Duecentocinquanta su seicentotrenta – li ha contati l’on. Bruno Tabacci dell’UDC- sono i deputati che hanno fatto il loro ingresso alla Camera dopo che altri avevano lasciato loro il seggio optando per altre circoscrizioni. Un numero altrettanto considerevole quello dei senatori, tenendo conto che sono la metà rispetto ai deputati.
Sono, senza voler alzare i toni o indulgere alla retorica, le cifre della vergogna.
Infatti, con l’abolizione del voto di preferenza,le oligarchie dei partiti non si sono limitate a scippare il diritto dei cittadini di scegliersi i rappresentanti. Hanno fatto molto di più: li hanno presi in giro senza ritegno alcuno. Molti candidati messi in testa alle liste in ogni circoscrizione ci stavano solo per finta. Tutti i partiti, proprio tutti, nessuno escluso, di sinistra, di centro o di destra, hanno fatto i cosiddetti “serpentoni”. Hanno presentato i gruppi dirigenti nazionali in testa alle liste, in ogni dove. Leaders e leaderini erano candidati in decine e decine di circoscrizioni, a fare da specchietto per le allodole. I candidati veri se li erano “infrattati”. E solo dopo il voto, con il gioco delle opzioni a ripetizione e degli incastri, sono venuti fuori i nomi veri, quelli degli eletti.
Provate a chiedere alla gente se conosce i nomi degli eletti nella propria regione!
Questa legge elettorale è certo da cambiare. Ma per restituire alla gente il diritto di scegliersi i propri rappresentanti, non per dare ancora più potere alle oligarchie!
Le cifre della vergogna: metà parlamentari sono “optati”
Con l’abolizione del voto di preferenza, le oligarchie dei partiti non si sono limitate a scippare il diritto dei cittadini di scegliersi i rappresentanti. Hanno fatto molto di più: li hanno presi in giro senza ritegno alcuno.

1° passo, ogni candidato si deve poter presentare in un solo collegio, preferibilmente il suo di residenza.
Solo così si potranno sfoltire le fila degli scaldaseddia se non addirittura inetti che finiscono in parlamento.
Sarebbe un buon inizio.
Associazione Culturale Liberi di Scegliere
Via Voltolina Meio 30 25124 Brescia Tel 030-2421214 fax, fax 3543696
E-mail: giquarto@tin.it http://www.liberidiscegliere.org
Appello agli uomini liberi
Ci rivolgiamo a tutti gli uomini liberi, a tutti coloro che non vogliono più subire in silenzio i soprusi, i divieti inutili e la tassazione vessatoria che questo Stato quotidianamente ci obbliga a subire. Lo Stato e la politica devono essere al servizio dei cittadini e derivare da essi la loro legittimazione. Al contrario, oggi, siamo troppo spesso sudditi di politicanti e burocrati che vivono come parassiti sulle spalle dei ceti produttori.
Gli uomini liberi devono alzare la testa e non accettare le intimidazioni di uno Stato che, se non frenato nella sua invadenza nella vita privata, può portarci entro una società totalitaria anche senza che noi ce ne accorgiamo completamente.
Sul mondo del lavoro e nei rapporti economici è stato di fatto quasi abrogato il diritto di contratto, oggi sostituito da una legislazione minuziosa che – in nome del diritto dei più deboli – serve solo gli interessi dei politici e delle corporazioni sindacali. L’Italia è ormai afflitta da una malattia cronica, oppressa da una burocrazia parassitaria che la corrode in ogni sua fibra e spreme oltre misura i propri ceti produttivi, incapace di fare un passo indietro per dare alla nostra economia una nuova spinta capace di avvicinarla alle società più progredite dell’Europa.
Bisogna che la nostra economia diventi moderna, aggressiva, dinamica e flessibile, ma sotto questo aspetto siamo fanalini di coda proprio in quell’Europa in cui i nostri governanti, a torto o a ragione, ci hanno portato.
Siamo oberati da un fisco che sebbene abbia conosciuto leggeri cambiamenti, resta vorace e crudele; siamo tartassati da monopoli malgestiti ed esosi: l’elettricità costa mediamente (secondo i dati dell’International Agency delle Nazioni Unite) il 20% in più che nel resto d’Europa (ed è meglio non fare confronti con gli Stati Uniti), il gas il 40% in più e le comunicazioni il 30% in più (dati Pricewaterhouse Coopers).
Potrà sembrare una barzelletta, ma a Hong Hong la tassazione è davvero del 5%: e questo spiega quanto sia cresciuta quell’economia nel corso degli ultimi decenni.
Ma anche in Europa, mentre da noi si parla sempre di concertazione con sindacati ed associazioni di categoria che rappresentano solo se stesse, Irlanda, Spagna, Inghilterra e Portogallo hanno introdotto regole flessibili che hanno fatto di queste nazioni le nuove “tigri d’Europa”. Ma noi siamo convinti che se le stesse regole fossero applicate da noi questo ruolo sarebbe subito nostro.
Bisogna quindi reagire! E cambiare in fretta: comprendendo che nessuno ci regalerà mai la nostra libertà. Sta a noi conquistarla. Sta a noi alzare la testa di fronte allo Stato e non subire più passivamente arbitrii e sopraffazioni.
Negli Stati Uniti gli imprenditori stanziano ogni anno somme significative per sostenere fondazioni e associazioni liberiste e libertarie, le quali contrastano le tesi stataliste e anti-economiche sfornando studi e ricerche basati su studi solidi e dati inconfutabili. Nei paesi più liberi dell’Occidente gli uomini delle imprese non si limitano a lamentarsi per la propaganda delle tesi illiberali, diffuse abbondantemente dai mass-media: essi si impegnano in prima persona per creare correnti di opinione di segno contrario.
Per questo invitiamo chi ritiene che la libertà d’impresa e di contratto sia un diritto inalienabile della persona a contattare la nostra associazione. Solo aiutando la cultura liberista si potrà cominciare a combattere ad armi pari.
Bisogna sconfiggere le tesi secondo cui lo Stato deve pensare a tutto. È anzi fondamentale che si comprenda l’esigenza di lasciare gli individui sempre più liberi di contrattare, vendere e produrre (perdendo o guadagnando): senza vincoli assurdi e costosi.
Chi ha detto che senza i signori dei partiti e senza lo strapotere monopolistico di una classe politico-burocratica parassitaria non sarebbe possibile vivere in pace lavorando onestamente, coltivando i propri ideali e perseguendo i propri obiettivi nel rispetto di quelli degli altri?
Se sei interessato a questa prospettiva prendi contatto con l’Associazione, un gruppo di uomini liberi che sta elaborando una nuova forma di vita associata: più umana, più efficace nel difendere i diritti dei cittadini, più rispettosa delle libertà individuali.
Chi ritiene di poter dare un contributo anche di idee, per la divulgazione di tesi liberiste e libertarie è allora pregato di mettersi in contatto con noi:
Giuseppe Quarto
Associazione culturale “Liberi di Scegliere”
Via Voltolina Meio, 30 Brescia
Tel. 030.2421214 fax. 030.3543696
E-mail:giquarto@tin.it http://www.liberidiscegliere.org
Sì, è vero, sono cifre della vergogna e chi come me ha detto peste e corna della legge elettorale introdotta non può neppure rallegrarsene perchè era un aspetto già prevedibile. Ora però, prima di passare alla non solo auspicabile, ma necessaria “riforma” della “riforma” della “riforma” elettorale è bene non dimenticarsi il nome e il cognome dei parlamentari responsabili dell’operazione e soprattutto il “dominus” sempre meno illuminato che ha voluto e preteso il cambiamento di sistema elettorale…perchè avrebbe così potuto tornare a vincere.
L’unico aspetto inquietante, ma del resto non sono i cittadini elettorali che fanno materialmente la riforma, è che nonostante questo pessimo sistema sono andati a votare oltre l’ottanta per cento degli elettori, addirittura più del 2001. Questo significa che il popolo, per quanto maturo, si può sempre abbindolare. Governanti e governati…niente di nuovo sotto il sole, nonostante i cambiamenti intervenuti.