A Milano, fra i tanti segnali che si possono ricavare dalle recenti administrative vinte da Pisapia, c’e’ anche quello di un certo risveglio della tradizione riformista in una citta’ che nel dopoguerra, per cinquanta anni, aveva avuto gloriosi sindaci riformisti, socialdemocatici e socialisti: Greppi, Ferrari, Bucalossi, Aniasi, Tognoli, Pillitteri, per citarne alcuni.
Non solo Pisapia ha vinto richiamandosi esplicitamente a questa tradizione. In aggiunta, dopo molti anni, c’e’stata anche l’elezione in consigliore comunale di un consigliore socialsta, Biscardini, e quella di un radicale, Marco Cappato.
I radicali hanno ottenuto questo risultato grazie ad una loro martellante campagna sui temi ambientali e della legalita’ (le firme raccolte da Formigoni alle elezioni regionali). I socialisti del PSI, al contrario, si sono fatti ospitare nella lista del PD. E poi hanno dimostrato di esserci, tanto da centrare l’obbiettivo con Roberto Biscardini.
Bene per l’elezione, che consente comunque una importante presenza nella politica milanese. Ma forse, con un po’ di coraggio in piu’, lo stesso risultato lo si sarebbe potato raggiungere con una lista socialista. Chissa’ che non fosse venuto il momento giusto!
RISVEGLIO RIFORMISTA A MILANO (CON POCO CORAGGIO)
Radicali e PSI eleggono un loro consigliere. Ma, forse, con un po’di coraggio, i socialisti avrebbero potato presentare una loro lista.

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