
La pandemia ha messo in luce i problemi strutturali della Sanità Pubblica. Superato il picco della crisi, ci siamo ritrovati con un sistema da ripensare, ma, a parte le parole, poco è stato fatto per affrontare le difficoltà. Anziché adottare soluzioni concrete, si è preferito distribuire fondi per cercare di accontentare tutti, senza però risolvere nulla. La politica, non assumendosi la responsabilità di finanziare le vere priorità, ha solo alimentato il caos. Invece di premiare chi veramente merita, sta penalizzando l’intero sistema sanitario nazionale, che rischia di collassare per mancanza di ordinaria manutenzione come: prevedere per tempo i pensionamenti, promuovere le scuole di specializzazione meno attrattive e capire soprattutto che Il periodo post-pandemico sarebbe stato paragonabile alla fine di una guerra. Ora, abbiamo celebrato i “soldati” con parole di elogio e medaglie, ma senza considerare che, tornati al lavoro, non era possibile ricominciare ignorando quanto successo. Nel Servizio Sanitario Nazionale, come nel film di Comencini “Tutti a casa”, la fine del conflitto ha portato ad un disastro: naturalmente entusiasti per l’annuncio della fine della guerra ci siamo trovati, però, improvvisamente senza ordini, e il caos ha preso il sopravvento. I leader sono fuggiti, e le truppe sono rimaste allo sbando. Dopo la Seconda Guerra Mondiale c’erano uomini politici pragmatici, come Alcide De Gasperi, che ci aiutarono a ripartire dalle priorità. Oggi, la priorità sanitaria dopo lo “tsunami” del Covid è chiara: bisogna concentrarsi sulle emergenze-urgenze, senza dimenticare l’importanza della prevenzione. Le persone devono imparare a prendersi cura della propria salute evitando, ovvio, di trascurare le patologie che non mettono a rischio la vita. Invece, abbiamo visto medici e infermieri abbandonare gli ospedali pubblici rifugiandosi nel settore privato, dove possono godere di migliori condizioni di lavoro, stipendi più alti e una qualità della vita superiore rispetto a quella che facevano prima. La Sanità Pubblica è stata penalizzata dalla mancanza di meritocrazia e dal ricorso ai medici “mercenari”, spesso provenienti da paesi con stipendi più bassi, ma a costi doppi per le ASL. Chissà perché! Il 75% dei posti vacanti nelle scuole di specializzazione in Medicina d’emergenza-urgenza nel 2024 ha bloccato il turnover. La causa? Lo dicevo prima con parole diverse: condizioni di lavoro ad alto rischio di burnout, un salario non competitivo rispetto agli standard europei e l’impossibilità di conciliare vita privata e professionale. Chiudo come ho iniziato, con la pandemia. Dopo i tanti applausi, la classe medica e infermieristica è stata premiata con un bonus medio una tantum di 350€, mentre la situazione continuava a peggiorare. Le nuove generazioni di medici, senza prospettive nel settore pubblico, sono costrette a fuggire verso la sanità privata. Una sanità privata che, come dicevamo nel nostro precedente articolo, con i soldi pubblici sta diventando sempre più aggressiva ed arrogante. Per questo ci vuole il coraggio di decidere. È ora di affrontare le problematiche più difficili, senza paura, per tutelare chi non può permettersi visite libero professionali.
Angelo Santoro

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