
Si sa che, quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare e dunque non possiamo che rallegrarci dello straordinario zelo con cui si sta impegnando il prode Scilipoti che, al Congresso del suo Movimento di Responsabilità Nazionale, ha dato vita ad uno spettacolo di tale qualità da non farci rimpiangere la chiusura del Bagaglino, una mirabolante via di mezzo fra il Gheddafi dei bei tempi con la scorta delle Amazzoni e Pippo Franco che canta Mi scappa la pipi papa’.
Perché un merito, e di non poco conto, a quest’uomo va riconosciuto, ed e’ quello di avere un autentico talento per l’avanspettacolo, genere troppo presto dimenticato e che lui si e’ incaricato di riportare intatto agli antichi splendori.
Come un capocomico d’altri tempi, l’onorevole dottore agopunturista Scilipoti – un uomo, un’onomatopea – ha riunito intorno a se’ la miglior compagnia di giro vista in Italia dai tempi di Macario, comprensiva di belle ragazze scosciate e sedicenti attori di fiction, ha scelto un forte slogan inclusivo – Cristiani, patria e famiglia – che con quello non si sbaglia mai, ha coinvolto una banda che, si sa, nelle sagre paesane non può assolutamente mancare, ed ha dato fiato alla sua immaginifica bocca per affidarci il suo Verbo e soprattutto la sua missione.
Ebbene si, quest’uomo ha una missione nella vita – che non e’ quella che noi malfidati e pure malevoli pensammo di aver compreso lo scorso 14 dicembre, quando il suo improvviso cambio di casacca contribuì a tenere in vita il governo Berlusconi e gli assicuro’ il favore dell’Imperatore, cambiando per sempre la sua sorte di oscuro peone parlamentare e illuminandolo improvvisamente sulle sue straordinarie doti di statista. Sulle quali, a dire il vero, fino a quel momento nessuno aveva nutrito neanche un sospetto, compreso quel Bertoldo molisano che lo aveva candidato con la certezza di essersi garantito un onesto schiacciabottoni da Aula e che, d’improvviso, si ritrovo’ gabbato non già da un meschino voltagabbana bensì dal novello Salvatore della patria, finalmente rivelatosi a se stesso ad a noi. E poi non si dica che non siamo fortunati e che lo Stellone non ci assiste più.
Possiamo dunque tirare un sospiro di sollievo ed affrontare tranquilli la procellosa recessione incombente, perché Scilipoti ha una missione che, bontà sua, riguarda tutti noi e ci coinvolge in prima persona: l’evangelizzazione.
Come ha tuonato dall’alto del suo pulpito: “Andate porta per porta. Parlate con tutti, convinceteli, scendete nelle piazze e difendete i valori, rischiate in prima persona” – e non stiamo a sottilizzare, ora, se per caso nell’enfasi dell’orazione egli possa aver creduto di essere Bruno Vespa che porta a porta ci va tutte le sere senza rischiare null’altro che lo scatenarsi di una orchite epidemica nelle masse televisive: quello che conta e’ lo spirito. La potenza del messaggio e la forza del Verbo – di solito un modesto indicativo presente, al più un tonante imperativo, non arrischiamoci su congiuntivi e condizionali che, si sa, hanno fatto più vittime della spada dell’Islam.
Ma se qualcuno ora osasse pensare che la grandezza della sua missione e la potenza della sua mistica elevazione possano aver dato leggermente alla testa – per intendersi: quella cosa tonda e pelata che sta sopra le sue spalle – di questo nuovo profeta della italica modernità, sia messo subito a tacere dalla straordinaria prova di umiltà di cui egli ha teste’ dato prova in favor di telecamera, chinando sommessamente il capo – sempre quella cosa tonda e pelata di cui sopra – di fronte a Berlusconi, e chiamandolo rispettosamente Eccellenza. Tal quale Don Abbondio con l’Innominato. I capponi di Renzo stavano tutti in platea.
E nel tripudio finale della passerella, come in ogni rivista di successo, col capocomico e le ballerine schierati a raccogliere i meritati applausi, l’eroe si e’ fatto generosamente uomo, confessando tutto l’immane peso che grava sulle sue fragili spalle ed affidando a queste commoventi parole il senso ultimo e doloroso del suo sacrificio per il bene di tutti noi: “Il Signore mi ha dato questa croce”.
Anche a noi, Scilipoti, anche a noi…

Grazie Maria Rita, ti confesso che secondo me non ci fa ma ci e’ proprio…
bella l’idea del monologo, la drammaticità del momento alleggerita dal tuo sarcasmo fa di Scilipoti un uomo piccolo piccolo…un omuncolo. Brava Chiara
Cara Giulia, l’amarezza purtroppo resta e proprio per questo ogni tanto mi concedo di divertirmi a scrivere pezzi come questo, come dice una famosa romanza: un po’ per celia, un po’ per non morir…
Don Abbondio esce notevolmente rivalutato da questo confronto: aveva scelto la vita religiosa per essere “al riparo dai potenti e da soprusi vari”…Scilipoti è stato nominato ne” L’ Italia dei valori ” (che scrivo con la” v ” minuscola, per rispetto a quelli veri) per essere uno che doveva difendere e diffondere la coerenza e l’onestà del comportamento!
Molto carino l’articolo … ironico al punto giusto e con tutte le carte in regola
per far ridere… purchè non si pensi all’ amarezza che suscita il solo vedere tali
personaggi!
Caro amico, non invitare la lepre a correre, che il nostro Direttore già qualche anno fa mi obbligo’ a salire su un palcoscenico teatrale per recitare un monologo che altro non era che la puntata finale della gloriosa rubrica Pole la donna essere uguale all’omo?! Dunque non sia mai che gli punga vaghezza di ripetere l’esperimento, io ho già dato…:))
Il ghiotto spunto per l’articolo non sarà divertente, ma il testo è di un’arguzia spettacolare… meriterebbe di andare in scena come monologo recitato (e si farebbe pure del metateatro, a quanto pare!!).
Direttore, per piacere, lascialo in pagina ( si può dire così ? ) fino a Natale!
Caro Alnerto, di un personaggio di tal fatta bisogna ridere per non piangere.
Davvero spassoso: ho riso dall’inizio alla fine.
Tragicomico.
esatto, nominato. ancor più il concetto: è riuscito a farsi nominare… :)
Non e’ stato eletto, e’ stato nominato. Questo e’ il vero problema.
Questo signore ha un merito: essere stato eletto. Pro domo suo naturalmente… E chissà per quali…meriti