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Morire tra le braccia di Cappato e della Sig.ra Mina Welby

Al Parlamento, poiché, non esistono vuoti nella politica, si sono rapidamente sostituiti operatori che, per l’eutanasia, propongono la “soluzione svizzera”.

di Giacomo Properzj | 24 Aprile 2017

L’unica cosa di cui, nascendo, siamo sicuri, chiedo scusa, è che prima o poi dovremo morire. Di questo siamo perfettamente sicuri e su questo fatto compagnie di assicurazioni, religioni varie e agenzie funebri da tempo indefessamente lavorano. Tutti tranne il nostro Parlamento che non riesce a varare una legge (ddl) sul testamento biologico. Al Parlamento, poiché, non esistono vuoti nella politica, si sono rapidamente sostituiti operatori che, per l’eutanasia, propongono la “soluzione svizzera” cioè l’andare in una clinica specializzata su questo argomento a Zurigo.

La Svizzera, come si sa, è un Paese dove la libertà personale è fortemente tutelata e i principi umanitari della cultura protestante sono praticati con grande efficacia. Per esempio i magnifici boschi della bassa engadina sono tenuti perfettamente e percorsi da strade non praticabili se non a piedi per non turbare il silenzio e la la vita degli animali. Per quanto riguarda però i portatori di handicap motorio viene accordato un permesso speciale per il transito delle loro automobili cosicché anche loro possano godere della bellezza dei boschi: naturalmente a pagamento.

Anche per il “fine vita” gli svizzeri hanno predisposto, come si diceva, una soluzione efficace presso una clinica specializzata a Zurigo: naturalmente a pagamento. Si tratta di 10.000 Franchi svizzeri.

Di questa soluzione si sono impadroniti gli amici radicali i quali, pur di avere un ancorché limitato spazio sui giornali, si alternano ad accompagnare in Svizzera sciagurati che hanno deciso di porre fine ai loro giorni. Sperano con questo di essere incriminati per istigazione al suicidio e poter emergere come eroi di una battaglia che però la Procura, che ha compreso la strumentalità dell’operazione, non gli fa fare. Non per tutti è così: alla Zanzara, trasmissione per camionisti di Radio24, ha telefonato un individuo che a nome, non so di quale associazione più o meno umanitaria, proponeva lo stesso servizio. In questo secondo caso era certa una provvigione o rimborso spese, per i radicali non credo si arrivi fino a questo punto: è però non bello sfruttare le disgrazie di qualche sfortunato per avere degli spazi di pubblicità politica.

Ma non sta qui il peggio: pare, secondo informazioni giornalistiche, che il prodotto usato dalla clinica svizzera per procurare il decesso (il midazolamhttps://it.wikipedia.org/wiki/Iniezione_letale) sia lo stesso prodotto utilizzato sotto forma di cocktail venefico in vari stati americani per praticare la pena di morte come previsto dai loro codici: recentemente il Procuratore Federale dell’Arkansas ha bloccato, anche su istanza di molte associazioni umanitarie, due esecuzioni perché a esami fatti si era potuto notare che il condannato, ormai in una situazione irrecuperabile, era percorso per un certo tempo da atroci dolori. Peraltro pochi giorni fa la Corte d’appello Federale, con freddezza trumpista, ha ribaltato l’ordine della Procura anche perché sono ben 8 le condanne a morte che devono essere praticate prima della fine di aprile quando il farmaco scadrà (l’azienda produttrice probabilmente non lo fabbricherà più).

Sono tutte cose che dovrebbero essere concretamente verificate nell’ambito del nostro Parlamento i cui problemi sono assai meno gravi perché nessuno propone per ora l’eutanasia (tranne l’associazione Cosioni), ma parrebbe, che il solo problema da superare sia se l’alimentazione forzata debba essere considerata un medicamento da cui si può rinunciare ovvero una necessità vitale la cui rinuncia avrebbe carattere eutanasico.

Non ci resta che considerare ancora una volta che il vero difetto del nostro Paese stia nella modestia della sua classe dirigente la quale non riesce a risolvere i problemi facili ma in compenso non affronta neppure quelli difficili.

 

Giacomo Properzj

Pubblicato in : Primo pianoTag: alimentazione, azienda, battaglia, classe dirigente, giornali, parlamento, radicali, soluzione, stia

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    25 Aprile 2017 alle 17:01

    Articolo ampiamente condivisibile, ma tutto nasce dall’illusione dell’immortalità orecchiata dalla religione sanitaria sempre più collusa col mercato, anzi totalmente officiata dal mercato.

    Rispondi

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