Tempo di Natale tempo di abbracci. Non solo quelli spezzati, al cinema, di Almodovar, e non solo quelli falsi della pubblicità televisiva color rosso sotto l’albero, ma quelli veri, generosi, umanamente affettuosi e disinteressati. Oggi si va dalla Milano Torino veloce a Focomorto, Ferrara. Sono gli abbracci territoriali. E di questi tempi vanno pure molto di moda. Da almeno 30 anni si prospettava una grande intesa Milano Torino per mettere insieme servizi e aziende, offerte e richieste, spettacoli e prodotti. Adesso con il treno alta velocità questo è possibile. Un abbraccio nel nome della ferrovia. Quello che non era stato capace di fare l’autostrada. Il treno super veloce cambia proprio la nostra geografia e può mettere in movimento e in connessione metropoli che fino a ieri sembravano lontane: Milano Torino, appunto che diventano veramente Mi To, ma anche città più piccole come Genova e Brescia, Verona. L’alta velocità ferroviaria insomma tende ad accorciare quelle distanze fisiche che asfalto e code avevano reso quasi inaffrontabili. Così i futurologi di casa nostra stanno già proiettando il loro film preferito: aziende che si possono unire, servizi sanitari che si possono integrare, consumi che si possono scambiare a 100 chilometri di rotaia, ma percorsi in tempi ridottissimi. Belle scene. Sono i giorni dell’inno alla velocità, evidentemente. I giorni dell’inaugurazione delle linee super veloci che ti ci porteranno in cinque ore e mezza da Salerno a Milano, dicesi Salerno. E sono i giorni delle proposte di alzare a 150 all’ora la velocità consentita sulle autostrade a tre corsie e tutorate, Benissimo. Dopo anni di limiti ridotti e di punti un po’ di respiro. Abbracci di Natale duemila nove. Si abbracciano anche Bologna e Firenze, non solo sul fronte ferroviario ma anche su quello artistico. Singoli teatri comunali in crisi , beh uniamoli: così un po’ di Maggio Fiorentino può diventare Giugno Bolognese. E via di corsa a tutta velocità sull’Appennino tra opere e libretti, grande velocità anche sulla tavola dove sempre in nome della velocità e dell’abbraccio di città si potrà fare un bis di primi : tortellini e ribollita, Sangiovese e Chianti. Bei tempi. Abbattere le distanze con la velocità è sempre stato un sogno dell’uomo moderno sin dall’Ottocento. Via di Frecciarossa e di Frecciaarancione, fra un po’ pure Frecciaplatino. Prima delle Ferrovie, in realtà, a sposare Torino con Milano ci pensò il sistema bancario: Intesa Sanpaolo ha anticipato i tempi del matrimonio urbanistico territoriale mettendo insieme proprio i loghi e i simboli della finanza torinese e milanese. Adesso si potranno fare pesino cartoline con la Mole sul Duomo e con la Venaria alle porte di Monza. Bei tempi. Ma mi sa che la gente normale, la stra grande maggioranza dei respiranti l’aria di paese, non parteciperà a questo gioco. Rimarrà a Sinalunga o Pieve di Coriano, a Vicovaro Mandela o Ribera, se ne starà a Porto Badisco o Scandiano, a Solarolo o Colfiorito (non metto province o regioni così vi mettete a studiare geografia) e vivrà lo stesso felice e contenta, o triste e malinconica come sempre. Pure a Focomorto. Sì. In questi tempi di inno alla velocità invito tutti ad andare a Focomorto, poco fuori Ferrara, landa di pianura sterminata, un inno alla nebbiosa tranquillità sedimentata da secoli di fruscìo del Po. Focomorto, la capitale della tranquilla provincia italiana, l’anti Mi To, un altro mondo. Una strada lunga, due strade corte, una chiesetta, due giostrine, un giardino, belle case, dentro e fuori, segno di operosa ricchezza, e là in fondo il bar dell’Arci, unica insegna luminosa nella notte silenziosa di Focomorto. Silenziosi abbracci.
Fabrizio Binacchi
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il mito del volo, dell’ampio spazio da conoscere e attraversare è sempre stato il sogno dell’uomo e fin qui siamo d’accordo, non per niente Pensalibero ha nel suo logo le ali aperte verso la conoscenza e la libertà che ne deriva, ma devo ammettere che inizaindo a leggere l’elogio dell’Alta velocità di Fabrizio Binacchi ho avuto un moto di ribellione, poi mi sono resa conto, almeno spero, come il suo fosse un elogio ironico.Ci volevano quattro ore fino a qualche anno fa per andare da Firenze a Roma ed erano senza dubbio lunghe ore, ma quante cose si potevano fare e sognare in quelle quattro ore… si leggeva un libro, se si viaggiava di giorno ci si incantava a vedere il paesaggio, si amavano e si apprezzavano le sfumature di verde che variavano man a mano che dalla campagna toscana si passava a quella laziale; spesso si veniva coinvolti in discussioni più o meno futili con gli occupanti dello scompatimento, a volte si imparava qualcosa. Ma certo erano altri tempi.
Oggi ci hanno detto che Firenze non può perdere l’appuntamento con la modernità e potremmo crederci se questa stessa affermazione non fosse già stata spesa a favore della tramvia che, dopo 5 anni dall’inizio dei lavori non è ancora entrata in funzione. E oggi, per impegni dell’ultimo momento, sono andata a Roma con il Frecciarossa, ma non per libera scelta, solo perchè gli altri treni sono stati pressochè cancellati. Saranno le prime prove, ma a parte che il treno va come una scheggia, dove le mettiamo le scosse continue? Dove lo mettiamo il prezzo assurdo (88 euro A/R) che sembra aumenterà a febbraio? Dove lo mettiamo il disagio per i pendolari dei treni locali, costretti a dare via libera al Frecciarossa? Dove lo mettiamo lo sconvolgimento dell’attuale paesaggio? Dove lo mettiamo il disastro del Mugello? Chi ci recupererà le falde acquifere sparite? Chi riparerà le crepe nelle case di Bologna? E potremmo continuare con le domande, ma preferiamo fermarci qui. Ricordiamo che le linee aeree sono in crisi e non avevano certo bisogno di questa sfida ma…se l’uomo decidesse che non ha bisogno di tanta velocità e preferisse l’aereo al Frecciarossa, tanto come prezzi siamo lì.
Alta velocità : un’opera – grossa, non grande – di inaudita violenza contro il territorio, contro l’ambiente.
Il treno non è più quello che dovrebbe essere in un Paese civile. Invece di fare concorrenza all’auto , fa concorrenza all’aereo. Anzichè essere utile alla maggioranza dei cittadini, diventa lo strumento del privilegio per i gruppi di affari, per una parte – la peggiore – dell’economia,per una parte – la peggiore – della politica.
La “alta velocità” non è una nuova offerta, ma uno strumento imposto , un violento monopolio che sta già uccidendo le alternative di trasporto – locale, regionale, interregionale, intercity –
delle quali un libero cittadino avrebbe il diritto di continuare a servirsi.
Il progresso non consiste nella “alta velocità”, ma nella puntualità, nella qualità, nella pulizia, nella ramificazione della rete , in questo caso ferroviaria, in un servizio adeguato per il maggior numero delle città (non solo per capoluoghi di regione e metropoli ), nei costi accessibili per il cittadino che lavora onestamente.
“Alta Velocità”. Alta complicità , tra destra e sinistra : guardiani dell’affare, insieme in Toscana, i PD Martini, R.Conti, Domenici ( finchè ha malgovernato Firenze), il PdL Matteoli, il padrino Moretti.
“Alta Velocità”. Più alti prezzi .
“Alta velocità”. Alta crudeltà contro l’ambiente, le falde idriche, le montagne, gli alberi, la terra.
“Alta velocità”. Un’opera grossa – non grande – di alta criminalità politica ed amministrativa.