
La passeggiata italiana di Marco Rubio doveva servire a rassicurare gli alleati europei, riallineare i rapporti e mostrare un’America ancora capace di imporre direzione politica all’Occidente. Alla fine però il risultato appare piuttosto evidente: Rubio torna negli Stati Uniti senza risultati concreti, senza aperture vere e soprattutto senza quel peso diplomatico che Washington continua ad attribuirsi quasi per inerzia.
Dietro le strette di mano, i sorrisi di protocollo e le fotografie ufficiali si è vista una freddezza evidente. Educazione istituzionale, certo. Ma anche molta distanza.
Il Vaticano ha probabilmente mandato il segnale più chiaro. Il Papa ha mantenuto il tono formale che compete al ruolo, ma senza concedere alcuna vera sintonia politica o simbolica con il trumpismo americano. Nessuna complicità, nessuna investitura morale, nessun entusiasmo particolare. E si percepiva. Dietro la cordialità emergeva una distanza netta verso una linea americana sempre più aggressiva, confusa e dominata dalla propaganda interna.
Anche Giorgia Meloni ha tenuto una posizione molto più rigida di quanto qualcuno voglia raccontare. Certo, l’Italia ribadisce l’alleanza strategica con gli Stati Uniti. Nessuno mette in discussione la collocazione atlantica del Paese. Ma proprio qui sta il cuore della questione: alleanza non significa obbedienza automatica.
Meloni ha confermato il legame con Washington, ma senza offrire alcuna sponda politica personale a Trump o ai suoi emissari. Il messaggio apparso tra le righe è stato piuttosto chiaro: Roma collabora con gli Stati Uniti come potenza occidentale, non con il circo politico permanente costruito attorno al trumpismo.
Da qui si evince in modo piuttosto chiaro il fallimento della missione di Rubio.
Perché il problema dell’attuale leadership americana è pensare ancora che bastino pressioni, slogan, posture muscolari e minacce commerciali per riallineare automaticamente gli alleati. Ma oggi molti governi europei osservano Washington con crescente cautela. Non tanto per ostilità verso gli Stati Uniti, quanto per la sensazione che dalla Casa Bianca continui ad arrivare una linea instabile, impulsiva e spesso più utile alla propaganda interna americana che agli equilibri internazionali. E Roma questo lo ha capito perfettamente.
Le fotografie servono ai giornali. I sorrisi servono al protocollo. La sostanza politica invece racconta altro: Rubio è arrivato in Italia convinto di rappresentare ancora un’America capace di guidare automaticamente l’Occidente ed è ripartito trovandosi davanti un’Europa molto meno disposta a seguirne senza discutere le mosse.
L’Italia resta alleata degli Stati Uniti. Ma appare sempre meno disponibile a farsi trascinare dentro le continue fibrillazioni politiche costruite attorno a Trump e ai suoi uomini. Alla fine, oltre a una passeggiata per Roma e una mangiata in qualche ristorante tipico, a Rubio resta poco altro da riportare a Washington.
Si vocifera che abbia tentato di comprare la Fontana di Trevi senza riuscirci e forse è l’immagine ironicamente più precisa di questa visita: tanta rappresentazione, zero sostanza.
Piero Terracina

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