Furono tutti insieme i capi di gabinetto, nel corso di una riunione “tecnica” sul nuovo codice degli appalti presieduta da una Maria Elena Boschi distratta o, forse, visti i suoi precedenti , complice, che decisero di togliere all’ANAC il temibile potere di bloccare gli appalti sospetti.
I “ gabinettisti” che insieme ai direttori generali dei ministeri sono il vero potere di uno Stato che lascia ai ministri solo il compito di tagliare i nastri, sono quasi sempre alti magistrati, in prevalenza distaccati dal Consiglio di stato o dalla Corte dei Conti, che a differenza dei ministri non cambiano mai. Il loro compito sarebbe di aiutare i ministri a districarsi nel ginepraio di migliaia di leggi e leggine che han trasformato quella che presuntuosamente chiamavamo la patria del diritto nella patria dello storto; ma negli anni sono diventati soprattutto i tutori di chi di questa situazione caotica riesce a approfittarsi, seguendo i consigli degli studi professionali romani . Alla fine della vicenda c’è il TAR del Lazio, dove si consuma l’atto finale della sceneggiata. Cioè, quando un concorrente a un appalto si sente leso nei suoi diritti, piazza un ricorso al TAR e in genere quello del Lazio non lo respinge mai come infondato. A questo punto l’appalto resta bloccato dai tempi biblici delle procedure amministrative, a meno che il vincitore dell’appalto non si accordi per lasciare qualcosa al ricorrente. Su questa attività prosperano gli studi professionali di cui sopra.
Come mosche nella m. questi personaggi estendono la loro rete alla consulenza delle commissioni parlamentari, specialmente di quelle di indagine, e soprattutto dei gruppi di lavoro dei direttori generali che devono formulare il regolamento applicativo di qualunque legge. In genere ci vogliono anni, e talvolta decenni, perchè anche se la legge proclama che il regolamento deve essere fatto in 3 o 6 mesi non ci sono sanzioni per i direttori renitenti. L’esempio più clamoroso è stato quello della legge sull’autoproduzione dell’energia elettrica, che dispiaceva molto all’Enel, nei cui ranghi han fatto carriere strepitose i figli dei direttori che ritardavano le riunioni. Per oltre 12 anni. Credo che anche le poche leggi per la tutela dell’ambiente abbiano avuto e avranno tempi analoghi per l’applicazione.
In sintesi se Grillo volesse fare qualcosa di serio, dovrebbe cominciare a capire dove sta la vera casta, e chiedere una commissione di inchiesta sulle proprietà dell’alta burocrazia e la carriera dei loro rampolli: ci darebbe il quadro dell’impotenza politica e dell’onnipotenza burocratica che rende il nostro paese ridicolo e inagibile per gli investimenti stranieri.
Claudio Bellavita

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