• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Rotta verso sud

Il Mezzogiorno non è più nell’agenda politica e nel dibattito culturale ed è scomparso del tutto come «questione», nel momento in cui si è dissolto lo Stato nazionale.

di Riccardo Pedrizzi | 17 Gennaio 2016

I segnali, gli allarmi, gli appelli degli istituti di ricerca, degli studiosi e di chi conosce bene la situazione in cui versa il Mezzogiorno non sono mai mancati sopratutto dall’inizio della crisi del 2007, da quando, cioè, tutti i dati a disposizione segnalano che il divario tra Nord e Sud va sempre più allargandosi.
In effetti sono decenni che l’allarme viene lanciato, con la conseguenza che allarma oggi, allarma domani, alla fine nessuno più ascolta.
La verità è che il Mezzogiorno non è più nell’agenda politica e nel dibattito culturale ed è scomparso del tutto come «questione», nel momento in cui si è dissolto lo Stato nazionale.
Ancora nel dicembre del 2014, come scrisse su “Il Sole 24 Ore” Alfonso Ruffo, furono emessi verdetti negativi dalla Fondazione Res, dal Censis e dalla Banca d’Italia. Il Censis suggerì come la comunità si andasse sempre più parcellizzando in gruppi chiusi, separati e non dialoganti. La Fondazione Res spiegava che resta un’incompiuta la cooperazione tra imprese.

Successivamente arrivò, una vera e propria “condanna” con un saggio per i tipi di Rubbettino, che individuava la causa dei mali del Sud negli stessi meridionali, in particolare nella loro scarsa attitudine a rispettare le regole, nella scarsa fiducia reciproca, nel sospetto e invidia sociale, nel familismo amorale e poi nell’evasione fiscale e contributiva, nell’assenteismo per malattia, nell’inflazione dei diplomi e delle lauree, nel mancato pagamento delle tariffe del trasporto pubblico locale.
A queste miriadi di difetti o, quantomeno di mancanze di qualità etiche, civiche e sociali si aggiunge un fattore, oltre al clientelismo e alla corruzione, “la cultura del piagnisteo”, con la tendenza d’addebitare tutti i guai del Mezzogiorno all’azione di forze esterne.

L’anno scorso il numero dei bambini nati (174 mila) ha toccato il punto più basso dall’Unità d’Italia. Nei prossimi 50 anni il Mezzogiorno perderà 4,2 milioni di abitanti, più di un quinto della sua popolazione. La composizione della sua popolazione è un fattore preso sempre poco in considerazione, ma estremamente importante. Le famiglie numerose erano l’unica ricchezza del Sud. I figli rappresentavano la vera e sicura assicurazione per le generazioni che invecchiavano, e diventavano non autosufficienti. Quanti più figli si facevano più sicura era la vecchiaia. Ora, anche da questo punto di vista, il Sud d’Italia ha imboccato una strada senza ritorno: quella dell’invecchiamento demografico e dello spopolamento.
Di questo capitale umano e sociale il Sud avrebbe avuto bisogno per svilupparsi ed invece lo sta perdendo.

Per quanto concerne la condizione lavorativa e l’occupazione: al Sud lavora solo una donna su cinque. Nel 2008-20014 ha perso 622 mila posti di lavoro tra gli under 34 e ne ha guadagnati 239 mila negli over 55, con un tasso di disoccupazione under 24 che raggiunge il 56%. L’occupazione nel periodo (2008-2014) è caduta del 9% a fronte dell’1,4% del Centro-Nord; sono scomparsi cioè 576 mila posti di lavoro. Gli occupati scendono a 5,8 milioni ovvero il livello più basso dal 1977.
Nel Mezzogiorno il Pil complessivo è sceso del 9%, quello procapite è sceso al 53,7% rispetto al dato nazionale: Italia euro 26.585, Sud 16.976. I consumi di una famiglia meridionale inoltre sono il 67% di quelli di una famiglia del Centro-Sud.
Gli investimenti fissi lordi tra il 2008-2014 (-38,1% al Sud e -27,1% al Nord) nell’industria sono calati tre volte di più che nel Centro-Nord e quattro volte di più in Agricoltura.
Questo sta a significare che tutte le misure fino ad oggi adottate non sono servite per niente al Mezzogiorno, nemmeno le varie leggi di stabilità.

A questo punto solo i fondi europei del ciclo di programmazione 2014-2020 potrebbero rappresentare l’unica opportunità di investimento in grado di invertire una tendenza che appare inarrestabile.
Ma l’esperienza del passato non fa prevedere nulla di buono, vista la scarsa capacità delle amministrazioni locali meridionali.
La vera criticità della spesa infatti non riguarda soltanto la quantità di risorse disponibili, ma la qualità della progettazione. I fondi per il Mezzogiorno non sono mai mancati per la verità, ma né le amministrazioni locali né i tecnici (ingegneri, commercialisti, tecnici in genere) sono stati capaci di scrivere domande di finanziamenti e di fare progetti, che Bruxelles ha approvato.
Ma questo non può bastare perché occorre cambiare prospettiva. Scrive Massimo Lo Cicero in: “Sud a perdere? Rimorsi, rimpianti e premonizioni”, (Rubbettino, 2010, p. 151.) «La teoria della crescita insegna che la prima fragilità dei deboli nasce dalla perdita della conoscenza accumulata nelle proprie radici”.

E dunque, bisogna riportare alla luce tutto il patrimonio sommerso nelle miniere e nei giacimenti della nostra storia.
Infatti solo attingendo al comune bacino dell’identità può generarsi una efficace e redditizia simbiosi tra cultura e imprese: l’economia, recuperando le sue forme naturali (cosiddetta “economia della tradizione”), tornerà così ad essere espressione culturale e la cultura, dal suo canto, potrà diventare il volano dell’economia.
C’è da evitare di perdere fondi del vecchio programma (2007-13) e bisogna poi gestire quelli del nuovo (2014-20).
Ma per avviare un programma di questa portata non sarà sufficiente il famoso “masterplan”. Le fanfare che annunciano, infatti, la messa a disposizione di 102 miliardi di euro non possono nascondere la dura realtà, perché in effetti di questi soldi solo 5 mld. entrano nel bilancio 2016. E’ vero che questi 5 miliardi avranno «un effetto leva potenziale in grado di mettere in gioco nel 2016 investimenti per oltre 11 miliardi di euro, ma di questi solo 7 per interventi nel Mezzogiorno». Tutti gli altri 95 miliardi sono solo sulla carta. Ma se ci sono ancora da spendere i fondi strutturali europei del periodo 2007-2013 per ben 8,8 miliardi di euro, come si pensa di utilizzare quasi 100 miliardi per i prossimi anni?
Oltretutto «il principale problema non sono le risorse, ma i meccanismi di spesa: anche se la dote per il Sud fosse il doppio o il triplo di quella attuale non potrebbe essere utilizzata attraverso il tradizionale canale delle istituzioni regionali e nazionali» ha detto Enrico Wolleb, direttore di Ismeri Europa (società di consulenza della Commissione Ue).

E inoltre: “Il notevole battage propagandistico del Presidente del Consiglio sulla Legge di stabilità non riesce ad edulcorare la dura realtà” – si legge in una nota della Cgil calabrese. E gli fa eco Vincenzo Boccia, presidente del comitato Tecnico Credito e Finanza di Confindustria, del Masterplan del governo dice: «La cornice indicata è apprezzabile, ma va riempita di contenuti. Per ogni scelta dobbiamo dire con quali risorse, con quali modalità, con quali tempi».
Diciamo la verità questo Masterplan Sud è, come tutti gli interventi del passato, un insieme di singoli provvedimenti, mentre ci sarebbe stato bisogno di un piano generale che mettesse a disposizione risorse vere; che stabilisse procedure precise e vincolanti, che prevedesse soggetti, enti ed istituzioni preposti a realizzare progetti, che assegnasse deleghe e competenze.

Al punto in cui siamo non si può più rimanere nel vago. Bisogna avere il coraggio di impostare programmi di sviluppo tenendo presenti le peculiarità del territorio, che si prestano al potenziamento ed alla diffusione di un terziario avanzato, all’articolazione di una vera e propria trama di artigiani, al varo di piani di sviluppo turistici impostati non solo sulle bellezze naturali, ma anche sul grande patrimonio archeologico e archivistico.
Ed allora si inizi ad introdurre subito criteri rigorosi di gestione negli enti pubblici; si restituiscano la sanità e tutti gli organismi attualmente preda dei partiti a tecnici ed a professionisti preparati; si eliminino e sottraggano le varie società municipalizzate alle clientele politiche; si rendano efficienti e produttivi gli istituti preposti alla formazione delle risorse umane; si attivi la collaborazione con le associazioni di categoria delle imprese.
Bisognerà però partire prima di tutto dalla moralizzazione della vita amministrativa locale, che dovrà essere sottratta alle attuali infiltrazioni malavitose e liberata dalle lottizzazioni partitiche e clientelari.
La bonifica del territorio dovrà accompagnarsi alla bonifica morale.

Pubblicato in : Primo pianoTag: agricoltura, amministrazioni locali, anni, bruxelles, commissione, confindustria, crisi, disposizione, espressione, euro, europa, evasione, evasione fiscale, governo, italia, lavoro, mezzogiorno, misure, posti di lavoro, presidente del consiglio, provvedimenti, punto di vista, sanità, soldi, sviluppo

Info Riccardo Pedrizzi

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti