.
Il silenzio della guerra nasconde sotto il candido manto della neve ucraina, l’attesa della primavera. Allora il sangue si scioglierà come i nodi di bionde trecce al vento, e rivoli, e a fiotti scivolerà via mescolata alla buona terra e all’acqua come calcina gettata dalla cazzuola sul viso di tutti noi a vergognosa denuncia. Può accadere, è molto probabile. Così come più di settanta anni fa, a Stalino, oggi Donetsk, una nuova tragedia, la solita tragedia, si potrà compiere. Non è bastata quella lezione che coinvolse l’esercito italiano, comandato da un pazzo col complesso d’inferiorità. Oggi la Mussolini è fiera d’esserci tornata in difesa di selvaggi ubriaconi appoggiati da Mosca, che hanno rifiutato le libere elezioni politiche ucraine di quest’autunno. Soltanto così e con serrate minacce d’invasione nelle zone aeree e delle acque nazionali, inglesi, americane, australiane, Putin può dimostrare quello che oggi la Russia esprime: muscoli e solo muscoli. Isolata, la Russia lo è. La colpa è sua, soprattutto perché incapace di diventare democratica. E’ rimasta chiusa come sempre è stata e con l’immenso desiderio di conquista militare. Sono discutibili la sua ricchezza, la sua equità sociale. Esistono milioni di persone abbandonate a se stesse che non manifestano certo un esempio da seguire per una vita emancipata. Per uscire dal cul de sac delle restrizioni e dell’embargo internazionale, La Russia avrebbe una cosa sola da fare: ritirarsi dal Donbass e dalla Crimea. E’, dunque, un problema sovranazionale. A queste condizioni anche il vecchio continente, potrebbe avere una line univoca per riprendere un accordo d’intesa. Alcuni Paesi uscirebbero dall’imbarazzo, ma soprattutto alcune lobbies potrebbero rifiorire con meno preoccupazione. L’Europa, però, non è unita politicamente. Questo costituisce per la Russia uno dei principali punti a suo favore, cioè quello di finanziare tutte le forze politiche separatiste e anti euro che serpeggia negli Stati dell’Ue, ciascuna al suo interno con frange nazionaliste o regionaliste. Di recente Putin, ha finanziato con 9 milioni di euro la campagna politica del Front National di Marie Le Pen. Sono molti quei gruppi fascisti, diffusi anche in Russia come hanno dimostrato di recente a Firenze i tifosi Bielorussi del Dinamo Minsk; o tre anni fa quelli della Russia negli scontri tra hooligans con i polacchi. Tenere l’Europa il più possibile disunità è molto rilevante per la strategia Russa che non può più puntare sul gas come vincente contropartita economica. La Russia però dovrà presto trovare un nuovo zar. L’oligarchia da qualche tempo ci sta pensando e s’interroga in cerca di una persona degna per sostituire Putin. La possibilità di un nome nuovo, un vero nome nuovo al comando del Paese, potrebbe spiazzare l’opinione internazionale, senza modificare di un centimetro la propria politica espansionistica. Una terza carta da giocare per la Russia, dipenderà dalla capacità dell’Ucraina di resistere alla corruzione indotta dalla povertà e dai soldi Russi. L’Ucraina ha chiamato se stessa attraverso la rivolta di Majdan a un notevole cambiamento. Il sacrificio, se disatteso dalla nuova assemblea della Rada Suprema, provocherebbe una situazione drammatica di grande pericolo per il Paese. Non meno pericolo sarebbe per la pace in Europa. Il consolidamento delle libertà e delle istituzioni democratiche in Ucraina, sono garanzia di solidità che vanno sostenute. L’embargo e le sanzioni internazionali, le nuove tecnologie estrattive di materie prime, che hanno permesso ai Paesi come l’Italia di diminuire le spese d’approvvigionamento di energia, sono importanti perché a primavera non riparta la guerra ora quasi in letargo.

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