Un cittadino anziano, famiglia monoreddito e figli a carico, riceve nel mese di Luglio 2006 una “Cartella pazza” dalla Gest-Line (Concessionaria per la riscossione dei tributi) avente per oggetto un presunto debito Irpef non pagato interamente che risale al 1992. Nella piena calura di un’estate rovente, anatemi e sudore sgorgano dalla bocca e dalla fronte di una delle tante vittime del fisco. Sembrano lava eruttata da un vulcano insieme a cenere e lapilli.
Un avvocato civilista, amico del contribuente, si rivolge al giudice di pace in difesa del suo assistito. Anche la controparte si costituisce. Il giudice di pace eccepisce la sua incompetenza giurisdizionale e riassume la causa davanti alla Commissione Tributaria. In parole povere fa come Ponzio Pilato: se ne lava le mani. Il rappresentante legale della Gest-Line confessa in maniera confidenziale al suo collega avversario: “In effetti il tributo in questione, ammesso che sia dovuto, va in prescrizione dopo cinque anni. In effetti è prescritto, non è dovuto.”
In effetti… Ora dovrà essere la Commissione Tributaria a pronunciarsi nel merito, a dover riconoscere al povero contribuente il suo legittimo diritto a non pagare ciò che non è dovuto. Però c’è un però, ce ne sarebbero tanti lo stesso. La sentenza prossima a venire non sottrarrà il vecchietto dal compimento di un onere inevitabile: pagare la parcella dell’avvocato. E anche quando arriverà la sentenza, essa prevedrà la compensazione delle spese legali tra le parti. Che tradotto significa: non paghi ma la devi pagare lo stesso!.
“ Si la devi pagare per aver presentato tutti ’sti ricorsi. Erano solo 300milalire. Ora che ci sono gli euro so solo 150 euro e che so! Con il fermo amministrativo alla tua macchina ti volevamo lasciare pure a piedi. Che nemmeno due bagni a Licola Mare ti potevi fare. Era estate, faceva caldissimo, l’estate in città è l’inferno degli anziani. Non valeva la pena ricorrere, ma tu, vecchio e ostinato, l’hai fatto lo stesso!”
Il cittadino vittorioso, quindi, non pagherà più trecentomilalire di tasse minacciate dalla cartella pazza, ma “soltanto” centomilalire, se gli andrà bene, per il “servizio” ricevuto. “E questo ce lo fa veramente il “servizio”. L’avvocato amico suo gli avrà fatto anche un piacere, prendendosi poco: in fondo ha perso del tempo prezioso a difenderlo prima davanti al Giudice pilato di pace e poi davanti alla Commissione. Per lo meno recupera i soldi della benzina che la sua macchina avrà consumato. Non resta, come diceva Totò, che affidarsi a Sant’Agostino, protettore dei contribuenti. In attesa che arrivi l’estate. Sarà di fisco rovente?
Fabio Amiranda

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