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Più russo dei russi

Il lato comico della disfida sulle “disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina”, per cui il governo sembra costretto a dover porre la fiducia, è che all’Ucraina degli aiuti italiani, non importa un fico secco. L’Italia, semmai, ha bisogno di mostrare ai partner occidentali di sostenere l’aggredita Ucraina. All’Ucraina che arrivino o meno i sostegni italiani non fa né caldo né freddo. Il contributo militare dell’Italia all’Ucraina, economicamente insignificante, militarmente è completamente inutile. Il ministro degli esteri Taiani ha vantato mesi fa di aver inviato in Ucraina una batteria di Himars, un’altra è stata promessa per il 2027, che ammesso venisse oggi rifornita, non ha quasi senso usare, dal momento che la contraerea contro i droni non impiega difese missilistiche e per fermare i missili occorre poter colpire le postazioni di lancio russe oltre confine, cosa che l’Italia non consente di fare.

di Riccardo Bruno | 12 Febbraio 2026

Il lato comico della disfida sulle “disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina”, per cui il governo sembra costretto a dover porre la fiducia, è che all’Ucraina degli aiuti italiani, non importa un fico secco. L’Italia, semmai, ha bisogno di mostrare ai partner occidentali di sostenere l’aggredita Ucraina. All’Ucraina che arrivino o meno i sostegni italiani non fa né caldo né freddo.

Il contributo militare dell’Italia all’Ucraina, economicamente insignificante, militarmente è completamente inutile. Il ministro degli esteri Taiani ha vantato mesi fa di aver inviato in Ucraina una batteria di Himars, un’altra è stata promessa per il 2027, che ammesso venisse oggi rifornita, non ha quasi senso usare, dal momento che la contraerea contro i droni non impiega difese missilistiche e per fermare i missili occorre poter colpire le postazioni di lancio russe oltre confine, cosa che l’Italia non consente di fare. Se il governo italiano avesse autorizzato l’Ucraina, a bombardare la Russia, sarebbe un altro paio di maniche.

Draghi, che non è proprio un esperto di questioni militari, aveva inviato gli M113. dei cingolati, armati di mitragliatrice, privi di cannone, un mezzo di trasporto truppe degli agli anni Cinquanta del secolo scorso, ormai dismessi dall’esercito Nato, radiati da quello italiano. Già l’Italia li aveva regalati al Pakistan che li usava per i pezzi di ricambio. In Ucraina, l’M113 si è rivelato molto vulnerabile. La sua blindatura leggera richiede che vengano interrati per dare supporto alle truppe in trincea. Due anni fa il governo Meloni ha inviato gli obici semoventi M109L anche quelli radiati ma che comunque come gli obici Fz70 servono per colpire le truppe russe oltre le linee, cioè spesso fuori dai confini. Per i combattimenti a distanza ravvicinata, c’erano i cannoncini Oto Melara, decorativi. I sistemi di difesa aerea, i vecchi Spada, saranno già esauriti, come i Samp-T, l’unica arma avanzatissima. All’Ucraina ne abbiamo inviati ben tre. Ora dovremmo prima ricomprarli.

Mai l’Italia inviasse i suoi carri Ariete o i Dardo, già destinati a essere sostituiti, non sarebbero comunque all’altezza del combattimento senza aumentarne la blindatura, e quindi riducendone la mobilità. I russi ne farebbero un facile bersaglio. L’unico carro che gli ucraini usano con successo sul campo è l’americano Bradley, degli anni ottanta del secolo scorso, a cui l’Ariete assomiglierebbe anche. Non fosse che il Bradley dispone di una maggiore reperibilità di pezzi di ricambio molto meno cari di quelli italiani. In ogni caso l’Italia non ha tutti questi carri armati da regalare come l’esercito statunitense, infatti non risultano carri italiani nelle immagini satellitari e nel complesso i paesi europei, quelli che hanno, non tantissimi, se li tengono stretti.

I russi hanno insolentito l’Italia per mesi, adesso hanno cambiato disco. L’ambasciatore di Mosca a Roma ritiene  davvero un peccato che le autorità italiane, aggiogate alle altre élite europee, abbiano preferito rinunciare ai propri interessi nazionali in favore degli interessi delle forze liberal-globaliste e delle loro creature. Magari ha fiutato il vento provenire in un’altra direzione. Chiamate Putin che sarà ben lieto di rispondervi. Cosa che Macron, del resto, ha già fatto. Tutto sommato, per sostenere l’Ucraina come la si sostiene, tanto varrebbe che il governo italiano riprendesse i rapporti con Mosca. Contando su gente come Vannacci, sono già più russi dei russi.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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