
L’Aula della Camera ha approvato la questione sospensiva della maggioranza volta a sospendere l’esame della proposta di legge dell’opposizione sul salario minimo per 60 giorni. I voti a favore sono stati 168, 127 i contrari, tre gli astenuti. Nella questione sospensiva si legge che “da un confronto parlamentare più approfondito e scevro da strumentalizzazioni ideologiche potrebbe consolidarsi l’opportunità di un intervento normativo volto al superamento dell’attuale situazione in cui versano alcuni settori del mercato del lavoro”.
Tutto come da copione, il centrodestra fa retromarcia e dopo aver calpestato i progetti sulle periferie cancellandoli dal Pnrr e aver comunicato lo stop al reddito di cittadinanza con un sms con la stessa tempistica con la quale un gestore telefonico di comunica il credito residuo, ora manda in vacanza la discussione sul salario minimo come se la povertà o i problemi delle famiglie italiane potessero sdraiarsi al sole e mettersi in ferie.
La verità, dicono fonti vicine a Fratelli d’Italia, è che la Meloni ha sondato il terreno del suo elettorato e non si può permettere di cedere spazi significativi alla sinistra su questo così come sul reddito di cittadinanza. Rimandare significa prendere tempo e capire in che direzione evolve la questione. Comprendere cioè se c’è margine per qualche capriola o andare allo scontro. In questo il centrosinistra può contare sulla levata di scudi degli amministratori locali (anche molti di centrodestra), che si sono visti piovere sulle spalle la questione RdC e su quella delle famiglie. L’aumento dei prezzi, il caro benzina e i salari bloccati poi, contribuiscono a rendere il clima più torrido di quest’estate caldissima.
Ad illustrare i motivi della sospensione è toccato a Maurizio Lupi (Noi moderati) per il quale: “La minoranza propone l’adozione di un salario minimo per tutti i lavoratori, ma per noi della maggioranza questa non è la soluzione giusta, anche se per una parte della politica sembra che contro il salario povero ci sia solo una soluzione. Ma il Paese ha una storia di relazioni industriali che da sempre hanno portato alla contrattazione collettiva. E poi ci sono le politiche attive del lavoro, la revisione del reddito di cittadinanza, la riduzione del cuneo fiscale e il costo zero per gli aumenti di stipendio che incentiva imprese e soddisfa i lavoratori”.
Il segretario Maraio “Dopo aver abbandonato le periferie togliendo i fondi del PNRR, dopo aver spazzato via con un sms il reddito di cittadinanza, oggi la maggioranza vota in aula una sospensiva sulla proposta di legge sul salario minimo. Oramai è evidente che questo Governo se ne frega delle fasce più deboli.
Con buona pace di una parte del Paese che si sta accorgendo che la Meloni e compagni sono più concentrati ad aiutare i ricchi anziché dare una mano alle famiglie italiane schiacciate dagli aumenti dei prezzi, dalla benzina alle stelle e dai salari fermi.” .
Il dibattito
Per Arturo Scotto (Pd): “ciascuno si assumerà le proprie responsabilità davanti al Paese. E dovrà motivare perché non si poteva provare ad approvare subito un tema di civiltà. La destra vuole il rinvio per preparare una proposta da contrapporre a noi. Vogliono comprare tempo e mettere su un binario morto l’urgenza di dare una risposta a tre milioni e mezzo di lavoratori poveri”.
Per Nicola Fratoianni (Alleanza verdi e Sinistra): “Avete scelto di scappare, ma non dalle opposizioni che non vi fanno sufficiente paura: avete scelto di scappare dalla realtà, dal Paese”. Una retribuzione, ha aggiunto Fratoianni “sotto i 9 euro l’ora è sfruttamento, non lavoro. La storia che questa legge deprime la contrattazione è ridicola, non ci crede neanche un bambino”.
Per Riccardo Magi (+Eu): “Governo e maggioranza non sanno cosa pensano del salario minimo e non sanno cosa fare. La sospensiva è diventato l’atto preferito da questo esecutivo. Lo abbiamo visto sul Mes: il governo arriva in ritardo, in extremis, non sa cosa fare e alla fine decide di non decidere. Questa non è una situazione normale. Non ricordo governi che non sappiano cosa pensare”.
Carlo Pecoraro
(Da “Avanti Online”)

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