Ad appena sei mesi dal suo concepimento, la Rosa nel Pugno è già ad un drammatico bivio. La insoddisfazione per il magro bottino elettorale, aggravata dalla mancata (per ora) assegnazione di senatori, ha creato una situazione esplosiva, soprattutto all’interno della componente socialista.
Il dato è impietoso: l’alleanza con i radicali ha fatto raggiungere un risultato che in certe zone non è nemmeno pari a quello conseguito lo scorso anno alle regionali dal solo SDI.
In realtà il confronto è errato e non dovrebbe indurre a conclusioni affrettate. Anche se piccolo, lo SDI è un partito radicato nel territorio. Ha assessori regionali, provinciali e comunali e si trova maggiormente a proprio agio alle elezioni amministrative piuttosto che alle politiche. Del resto, da quando è nato, lo SDI non ha mai affrontato una elezione politica, si trattasse del parlamento italiano o europeo, con il proprio simbolo.
Ad aggravare i malumori, sparsi in tutta la penisola, ci sono altri due nodi venuti al pettine.
La Rosa Nel Pugno ha condotto una campagna elettorale pimpante. Ha potuto suonare la grancassa, sostenuta da un benevolo atteggiamento della stampa, soprattutto del Corriere della Sera. Aveva raccolto importanti adesioni di intellettuali, docenti universitari, artisti. Ed aveva giocato, per guadagnare ancor più l’attenzione dei media, al rialzo soprattutto sui temi della laicità: revisione del Concordato, Pacs, abolizione dei finanziamenti alla scuola privata, etc. Un modo, anche, per superare le stridenti contraddizioni di politica economica tra il liberismo estremo della componente radicale e la tradizione socialista attenta alle garanzie sociali. Ora,ad elezioni svolte, questi impegni programmatici sono destinati a generare solo frustrazioni poiché nessuno pensa che possano davvero essere mantenuti. Ed altre frustrazioni potrebbero venire dalla mancata assegnazione di un ministero importante dopo che la RNP aveva chiesto gli esteri o la Difesa.
Più insidioso ancora il secondo nodo. Per le candidature, infatti, è stato scelto il metodo tradizionale dei radicali. Il gruppo dirigente nazionale si è presentato ovunque, garantendosi l’elezione a spese dei rappresentanti locali del partito. Una situazione del genere è difficilmente tollerabile dalle strutture periferiche dello SDI.
Non si può denunciare il “regime” che sarebbe in vigore nel nostro Paese e contemporaneamente instaurare un regime autentico e ancor più rigido dentro il partito, ove le decisioni vengono tutte calate dall’alto per garantire la rielezione a quella “sorta di cooperativa” che si è installata al vertice.
Questo il succo del discorso che si sente fare in Toscana (dove lo SDI puntava a fare eleggere il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini) in Sardegna (dove il malcontento è sfociato in una pubblica accusa di violazione della parola data), in Abruzzo (da dove Ottaviano Del Turco, presidente della Regione, si appresterebbe a muovere per una resa dei conti interna allo SDI).
Solo apparentemente la situazione appare più tranquilla nella componente radicale, che è apparsa in questa prima fase quella che maggiormente ha caratterizzato l’attività della Rosa Nel Pugno.
In realtà anche i radicali rischiano di ridursi ad una testa senza corpo. La periferia fa sempre maggiore fatica ad attuare gli appelli alla mobilitazione, esaurita da anni difficili e dal silenzioso allontanarsi di militanti che non sempre hanno condiviso le repentine giravolte pannelliane.
ROSA NEL PUGNO AL BIVIO
Difficoltà per il magro bottino elettorale, frustrazioni per gli impegni programmatici che non potranno essere mantenuti e, soprattutto, scontento in periferia per la rigida conduzione del partito e delle candidature. In sofferenza soprattutto la componente dello SDI. I “casi” di Toscana, Sardegna e Abruzzo.

che l’abbraccio dei radicali poteva essere doloroso per lo S.D.I.,era palese a tutti, cio non toglie che l’alleanza con pannella, ha permesso di raccogliere quella manciata di voti radicali che hanno fatto vincere il centrosinistra.
Questo penso che nessuno lo possa negare.
Ora però, bisogna vedere se lo spostamento nel Cs. dei radicali è stato frutto di una mera operazione elettorale o se come spero, ci sia un cambiamento di politica, se pur graduale, verso posizioni più progressiste e meno liberiste.
Se così fosse, non si dovrebbe abbandonare l’idea per un 1° rusultatoelettorale poco sodisfacente. La strada è l’abbandono del verticismo che ,purtroppo, non appartiene solo ai pannellani ma è un vizio anche dello S.D.I.. Se si impara ad ascoltare di più la base ed a rispettarla, penso che con un pò più di tempo di quello riservatoci nel pre elezioni, dei buoni risultati si possano anche ottenere. Bisogna lavorarci senza qualunquismi e con spirito di “servizio”.