
Da quando sono nato non ho mai avuto nessuna simpatia per gli zar, per gli assolutismi delle case regnanti e per tutte le forme di dispotismo.
Suscita scalpore e stupore l’affermazione che “All’Europa serve uno zar del mercato unico”. Questa strana proposta, inconsueta che rievoca tempi lontani più di un secolo, non arriva da Mosca o da San Pietroburgo, ma da Washington, dove ha sede il FMI. Kristalina Georgieva, l’attuale direttrice del FMI, ha provocato scompiglio con questa sua intimazione: “Basta con la retorica su come aumentare la competitività, sapete cosa bisogna fare. È tempo di agire”, invitando a pensare alla “nomina di uno zar del mercato unico” che sia però “dotato di reale autorità per portare avanti le riforme”. Quali? Quelle che sono da sempre nei report del Fondo, ribadite in tutti i documenti sull’Europa degli ultimi anni: basta frontiere nel mercato del lavoro, nel commercio, nell’energia, nella finanza. Traduzione: fare veramente l’Unione europea, che deve essere reale sul piano economico prima ancora che su quello politico.
Sono le stesse cose previste nel Piano di Mario Draghi, che aggiunge nel dettaglio soluzioni, tempi e modalità per attuarle. Per questo lo zar della Georgieva sembra corrispondere all’identikit dell’ex presidente della Bce: un immediato e naturale accostamento che si possa fare. Infatti, ogni volta che Draghi ha parlato del suo piano, l’ultima lo scorso mese di settembre, molti osservatori si pongono la stessa domanda: l’Europa sarebbe diversa se Draghi avesse un ruolo operativo?
Nella conferenza a un anno dalla presentazione del suo piano, Draghi ha detto, forse con maggiore durezza, le stesse cose che oggi sostiene Georgieva: “Il nostro modello di crescita sta svanendo. L’inazione minaccia non solo la nostra competitività ma la nostra stessa sovranità”.
I richiami all’Europa che non ha più tempo da perdere sono sovrapponibili. E se Draghi non ha detto, e non lo dirà mai, che non ha il ruolo per incidere veramente, l’ha fatto oggi indirettamente la numero uno del Fondo Monetario Internazionale.
La suggestione dello ‘Zar’ porta con sé però anche il principale ostacolo a una nomina di Draghi in una posizione che gli consenta di portare avanti il suo piano. Gli Stati membri che faticano a cedere sovranità a Bruxelles potrebbero accettare, sul piano politico, di dare spazio a un uomo che, alla guida della Bce, ha già dimostrato di saper usare il suo potere per piegare le resistenze degli Stati nazionali? Soprattutto, ci sono le condizioni politiche oggi, in Europa, per compiere un passo che non può che essere in direzione europeista e anti-sovranista?
Le risposte a queste domande suggeriscono cautela di fronte a un’ipotesi del genere. Ma è possibile pensare che la mossa di Georgieva sia stata in qualche modo preparata e ‘concertata’ con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. E che, a Bruxelles, si stia concretamente pensando al modo di ‘utilizzare’ il nome e il peso di Draghi per provare a uscire dall’angolo in cui è finita l’Unione europea.
Di fronte all’incapacità della classe politica europea per gestire le problematiche geopolitiche in cui è immersa l’Europa, non si vedono altre figure all’orizzonte oltre a quella di Draghi. Una scelta quasi obbligata che potrebbe suonare come una stonatura in una democrazia costretta alla ricerca di un Zar. In qualche modo potrebbe rappresentare la sconfitta della democrazia in un mondo che oggi affida i propri destini e quelli dell’umanità agli uomini forti.
Vilfredo Pareto scrisse che dopo i governi delle volpi ci saranno i governi dei leoni, quelli che ci condussero alla seconda guerra mondiale, ma non è riuscito ad immaginare la mostruosità di un mondo in mano a degli Zar che potrebbero chiamarsi Putin, Xi Jinping, Trump e Draghi.
La forza della ragione riuscirà ad avere il sopravvento per garantire il bene dell’Umanità? Lo auspichiamo e tutti abbiamo il dovere di dare il proprio contributo.
Salvatore Rondello

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