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Sala cerca i fascisti in strada, ma ha provato a guardare la sua Giunta?

C’è un problema serio, a Milano, che va ben oltre la dialettica politica e le legittime differenze di visione. È un problema di rispetto istituzionale, di metodo democratico e di coerenza tra i valori proclamati e i comportamenti praticati. Ed è un problema che riguarda direttamente la Giunta guidata da Giuseppe Sala. Mentre il sindaco e la maggioranza si esercitano quotidianamente in una retorica ossessiva contro presunti nemici ideologici — fascisti ovunque, evocati come alibi permanente — dentro l’aula consiliare di Palazzo Marino accade qualcosa di ben più grave: le opposizioni vengono umiliate, non politicamente contrastate, ma simbolicamente annientate.

di Luca Rampazzo | 18 Dicembre 2025

C’è un problema serio, a Milano, che va ben oltre la dialettica politica e le legittime differenze di visione. È un problema di rispetto istituzionale, di metodo democratico e di coerenza tra i valori proclamati e i comportamenti praticati. Ed è un problema che riguarda direttamente la Giunta guidata da Giuseppe Sala.

Mentre il sindaco e la maggioranza si esercitano quotidianamente in una retorica ossessiva contro presunti nemici ideologici — fascisti ovunque, evocati come alibi permanente — dentro l’aula consiliare di Palazzo Marino accade qualcosa di ben più grave: le opposizioni vengono umiliate, non politicamente contrastate, ma simbolicamente annientate.

Di seguito riportiamo integralmente il comunicato stampa diffuso dal centrodestra milanese, che documenta quanto avvenuto durante la seduta di bilancio.

Centrodestra a Milano: emendamenti su sicurezza, casa e viabilità respinti con un gesto irrispettoso

Durante la seduta di bilancio di ieri, il centrodestra a Milano ha presentato emendamenti comuni per affrontare le principali emergenze della città: sicurezza, viabilità e trasporti, emergenza abitativa e urbanistica, piazze tattiche e mala movida. Proposte concrete, costruite ascoltando i territori e i cittadini.

Tra le principali richieste: più pattuglie e presidi fissi della Polizia Locale, ordinanza anti-assembramento, chiusura dei minimarket a mezzanotte, tutele per gli agenti di polizia locale; revisione delle piazze tattiche con municipi e residenti, rinvio del blocco dei motoveicoli, rimozione delle piste ciclabili non protette e prolungamento dell’orario notturno della metropolitana nei weekend; un fondo affitti per giovani coppie e dipendenti comunali, manutenzione delle case popolari e una task force per sbloccare l’urbanistica.

Il confronto è stato segnato da un gesto offensivo: le proposte sono state strappate dall’assessore davanti ai presenti e ai tecnici, perché ritenute non in linea con la visione politica della maggioranza.

Come centrodestra unito, continueremo a portare avanti queste proposte e a farne il cuore della nostra discussione sul bilancio, per una Milano più sicura, vivibile e attenta ai bisogni reali dei cittadini.

Ora la domanda è inevitabile: in quale idea di democrazia e inclusività rientra il gesto di strappare fisicamente degli emendamenti?
Non respingerli nel merito, non votarli contro — che sarebbe legittimo — ma distruggerli materialmente, come atto di disprezzo politico e istituzionale.

Milano ama definirsi città aperta, pluralista, dialogante. Una città europea, moderna, civile. Ma il comportamento descritto racconta altro: un’amministrazione che non tollera il dissenso, che considera l’opposizione non un interlocutore democratico ma un fastidio da zittire, possibilmente con una plateale dimostrazione di forza.

È qui che la retorica antifascista della Giunta Sala mostra tutta la sua ipocrisia. Perché il problema non è “chi scende in strada”, ma chi governa le istituzioni. E quando il potere reagisce alle proposte politiche strappando fogli invece che argomentando, il richiamo alla storia dovrebbe far riflettere chi compie certi gesti, non chi li subisce.

Le proposte del centrodestra — su sicurezza, casa, mobilità, degrado urbano — possono piacere o meno. Ma riguardano problemi reali, percepiti quotidianamente dai cittadini: criminalità diffusa, emergenza abitativa, caos viabilistico, scelte urbanistiche calate dall’alto. Liquidarle con uno strappo non le fa sparire; semmai certifica l’incapacità politica di affrontarle.

Milano non ha bisogno di lezioni morali dall’alto, né di giunte che predicano inclusione e praticano arroganza. Ha bisogno di istituzioni che rispettino il Consiglio comunale, tutte le sue componenti, e che ricordino una regola basilare della democrazia: il confronto si combatte con le idee, non con i gesti plateali.

Forse, prima di cercare fascisti immaginari nelle piazze, qualcuno dovrebbe guardare con più attenzione cosa accade dentro Palazzo Marino. Perché il problema, oggi, non è fuori. È seduto al tavolo del governo della città.

Luca Rampazzo

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Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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