Un Ken Loach fuori dagli schemi tradizionali quello de Il mio amico Eric, presentato al Festival di Cannes 2009 e uscito nelle nostre sale il 4 dicembre.
Un Ken Loach che si cimenta, dopo “Un bacio appassionato” ancora una volta con la commedia ma senza perdere mai di vista il sociale stavolta affrontato in maniera più ironica e, a prima vista,“leggera” ma con tutti gli ingredienti che contraddistinguono il suo cinema: criminalità, disagio giovanile, depressione, povertà.
Non mancano risate e musica in questo film nato da un’idea di Eric Cantona, trasformata e portata avanti da Loach e dal suo sceneggiatore di sempre Pual Laverty. Un uso sapiente del flashback ci porta a conoscenza del problema di uno dei protagonisti.
Eric, postino di Manchester, vede la sua vita cadere a pezzi, sta perdendo il controllo e i suoi colleghi non sanno più cosa fare per aiutarlo. Uno di loro, fautore dei libri di auto – aiuto è convinto, di volta in volta, che Eric debba trovare in sé la voglia di ridere, o che Eric abbia bisogno di un esempio da seguire, qualcuno che lui stima , un idolo. E Eric ha un idolo da tutta la vita: il giocatore simbolo del Manchester United Eric Cantona .
Quando Eric, ormai nonno, torna a casa, una casa che è un caos, come la sua vita, si guarda allo specchio vede un vecchio sconfitto sull’orlo di un baratro: alza gli occhi verso il poster a grandezza naturale del suo idolo, vorrebbe chiedergli cosa farebbe al suo posto, sente una voce e girandosi vede proprio Eric Cantona.
Ed è giocando sul dualismo e la collaborazione fra i due Eric che Loach manifesta una delle idee centrali del film: ci parla di amicizia e solidarietà, ci indica che l’individualismo non porta alla vittoria ma ricorda anche, attraverso le pillole di saggezza che Cantona elargisce, che bisogna cercare prima dentro di noi e poi negli amici la forza per affrontare i momenti negativi della vita. E sarà ascoltando Cantona che Eric riuscirà a vincere gli attacchi di panico che lo assalgono, riuscirà a riportare ordine nella sua vita sentimentale, ma sarà anche grazie all’aiuto dei suoi amici e dei colleghi di lavoro che riuscirà ad affrontare e battere il boss del quartiere che sta coinvolgendo nei suoi loschi affari il giovane Ryan.
Unica la scena in cui su un terrazzo che domina Manchester Eric Cantona suona la tromba mentre Eric il postino è armato solo dei suoi ricordi e tutti e due fanno i conti con le proprie difficoltà e cercano di dare un senso a quello che è accaduto e ogni nota stonata suona quasi come richiamo alla nostra fragilità, e un chiaro invito ad avere fiducia nelle persone che amiamo. Sempre.
Recensione a parte meriterebbe l’interpretazione di Eric Cantona che, nell’interpretare se stesso riesce a “bucare” lo schermo: il suo carisma è tale, ancora oggi, da farlo amare a prima vista. L’intelligenza e l’ironia nei suoi stessi confronti fanno sì che tutti lo sentiamo vicino in questo film che contiene tanto della sua vita, dallo studio della tromba (nei sei mesi di sospensione dall’attività calcistica per un atto violento contro uno spettatore) alla frase rivolta a Eric che nonostante le sue fragilità, troverà il coraggio di rischiare e di tornare a fidarsi dei suoi amici e di Lily.
“Devi fidarti dei tuoi compagni di squadra. Sempre.” Eric Cantona l’ha imparato sui campi da calcio, il postino lo impara direttamente dai suggerimenti del suo idolo.
Morale: se hai un ideale basta crederci; se hai degli amici basta fidarti, loro ti aiuteranno, nei momenti del bisogno saranno al tuo fianco, finché sarete squadra niente potrà fermarvi.
Da vedere.
Maria Rita Monaco

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