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Alden Biesen, l’Europa alla prova della realtà

L’Europa si ritrova ad Alden Biesen con un interrogativo che non può più rimandare: come restare una potenza in un mondo che cambia più velocemente delle sue regole. Nel castello medievale delle Fiandre belghe i leader dei 27 discutono di competitività, difesa comune, riforme economiche e autonomia strategica, ma il convitato di pietra è la ridefinizione del rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump, le cui pressioni politiche e commerciali mettono a nudo le divisioni tra i 27. Alla vigilia di un vertice che si preannuncia complesso, il fronte si sta già incrinando e stanno riemergendo disaccordi di vecchia data su come trasformare le ambizioni in azioni concrete. Per l’occasione, il Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha invitato gli ex presidenti del Consiglio italiani Mario Draghi ed Enrico Letta a partecipare a questa prima parte dei dibattiti per aggiornare diagnosi e terapie sulla scorta dei loro Rapporti del 2024.

di Alessia De Luca | 12 Febbraio 2026

L’Europa si ritrova ad Alden Biesen con un interrogativo che non può più rimandare: come restare una potenza in un mondo che cambia più velocemente delle sue regole. Nel castello medievale delle Fiandre belghe i leader dei 27 discutono di competitività, difesa comune, riforme economiche e autonomia strategica, ma il convitato di pietra è la ridefinizione del rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump, le cui pressioni politiche e commerciali mettono a nudo le divisioni tra i 27. Alla vigilia di un vertice che si preannuncia complesso, il fronte si sta già incrinando e stanno riemergendo disaccordi di vecchia data su come trasformare le ambizioni in azioni concrete. Per l’occasione, il Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, ha invitato gli ex presidenti del Consiglio italiani Mario Draghi ed Enrico Letta a partecipare a questa prima parte dei dibattiti per aggiornare diagnosi e terapie sulla scorta dei loro Rapporti del 2024. Sebbene non si preveda che l’incontro produca impegni vincolanti, il vertice definirà un orientamento politico generale per la Commissione europea, che dovrà elaborare proposte in vista di un vertice formale a fine marzo. La speranza è che questa volta i governanti europei non si limitino ad accogliere favorevolmente le proposte elencate, ma si impegnino ad attuarle.

Macron alza i toni?

Emmanuel Macron ha scelto di alzare i toni alla vigilia del vertice, parlando apertamente di “emergenza geopolitica e geoeconomica”. Se il continente non investe nella sua economia e non rimuove più rapidamente gli ostacoli alla crescita – ha avvertito il presidente francese in un’intervista rilasciata a sei quotidiani europei – verrà “spazzato via” dalla tecnologia americana e dalle importazioni cinesi a basso costo. La sua strategia per la ‘rinascita europea’ si articola lungo quattro direttrici. Una maggiore semplificazione; diversificazione delle catene di approvvigionamento, soprattutto per ridurre la dipendenza da asset critici come il gas naturale americano e il cloud. In terzo luogo, Macron sostiene una politica di ‘preferenza europea’ (Buy european) per proteggere le industrie critiche dell’Unione, tra cui prodotti chimici, acciaio, automobili e difesa. Infine, il pezzo forte del programma ruota attorno al debito comune. Il presidente ha dichiarato che vorrebbe vedere il lancio di “eurobond per il futuro”, da investire in difesa e sicurezza, tecnologie verdi e intelligenza artificiale. “L’Ue non dovrebbe lasciarsi cullare da un falso senso di sicurezza, pensando che le tensioni con gli Stati Uniti sulla Groenlandia, sulla tecnologia e sul commercio siano finite”, ha avvertito il presidente francese invitando l’Unione a intraprendere una “rivoluzione economica” e a diventare finalmente una vera potenza globale.

Ricetta franco-tedesca?

Simili appelli al rilancio europeo non sono nuovi, ma Macron sembra percepirne più di altri il senso di urgenza. In definitiva, secondo il presidente francese, l’Europa non dovrebbe sottovalutare i suoi punti di forza: come mercato di 450 milioni di persone, ma anche come regione governata dallo Stato di diritto. La sfida che deve affrontare è trasformare questi ‘asset’ in leve di forza geopolitica, prima che altre logiche di potenza prendano il sopravvento. Ma tra la diagnosi condivisa e la terapia proposta si apre il terreno delle divisioni. La reazione infastidita della cancelleria tedesca all’ipotesi di nuovo debito comune non si è fatta attendere. Fonti vicine a Friedrich Merz hanno immediatamente bollato la proposta come qualcosa che “distrae dal problema principale che è quello del deficit di produttività”. Le divergenze non si fermano qui: sul commercio internazionale, l’accordo con il Mercosur, il concetto stesso di autonomia strategica e nei rapporti con Washington, Parigi e Berlino sembrano essere su sponde opposte. Ne emerge una geografia di alleanze variabili con Italia e alcuni paesi del Nord e dell’Est che privilegiano la semplificazione normativa e il rafforzamento della competitività interna, temendo che la retorica dell’indipendenza strategica si traduca in protezionismo e tensioni commerciali.

Trump, l’elefante nella stanza?

Su ogni discussione permane l’ombra di Trump. Le sue minacce sulla Groenlandia e la retorica muscolare sui rapporti commerciali hanno accelerato una presa di coscienza tra i leader europei. Durante il Consiglio straordinario di gennaio, Ursula von der Leyen aveva parlato apertamente della necessità di “intraprendere la via dell’indipendenza”. Diversi diplomatici hanno descritto il vertice come un momento di svolta da cui non si può più tornare indietro. Il problema è che passare dalla retorica alla realtà comporta un enorme costo politico. Molti governi esitano a compromettere i rapporti con Washington o a esporre le proprie imprese a ritorsioni commerciali. Si profila così uno scontro tra due visioni: da un lato chi ritiene prioritario ridurre le dipendenze esterne, dall’altro chi teme che una svolta troppo assertiva finisca per danneggiare la crescita. Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Svezia si oppongono ancora più esplicitamente ai piani “Made in Europe” e in una dichiarazione congiunta, condivisa prima del ritiro, hanno avvertito che la spinta verso la preferenza europea rischia di “allontanare gli investimenti”. In ultima analisi, la questione è politica. Senza una scelta chiara su debito comune, politica industriale e rapporti con gli Stati Uniti, l’Unione rischia di restare sospesa tra ambizione e prudenza. “La semplificazione è importante – ha spiegato un diplomatico europeo – Ma non può essere l’alfa e l’omega della nostra politica comune. La burocrazia non è tutto. Dobbiamo riflettere urgentemente sulle catene di approvvigionamento e su come ridurre le nostre dipendenze”. E, in una riflessione al quotidiano Politico, ha aggiunto: “Abbiamo la diagnosi, abbiamo la ricetta, ma non siamo ancora andati in farmacia”.

Il commento

Di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca ISPI

“Può non piacerci che Trump dica – con toni a dir poco inappropriati – che l’Europa rischia di perdere il suo posto nell’economia mondiale, ma la realtà è proprio questa. Basta vedere i dati sulla nostra produttività e crescita che arrancano da troppi anni. Abbiamo un eccesso di regolamentazione, il Mercato Unico è incompleto e quello dei capitali è messo anche peggio. Investiamo in R&S quanto gli USA ma in modo più frammentato e sui settori tradizionali. Anche grazie ai Rapporti Draghi e Letta, quanto meno ora abbiamo le ricette. Avremo la forza per cucinare il tutto? Forse non con tutti i paesi membri. Ma il coraggio di andare avanti con chi ci sta non deve mancare”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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