
Ieri alla Camera il Pd ha affidato a Fassino la dichiarazione di voto sul decreto Ucraina. È stato un intervento intelligente e robusto, che dimostra come una opposizione seria può candidarsi ad una alternativa di governo lasciando sperare di essere guidati con mano ferma verso l’Europa. Le parole di Fassino rispecchiano posizioni e obiettivi di tutti gli stati a governo liberaldemocratico, di destra o sinistra che siano, in occidente o in oriente – per usare una terminologia forse obsoleta.
Io voglio sperare che tutto il Pd si riconosca nelle parole di Fassino. Quel che è certo che gli alleati del Pd si schierano dall’altra parte della frontiera liberaldemocratica, come possiamo vedere dalle espressioni di voto di AVS e M5s.
Nessuna speranza di alternativa responsabile di governo, dunque, se il Pd ha questi lacci ai piedi.
Occorre una rottura a sinistra, che faccia saltare il tavolo di una alleanza costruita esclusivamente sulla forza dei numeri e non su idee e programmi condivisi. Una forza, quella dei numeri, del resto molto relativa, che condurrà a una sconfitta catastrofica. Ma è su questa alleanza bicefala che la segreteria del Pd continua purtroppo a puntare con cieca determinazione.
Marco Taradash

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