
Daniela Santanchè è tornata sulla scena pubblica. Non per presentare un bilancio dell’attività di governo né per annunciare nuove iniziative sul fronte del turismo, ma con un atteggiamento che sembrava dire: vi sono mancata? Un rientro che arriva dopo mesi di esposizione mediatica ridotta al minimo e che coincide con il riemergere di vicende giudiziarie che la riguardano. Il suo nome è infatti riapparso nei fascicoli della Procura di Milano per un’ulteriore ipotesi di bancarotta legata al fallimento di Bioera. I legali precisano che non è stata notificata alcuna comunicazione formale e ribadiscono che l’allora presidente non avrebbe avuto deleghe operative né responsabilità gestionali. Si tratterebbe, sostengono, di un “atto dovuto”, formula che nel lessico giudiziario indica un passaggio tecnico e non un giudizio di merito. Resta tuttavia il dato politico. Non è la prima volta che il nome della ministra viene associato a vicende societarie finite al vaglio della magistratura: un altro procedimento è già in corso. Sul piano strettamente giuridico vale come sempre il principio di presunzione di innocenza. Su quello politico però la questione è diversa e riguarda l’opportunità, la credibilità e la tenuta complessiva dell’esecutivo. Fratelli d’Italia si trova così ad affrontare un nuovo elemento di pressione in una fase delicata, con la campagna elettorale alle porte e il referendum sulla giustizia destinato ad alimentare un dibattito già polarizzato. La presidente del Consiglio ha sempre escluso l’ipotesi di rimpasti, rivendicando la stabilità del governo: una scelta legittima che tuttavia comporta l’assunzione di un costo politico qualora le vicende giudiziarie dovessero ulteriormente evolvere. In questi casi il confine tra responsabilità penale e responsabilità politica diventa centrale. La prima spetta ai tribunali; la seconda attiene alla valutazione sull’opportunità di restare in carica quando l’azione di governo rischia di essere costantemente oscurata da questioni personali. È un tema che attraversa tutte le stagioni della politica italiana e che chiama in causa non solo i singoli protagonisti, ma la qualità stessa delle istituzioni.
Il ritorno mediatico di Santanchè riporta dunque al centro una domanda più ampia: quanto può un governo permettersi di convivere con ombre che finiscono per incidere sulla sua credibilità? È su questo terreno che si misurerà la tenuta politica della vicenda.
Angelo Santoro

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