
Diciotto sanzioni contro la Russia. Zero contro Israele. È questo il dato che più di ogni altro svela la doppia morale dell’Europa nella gestione dei conflitti internazionali. Una disparità che non è solo diplomatica, ma profondamente politica e, soprattutto, morale. Nel febbraio del 2022 la Russia invade l’Ucraina. Una guerra d’aggressione, preparata da mesi. L’Europa reagisce come mai aveva fatto prima: chiude gli spazi aerei, blocca i capitali, colpisce oligarchi, aziende, banche. Arma Kiev, la sostiene finanziariamente, paga il prezzo politico ed economico del conflitto. Tutto giusto, tutto comprensibile. In gioco c’è la sovranità di un Paese europeo e il principio del diritto internazionale. Eppure, quando si passa alla Palestina, la bussola si rompe. Dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele dà il via a una rappresaglia che non ha precedenti nella storia recente. Due anni di bombardamenti, oltre sessantamila morti, tra cui migliaia di bambini. Interi quartieri rasi al suolo, ospedali distrutti, campi profughi ridotti in polvere. Fame, sete, assenza di cure. Un’intera popolazione civile condannata all’inedia. E l’Europa? Osserva, commenta, balbetta. Forse lancia qualche cassa di aiuti dal cielo, che a volte uccide più che salvare. Ma non sanziona. Non condanna con la stessa forza, non applica alcuna misura restrittiva. Non si sogna nemmeno di interrompere i rapporti economici, commerciali, militari. Dov’è finito il principio di proporzionalità? Dov’è l’indignazione selettiva che ha mobilitato governi, media e cittadini per l’Ucraina? Perché la vita di un bambino palestinese vale meno di quella di un ucraino? Perché la democrazia ucraina merita aiuti e quella palestinese soltanto silenzio? Il punto è che Israele è un alleato strategico. È partner militare, tecnologico, culturale. È l’avamposto mediorientale dell’Occidente. E, soprattutto, gode della copertura totale degli Stati Uniti. L’Europa non ha il coraggio di prendere posizione. Teme di essere accusata di antisemitismo, o peggio ancora, teme di compromettere equilibri economici e geopolitici. Ma questo silenzio ha un costo. Un costo umano. Sessantamila vite spezzate, metà delle quali civili inermi. E il conto, alla fine, non lo pagherà solo Netanyahu. Lo pagheremo anche noi, in reputazione, in coerenza, in credibilità. Perché un’Europa che applica i diritti umani a corrente alternata non può più pretendere di essere credibile quando parla di pace, giustizia, legalità. Non basta difendere l’Ucraina se si ignora Gaza. Non basta condannare Putin se di fatto si assolve Netanyahu. O i diritti valgono sempre, o non valgono mai.
Diciotto sanzioni alla Russia. Zero a Israele. Non serve aggiungere altro.
Angelo Santoro

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