“È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente …”
Lettera firmata da docenti, accademici della Crusca, linguisti, storici, rettori universitari, filosofi, tra cui Massimo Cacciari, Ernesto Galli Della Loggia, Ilvo Diamanti, lo storico Luciano Canfora, Marcello Messori, Carlo Fusaro, Rita Librandi e Piero Beltrami dell’Accademia della Crusca..
Un appello massiccio sottoscritto da seicento accademici italiani, tutti compatti nel denunciare l’allarmante scarsa competenza dell’italiano degli studenti italiani, anche universitari, trasmesso al Governo affinché intervenga al più presto.
Il documento è partito dall’iniziativa del gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità, che suggerisce delle linee guida pratiche per affrontare il problema e che ringraziamo, con un certo vanto legato alla ‘fiorentinità’, per l’impegno e la capacità di proposta:
“Abbiamo bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l’impegno degli insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti”, scrivono ancora.
“Circa i tre quarti degli studenti delle triennali sono di fatto semianalfabeti”, si legge tra i commenti dei firmatari alla lettera. “È una tragedia nazionale non percepita dall’opinione pubblica, dalla stampa e naturalmente dalla classe politica. Apprezzo che finalmente si ponga il problema”. “Ahimè, ho potuto constatare anch’io i guasti che segnalate, dal momento che il mio esame è scritto e ne vengono fuori delle belle”, scrive qualcuno. “È francamente avvilente trovarsi di fronte ragazzi che vogliono intraprendere la professione di giornalista e presentano povertà di vocabolario, scrivono come se stessero redigendo un sms, con conseguenti contrazioni di vocaboli, o inciampano sui congiuntivi”, aggiunge qualcun altro.
E qui vorrei sottolineare, per quella che è la mia esperienza di Editore, l’imbarazzo a dover con tutto il garbo possibile, respingere aspiranti scrittori (talvolta arroganti convinti della validità del proprio lavoro sgrammaticato) che poi finiscono nelle mani, o meglio nelle pagine, di improvvisati Editori disposti a osannarli a fronte di contributi d’Autore alla pubblicazione delle loro presunte opere. Ormai da tempo, per più ragioni, il contributo ha fatto ingresso nella realtà editoriale ma, quantomeno, che sia applicato su lavori accettabili! Dobbiamo combattere la superficialità e l’analfabetismo di ritorno e come io non posso fare l’Ingegnere così chi non sa scrivere dovrebbe smettere di farlo o guadagnarsi il titolo ricominciando a studiare e riconquistando capacità di autoanalisi. Dobbiamo far qualcosa anche di fronte a questa ricerca di visibilità (malata) che imperversa disastrosamente su certi tipi di ‘libri orrore’, sui social, ecc., e che ci riporta al tema dell’italiano perso che con l’analisi logica del periodo metteva ordine mentale, per poter costruire una frase almeno comprensibile ed avere una equilibrata percezione del sé e dell’ambiente.
C’è anche chi scrive: “Fortunatamente si incontrano anche ragazzi in gamba e preparati. Dedico ormai una buona parte della mia attività di docente a correggere l’italiano delle tesi di laurea. Purtroppo l’insegnamento di base, invece di concentrarsi su poche ed essenziali competenze, tende ad ampliarsi e a complessificarsi a dismisura, coi risultati che constatiamo. Le maestre elementari – spesso bravissime e motivatissime – devono obbedire a un sacco di circolari che le inducono a fare le assistenti sociali. La situazione, poi, è resa oggettivamente problematica dalla latitanza di troppe famiglie, che mandano a scuola bimbi incapaci di una normale convivenza”.
La nostra Scuola Elementare, ad es., era riconosciuta come tra le migliori al mondo ma è costantemente minacciata da burocrazia e innovazioni didattiche che dovrebbero invece far tesoro del fatto che certi metodi abbiano un valore non superato. Basta con i test, le crocette, la schematizzazione del pensiero. Come potranno i nostri bambini-ragazzi avere capacità dialogiche, di ragionamento, di correlazione, ad es., degli elementi riconosciuti per categorie nella composizione? La riflessione, la capacità critica non possono essere soffocate.
Il testo integrale della lettera redatta dal gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità :
Al Presidente del Consiglio
Alla Ministra dell’Istruzione
Al Parlamento
SAPER LEGGERE E SCRIVERE : UNA PROPOSTA CONTRO IL DECLINO DELL’ITALIANO A SCUOLA
È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana.
A fronte di una situazione così preoccupante il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema.
Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti.
A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:
– una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;
– l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.
– Sarebbe utile la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.
Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro.
Riteniamoci felici di questa importantissima iniziativa che porterà senz’altro buoni frutti.
Lucia Pugliese

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