
Ci sono figure che appartengono alla storia e altre che attraversando la storia continuano a parlare al presente. San Francesco d’Assisi è una di queste. A otto secoli dalla sua morte la sua voce non appare come il residuo di un mondo lontano, ma come una presenza capace di interrogare le inquietudini più profonde del nostro tempo: le disuguaglianze, la solitudine e una crescente difficoltà a distinguere ciò che davvero conta da ciò che possediamo. Il primo tratto della sua eredità è la pace. Francesco non la intese come assenza di conflitto, ma come incontro, relazione, riconoscimento dell’altro. Nel 1219, durante la quinta crociata, attraversò le linee nemiche e incontrò il sultano al-Malik al-Kamil. Al di là delle successive interpretazioni e della distanza storica quell’episodio conserva un significato potente: la convinzione che l’avversario possa essere avvicinato non soltanto con la forza, ma attraverso l’ascolto e il dialogo. In un’epoca segnata da nuove polarizzazioni, la scelta francescana di cercare l’uomo prima del nemico mantiene una sorprendente attualità. C’è poi il rapporto con il creato. Nel Cantico delle Creature, Francesco chiama fratello il sole e sorella la luna, l’acqua, il fuoco, la terra. Non è soltanto poesia religiosa: è una diversa idea del posto dell’uomo nel mondo. La natura non è uno spazio da dominare e consumare senza limite, ma una realtà di cui siamo parte e che abbiamo il compito di custodire. La sensibilità francescana anticipa così una domanda oggi centrale: come conciliare il nostro benessere con la responsabilità verso la casa comune? Infine, la povertà. La scelta di Francesco non coincide con un elogio della miseria, ma con la ricerca di un’essenzialità capace di liberare. In una società dominata dal consumo e attraversata da profonde disuguaglianze, Francesco ricorda che possedere meno può significare essere più liberi. E che l’incontro con gli ultimi non può ridursi alla carità, ma deve partire dal riconoscimento della loro dignità. È forse questa la ragione per cui Francesco continua a parlarci. Non perché offra ricette semplici, ma perché propone un cambio di sguardo: dalla competizione alla fraternità, dal possesso alla condivisione, dallo sfruttamento alla custodia, dalla paura dell’altro all’incontro. Il suo messaggio conserva così una domanda profondamente contemporanea: di quale mondo vogliamo essere custodi?
Angelo Santoro

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